Petite messe solennelle

Il 28 febbraio 1869 si tenne al Théâtre Italien di Parigi la prima esecuzione della Petite messe solennelle nella versione orchestrale. L’evento ebbe grandissimo rilievo. Rossini, scomparso da poco più di tre mesi (13 novembre 1868), non poté dunque assistere all’ultima sua fatica, l’orchestrazione della Messa ˗ composta originariamente per soli, coro, due pianoforti e armonium ˗ cui attese nel suo ultimo anno di vita.

Lo spunto alla stesura della Messa fu offerto a Rossini dalla Messe solennelle dell’amico e compositore Louis Niedermeyer, morto prematuramente. In sua memoria Rossini scrisse un Kyrie citando un passo dell’Et incarnatus dalla Messa di Niedermeyer nel Christe a voci sole posto al centro del Kyrie.

Attorno al Kyrie, tra il 1862-1863, in pochi mesi concepì la stesura di una Piccola Messa di Gloria, composta da Kyrie, Gloria e Credo, senza Sanctus e Agnus Dei, il cui uso liturgico era tipico della tradizione italiana. L’occasione per il battesimo della Messa fu un evento di grande prestigio: l’inaugurazione del sontuoso palazzo proprietà del conte Alexis Pillet-Will, banchiere, amico e curatore degli investimenti di Rossini. Qui,il 14 marzo 1864, la Messa, diventata Petite messe solennelle ecompletata per l’occasione dai due tempi dell’Ordinarium missae, Sanctus e Agnus Dei e dall’aggiunta del Prélude religieux, venne eseguita nella versione da camera alla presenza della migliore società parigina.

A un anno di distanza essa fu replicata sempre nel palazzo Pillet-Will. In entrambe le occasioni Rossini presenziò solo alle prove, evitando di mostrarsi durante le esecuzioni.

Il lavoro alla Petite messe proseguì nelle due ultime estati (1867-68); Rossini operò varie modifiche in vista dell’orchestrazione, aggiungendovi, per assecondare la tradizione liturgica francese, l’inno eucaristico O salutaris Hostia, recuperato da un brano per voce e pianoforte (O salutaris, de campagne) facente parte di quel corpus di composizioni tarde che egli raccolse sotto il titolo di Péchés de vieillesse, cui la Petite messe a pieno titolo appartiene.  

La fase di orchestrazione proseguì fino agli ultimi giorni di vita di Rossini; pur in quest’ultimo cimento egli si presenta come il grande “inattuale”. Non segue la moda di un’orchestrazione scintillante, che mischia i timbri alla Berlioz, ma opera da mélodiste qual era, chiamando l’orchestra a sostenere e avvolgere le voci dei quattro solisti e del Coro.

Al Teatro alla Scala la Messa arrivò il 23 aprile 1869, accolta freddamente per la modestia dell’esecuzione.

Ilaria Narici
Direttore scientifico della Fondazione Rossini, Pesaro