Una Giselle del nostro tempo
Per Akram Khan Giselle incarna empatia e perdono. Nel passo a due presentato al Gala Fracci e nel lavoro con i danzatori della Scala, il coreografo racconta una danza che chiede di partire dall’esperienza umana per “diventare” il personaggio

Una Giselle immigrata, operaia in una fabbrica di tessuti che è stata chiusa. Un’emarginata volitiva in mezzo a una comunità di povera gente, eppure così fremente e comunicativa nella gestualità del corpo a contrasto con la siderale alterigia dei ricchi proprietari della fabbrica che vivono al di là di un altissimo muro. Muore anche lei di dolore alla fine del primo atto, come tutte le Giselle della storia del balletto e della danza, con Albrecht che la tradisce e che pur tuttavia la ama e sarà riamato da lei anche in un aldilà straziante. Un luogo sinistro, la fabbrica fantasma dove tante operaie sono morte e dove ora chiedono vendetta: Willi che marcano il territorio battendo le punte come coltelli sul pavimento livido. Non portano candidi tutù, ma sottovesti con l’orlo a brandelli, capelli sciolti, in mano un’asta di ferro che ferisce più di un pugnale.
È la Giselle di Akram Khan, coreografo internazionale tra i maggiori, cresciuto a Londra, origini familiari dal Bangladesh, scelto ragazzino da Peter Brook per il suo Mahabharata, fondatore venticinque anni fa della Akram Khan Company, un linguaggio del corpo che è un impasto magnetico del kathak, antica danza classica dell’India del Nord e forma di storytelling dagli inconfondibili movimenti delle mani, con la danza contemporanea occidentale. Un artista con collaborazioni a tutto campo da Juliette Binoche a Sylvie Guillem, da Anish Kapoor a Ben Frost.
A spronare il suo lavoro un credo fatto da cinque parole chiave, da sempre ispiratrici: coraggio, curiosità, cura, collaborazione, connessione. Una danza che si propone di esplorare il non familiare, di evitare il compromesso, di raccontare storie avvincenti e rilevanti con integrità.
Creazione nata per l’English National Ballet, la Giselle di Akram Khan festeggia a metà gennaio i suoi dieci anni di vita, tornando in scena al London Coliseum di Londra. Con il Gala Fracci Akram Khan è alla sua prima scaligera: della sua Giselle, salutata nel 2016 dalla stampa internazionale come rivisitazione sensazionale dell’iconico balletto romantico del 1841, nonché foriera di riflessioni su temi sociali drammatici come sfruttamento e diseguaglianza, presenta il potente passo a due tra Giselle e Albrecht dal secondo atto. Un addio sofferente, prima della sparizione eterna di Giselle, uno strappo all’ultimo soffio vitale.
FP Un legame nel tempo unisce la sua Giselle a quella di Carla Fracci. Lei ha creato la sua versione per l’English National Ballet su commissione di Tamara Rojo, che è stata anche la sua prima interprete di Giselle. Nell’estate del 1959, quando la Compagnia si chiamava ancora London Festival Ballet, Anton Dolin, allora direttore artistico dell’ensemble, volle a tutti i costi che la ventitreenne Carla Fracci volasse da Milano a Londra per ballare Giselle dopo Alicia Markova. Fu un successo. Dolin paragonò Fracci a una indimenticabile Giselle del passato, Olga Spessivtseva. Fracci pianse. “Quella sera ˗ ricorda l’artista nella sua biografia ˗ cominciò il mio viaggio per il mondo con Giselle aggrappata all’anima per sempre”. Perché, a suo avviso, il personaggio di Giselle è una figura ancora oggi così ispiratrice? Anche la sua Giselle mi sembra si aggrappi all’anima di chi la interpreta.
AK Il personaggio di Giselle è sacro per tanti motivi, specialmente al giorno d’oggi, perché incarna le qualità più importanti dell’umanità: l’empatia e il perdono. E nel mondo attuale, in cui si vive sempre più ignari del valore più alto del corpo e dello spirito, Giselle può essere un faro che ci ricorda cosa significa essere umani.
FP C’è qualche elemento della interpretazione di Fracci o di altre stelle del balletto classico che è stato di riferimento nel processo di lavoro sulla sua Giselle?
AK Non ho utilizzato altre versioni classiche di Giselle come riferimento di partenza. Tra le mie fonti ispiratrici c’è però la Giselle di Mats Ek. Mi ha spinto verso la scoperta della mia visione personale. La sua versione mi ha dato il coraggio di far emergere la mia voce all’interno dell’eredità di Giselle.
FP Al Gala Fracci lei porta il passo a due tra Giselle e Albrecht del secondo atto, che nel balletto completo è seguito dallo sguardo spettrale di Myrtha. Ci sarà anche lei in scena? È un passo a due di grande intensità coreografica e interpretativa.
AK In questa fase di preparazione non sono ancora del tutto sicuro che Myrtha sarà presente al Gala, tuttavia spero vivamente che riusciremo a includerla nel pas de deux, perché lei svolge un ruolo fondamentale nell’allontanare Giselle dall’ascolto del proprio cuore.
FP Cosa richiede ai danzatori questo pezzo?
AK Per trovare in sé una sorta di autenticità, i protagonisti devono sempre ricordare che, quando si accostano a un personaggio, il processo di lavoro deve partire dalla loro stessa esperienza umana. Devono cercare il ruolo dentro di sé, non all’esterno, perché sarà quando imparano ad abbandonarsi a questo approccio che smetteranno di “interpretare” il personaggio per “diventare” il personaggio.
FP È la prima volta che un estratto di un suo lavoro arriva al Teatro alla Scala. Il suo stile coreografico, tra danza contemporanea e kathak, incontra in Giselle anche la tecnica classica, con quelle punte taglienti usate nel secondo atto delle Willi. Come è stato il suo primo incontro con i ballerini scaligeri?
AK È stato meraviglioso lavorare con i ballerini classici della Scala. Sono dediti al loro lavoro, talentuosi e, soprattutto, curiosi. Senza curiosità, l’arte morirebbe. Quindi nutro grandi speranze che i ballerini della Scala riescano a mantenere viva la loro arte mettendola costantemente in discussione.
FP Nel passo a due, come in tutto il balletto, la musica originale di Adolphe Adam si percepisce come un’eco tematica all’interno di una partitura originale elaborata da Vincenzo Lamagna, autore anche del sound design, e orchestrata da Gavin Sutherland. Quali gli elementi portanti di questa riscrittura?
AK Volevamo creare una Giselle in cui l’essenza della partitura originale ci perseguitasse attraverso la versione musicale di Vincenzo. In modo a volte nascosto, a volte evidente, l’originale di Adam è presente come un fantasma all’interno della nuova versione. Devo dire che Vincenzo Lamagna è riuscito davvero a trovare un equilibrio tra passato e presente.
FP Lei hai dato un nuovo volto a Giselle, eroina di una comunità di emarginati, una revisione della storia che ci porta dentro il nostro tessuto sociale in una storia di sfruttamento e diseguaglianza. Il balletto può essere quindi un’occasione per riflettere sul nostro tempo?
AK Credo che il balletto ma in generale tutta l’arte rifletta il tempo in cui è stata creata. Non c'è modo di sfuggirvi. Anche se si cerca di realizzare un’opera che non rifletta il proprio tempo, l’atto stesso, la resistenza a collegarla al proprio tempo, rivela senza scampo il periodo in cui si sta vivendo.
Francesca Pedroni