Un nuovo inizio
La direttrice australiana torna alla Scala per dirigere la grandiosa introduzione della Tetralogia wagneriana, quel Rheingold da cui prende l’avvio il più colossale progetto di teatro musicale mai concepito

Quattro mesi dopo l’esordio a Bayreuth per dirigere l’intero Ring, l’artista australiana Simone Young torna sul podio della Scala ˗ dopo il successo avuto in Peter Grimes alla fine della scorsa stagione ˗ con Das Rheingold, il grandioso dramma musicale di Wagner che conduce gli ascoltatori dagli abissi del Reno sino al radioso Walhalla.
LP Ricorda quando è
stato il suo primo incontro con la musica di Wagner?
SY A Sidney, dove
sono cresciuta, non si eseguiva spesso la musica di Wagner, quindi l’ho
conosciuta a scuola, quando un insegnante ci fece sentire il preludio del Tristan.
In seguito, appena ascoltai la Tetralogia ne restai affascinata. La prima volta
che ho visto un’opera di Wagner è stato a Sidney, nella Stagione 1984-1985; a
quei tempi facevo la pianista accompagnatrice e lavoravo con l’orchestra: preparavamo
Das Rheingold e Die Walküre. Una decina di anni dopo, nel
1996, sono andata a Bayreuth per ascoltare tutto il Ring e mi sono
completamente innamorata di questa musica.
LP Il teatro di Bayreuth
è stato costruito appositamente per ottenere un perfetto equilibrio tra le voci
e l’orchestra, nascosta sotto il palcoscenico: come si riesce a ottenere lo
stesso effetto in un teatro tradizionale come la Scala?
SY Con duro lavoro!
Ho diretto la Tetralogia a Vienna, Berlino, Amburgo e in tempi recenti singoli
episodi del Ring a Monaco e a Londra, per cui ho esperienza con buche
d’orchestra e sale molto diverse. La prima volta che ho diretto il Rheingold
è stato quasi trent’anni fa, nel 1996, e da allora non ho mai smesso di dirigerlo.
La mia prima Tetralogia, invece, è stata a Vienna nel 1999. Con Wagner, così
come con Verdi e con Puccini, si impara molto velocemente quali sono i momenti
problematici per il bilanciamento tra buca e palcoscenico. In Wagner
l’orchestra è importantissima, non posso dire più che in Puccini perché amo
Puccini e il suo magnifico modo di orchestrare, ma il protagonismo della parte
strumentale è tale che si vuole mantenere i colori sinfonici senza sovrastare
le voci. A questo servono le prove!
LP Nel Rheingold
di Bayreuth ha lavorato con due artiste che ritroverà alla Scala: Okka von der
Damerau e Christa Mayer. Ha già collaborato con gli altri membri del cast?
SY Conosco la maggior
parte dei cantanti e c’è un aspetto divertente: a Bayreuth Okka interpretava
Erda e Christa Fricka, mentre alla Scala i loro ruoli sono invertiti. Ho
lavorato con Michael Volle molte volte, la più recente è stata per La
fanciulla del West a Berlino; ricordo che ho diretto Wolfgang
Ablinger-Sperrhacke in Salome a Zurigo, Norbert Ernst a Vienna in varie
opere… Con la maggior parte del cast ho lavorato in molte opere diverse, quindi
siamo vecchi amici: è bello. Non ho invece mai collaborato prima con il regista
David McVicar e non vedevo l’ora di avere un’occasione come questa: è da molto
tempo che sono una sua grande ammiratrice.
LP In questo lavoroci sono ben quattordici personaggi; secondo lei, c’è un vero protagonista o
si tratta piuttosto di un lavoro corale?
SY Effettivamente nel
Rheingold vengono presentati molti personaggi: alcuni ricompariranno negli
altri episodi della Tetralogia, come Fricka o Mime, mentre altri non torneranno
più. Credo che Wotan sia il protagonista della storia, che comincia già prima
dell’inizio del dramma musicale. Nell’antefatto, Wotan ha spezzato un ramo dell’albero
della vita per fare la sua lancia e ha sacrificato un suo occhio per sposare
Fricka. Quindi, ecco che già Wotan ha distrutto un elemento naturale per
ottenere quello che voleva. Quando inizia il Rheingold, compare subito
in scena Alberich, che in fondo è un altro Wotan: uno regna nei cieli e l’altro
nel mondo sotterraneo. Si può stabilire anche un altro parallelismo tra i due
personaggi: nella prima scena, proprio come Wotan, Alberich distrugge qualcosa
che appartiene alla natura, l’oro del Reno. I due antagonisti, dunque, sono colpevoli
di compiere atti di violenza contro la natura.
LP Per lo svolgimento
dell’azione, anche Loge ha un ruolo essenziale.
SY Loge è molto affascinante,
è fuoco e malizia. Oggi molte persone conoscono il personaggio attraverso i
film della Marvel, dove si chiama Loki ed è la divinità dell’inganno: nel Ring
pure è un maestro del raggiro, ma è anche il dio del fuoco. Loge è interessante
perché non dice mai bugie, ma confonde le persone e le conduce sempre in
direzioni diverse da quelle che intendevano imboccare. Per esempio, aiuta Wotan
a recuperare l’oro del Reno ma poi non lo avverte abbastanza dei rischi. È un
personaggio meraviglioso, in inglese lo definirei “mercurial”, una parola che
significa mutevole, incostante e che deriva da “mercurio”, quell’elemento che,
pur essendo un metallo, è liquido e inafferrabile. Il suo carattere è proprio
come il mercurio, così come il suo tema musicale, che inizia in modo magico, è
veloce ed è spesso affidato alle viole e ai violoncelli. È incredibile il modo
in cui Wagner è riuscito a rendere in musica questo personaggio. Un’altra cosa
interessante è che Loge compare solo nel Rheingold ma il suo tema
ritorna nel resto del Ring, a significare che lui non è mai troppo
lontano.
LP Quello di Loge è
solo uno delle decine di temi conduttori, o Leitmotive, che formano il tessuto
musicale del Ring. È indispensabile riconoscerli?
SY Ho due diverse
posizioni a questo riguardo, perché certamente è molto interessante comprendere
la struttura e il modo in cui Wagner l’ha costruita. Riconoscere il tema del
Walhalla, quello di Alberich, di Erda, dell’arcobaleno e così via è molto
affascinante per chi s’interessa allo studio della musica, altrimenti il mio
consiglio è di seguire la storia, entrare dentro ai personaggi e la musica ti
guiderà. Non credo che sia necessario conoscere tutto in anticipo. Naturalmente
è indispensabile per me che devo dirigere, ma non sono sicura che sia così
necessario per il pubblico. Credo che se una persona va ad ascoltare un’opera
di Wagner per la prima volta, deve solo entrare nel teatro con una mente e un
cuore aperti e scoprirà che la musica riuscirà a commuoverla.
LP Nel suo debutto
alla Scala la scorsa stagione ha diretto Peter Grimes di Britten,
un’opera marina, e adesso con Das Rheingold affronta un altro
lavoro in cui l’elemento acquatico è molto importante: tutta la prima scena si
svolge sotto le acque del Reno.
SY Il famoso inizio
del Rheingold! Dall’oscurità emerge una nota molto grave dei contrabassi
a cui si aggiunge un’altra nota grave dei fagotti e poi, da queste due note,
scaturisce l’intera musica per i primi tre minuti, facendo sentire l’acqua in
tutta la sua profondità, la sua freschezza; è musica scritta nelle tonalità di
blu scuro e di verde scuro. Finché non compare la musica delle divinità non si
risale verso l’aria fresca e limpida, e solo allora i colori diventano
brillanti. Adoro Rheingold perché ogni scena ha una chiara base musicale
e, allo stesso tempo, l’opera è come un lungo ponte dall’inizio alla fine.
LP Nel Rheingold
Wagner utilizza un’orchestra esuberante, che include otto corni, sette arpe e
molto altro. Forse la cosa più sorprendente è l’effetto che fa questa epica
massa strumentale quando assume dimensioni cameristiche.
SY Questa è una
caratteristica tipica di tutta la musica di Wagner. In particolare, nella
partitura del Rheingold si trovano momenti in cui il compositore usa
solo il clarinetto basso o il corno inglese, e altri in cui si trovano tutti
gli strumenti più le diciotto incudini. Sommando tutti gli strumenti, abbiamo
l’orchestra più grande che si potesse avere a quei tempi. Wagner se ne serve
creando tutte le possibili combinazioni di colori orchestrali, non solo nel Rheingold,
ma in tutta la Tetralogia naturalmente. In quest’opera, però, siamo all’inizio
del ciclo e ci sono moltissime sezioni in stile di conversazione, che sarebbe
una sorta di recitativo ma diverso da quello della tradizione italiana.
LP Tra le tante
innovazioni del lavoro c’è anche il vistoso ampliamento della sezione degli
ottoni. Vuole segnalare qualche tema in cui risaltano questi strumenti?
SY Il tema del
Walhalla, per esempio, che si ascolta alla prima presentazione di Wotan
all’inizio della seconda scena del Rheingold, mostra una meravigliosa
scrittura per gli ottoni, che include le tube wagneriane, strumenti molto
speciali, i tromboni e tutti i corni. Una cosa interessante è che Bruckner,
dopo aver ascoltato per la prima volta questo tipo di scrittura per gli ottoni,
con la tuba contrabbassa che crea lo sfondo per la voce degli altri ottoni,
tornò a Linz e riscrisse la parte degli ottoni della sua Sinfonia n.5.
Quindi, ciò che fece Wagner era davvero nuovo e sorprendente.
LP Prima citava le
incudini: per cosa le usa Wagner?
SY Le incudini ci
introducono ai suoni del mondo sotterraneo dei Nibelunghi. Il ritmo che
scandiscono è presentato dall’orchestra prima che inizino a suonare, ma emerge
in modo chiaro solo quando è ripreso dalle incudini. Quella figura ritmica,
allora, diventa qualcosa che l’ascoltatore non dimentica più e che ritroverà
lungo tutto il ciclo del Ring: lo usano le Valchirie, ad esempio, e
compare anche all’inizio del Siegfried, quando Mime cerca di forgiare la
spada.
LP Das Rheingold
si conclude con la musica abbagliante che accompagna le divinità mentre
attraversano l’arcobaleno e si dirigono al Walhalla. Non c’è forse qualcosa di
esagerato o addirittura di falso in questo finale?
SY Naturalmente la
musica del finale del Rheingold è anche la musica che, suonata dagli
ottoni, accompagna la chiusura di Götterdämmerung, e dunque di tutto il Ring.
Personalmente, non mi piace far ascoltare ancora il disastro. In questa scena
c’è già stata la maledizione di Alberich, l’avvertimento di Erda e il canto
fuori scena delle fanciulle del Reno, per cui lo spettatore sa che le cose non
saranno facili, ma in questo finale mi sembra più importante creare un effetto
trionfale.
Liana Püschel