Prima delle prime - La Bella addormentata nel bosco
Valentina Bonelli
Ridotto dei palchi “A. Toscanini” Teatro alla Scala con Amici della Scala Ingresso libero fino a esaurimento posti |
Valentina Bonelli
"Classicismo e poesia del balletto féerie"
(con video)
In occasione della Anteprima Giovani del titolo inaugurale della nuova Stagione di Balletti alla Scala, Valentina Bonelli approfondisce in questo incontro le specificità della lettura di Nureyev, i suoi riferimenti e le sue innovazioni. “È profondamente legata al Teatro alla Scala la versione di Rudolf Nureyev della Bella addormentata. Il ballerino e coreografo ha raccontato di esserne stato attratto sin dei suoi anni di accademia a Ufa: gliene aveva parlato il suo insegnante che aveva ballato nel Balletto di Kirov. Da allora lo aveva considerato il pinnacolo del balletto classico e Petipa e Čajkovskij suoi numi. Entrato in compagnia a Leningrado, Nureyev aveva scoperto il balletto, allora in repertorio nella versione sovietica tratta da Marius Petipa. Avrebbe avuto occasione di danzarlo nel ruolo principale, con grande successo, solo una volta fuggito in Occidente, appena ingaggiato nell’International Ballet du Marquis de Cuevas. Nel 1966, proprio alla Scala, Nureyev allestì la sua prima Bella addormentata, rispettando l’originale russo-sovietico, ma introducendo anche alcune sue varianti, che nel tempo andranno evidenziandosi. Già allora, nel ruolo della principessa Aurora gli era accanto Carla Fracci, Nureyev interpretava il principe Florimondo (poi Désiré). Più che una féerie com’era quella di Petipa, la produzione di Nureyev mette in scena una corte sfarzosa ed elegante, dove l’etichetta impera. Lo stile è quello tipico di Nureyev: basato sulla tecnica russa, ma mutuato dalle influenze occidentali, con uno spiccato classicismo. I personaggi non cambiano, eccetto Carabosse, che a differenza dell’originale di Petipa non è un danzatore en travesti, bensì una dama elegante. Nel secondo atto al protagonista sono regalate tre variazioni, tra le quali la seconda sul famoso assolo di violino. All’epoca ancora nell’allestimento di Nicholas Georgiadis, la sua Bella addormentata si vide in Europa e in America: in Canada, a Vienna, a Berlino, a Parigi. Le più grandi ballerine di quegli anni accanto a lui nel ruolo di Aurora, mentre Nureyev a Berlino fu anche Carabosse. Scomparso l’artista, alla Scala la sua Bella addormentata tornò a più riprese, e dal 1993 nel sontuoso nuovo allestimento di Franca Squarciapino, tuttora in repertorio”.
Critica di danza e storica di balletto, Valentina Bonelli scrive per Vogue Italia, Ballet2000, Music Paper ed è corrispondente per le riviste Dance Europe (UK) e Dance Magazine (Giappone). Ha tradotto e curato le Memorie di Marius Petipa (Gremese 2010) e i suoi Diari (DNZ Media 2018) e firmato numerose pubblicazioni sui legami tra balletto italiano e russo nella seconda metà dell’Ottocento.
