Lacotte e il sogno romantico di Paquita

A due anni dalla scomparsa di Pierre Lacotte, la sua Paquita debutta alla Scala. Ghislaine Thesmar ripercorre il lungo lavoro di ricostruzione che ha restituito al balletto del marito il suo splendore
Nicoletta Manni Nicola Del Freo e il Corpo di Ballo   porva in costume (1)

Scopri lo spettacolo

A due anni dalla morte di Pierre Lacotte debutta al Teatro alla Scala uno dei suoi grandi balletti: Paquita. Ghislaine Thesmar, moglie e musa del coreografo, ci racconta come il marito lo riportò in scena all’Opéra di Parigi nel 2001, dopo che da un secolo era scomparso nella sua interezza. Stratificato come pochi altri titoli, il balletto di Joseph Mazilier dopo la prima parigina nel 1846 all’Académie Royale de Musique aveva preso la via della Russia, dove ai Teatri Imperiali era stato riallestito più volte da Marius Petipa. Attraverso i ricordi delle interpreti di allora, le ricerche storiche di un’intera vita e la propria fantasia coreografica, Lacotte ha firmato la sua Paquita, un balletto alla maniera dell’epoca. La ripresa alla Scala è per Madame Thesmar un conforto alla sua assenza e per i tanti ammiratori del Maestro la certezza che la sua opera resterà viva.

VALENTINA BONELLI Perché il Maestro Lacotte teneva tanto a Paquita e da tempo voleva mettere in scena la propria versione?
GHISLAINE THESMAR Nel corso della sua carriera Pierre è stato profondamente legato al XIX secolo, alle forme artistiche e all’arte di vivere caratteristiche di quell’epoca. Di Paquita lo aveva intrigato la complessità della trama, basata su una storia d’amore contrastata ma felicemente coronata, ambientata in un universo storico tormentato, da restituire nel rispetto delle convenzioni del tempo. Egli si rammaricava che questo balletto non fosse più rappresentato nella sua interezza, ma che ne venissero danzati solo alcuni estratti coreografati da Marius Petipa. Di Joseph Mazilier, Pierre aveva già ricreato un balletto, Marco Spada, nel 1981 al Teatro dell’Opera di Roma, affidando il ruolo principale a Rudolph Nureyev e a me la parte della figlia Angela. Una ventina di anni dopo ridiede vita a Paquita.

VB Qual era il metodo di lavoro di Pierre Lacotte nel far rivivere un titolo (perduto) del passato?
GT Le fonti principali di Pierre erano le testimonianze delle sue insegnanti e lo studio di documenti storici. Non ha mai esitato a viaggiare per il mondo alla ricerca di documentazione autentica, ormai dimenticata, che potesse nutrire le sue opere ed essergli d’ispirazione. Profondo conoscitore del periodo romantico del balletto, ne era innamorato, anzi impregnato: la sua storia e il suo stile gli erano diventati profondamente intimi.

VB Ricorda i racconti delle due insegnanti di Pierre Lacotte: Ljubov’ Egorova, émigrée dalla Russia a Parigi, e Carlotta Zambelli, ospite dall’Opéra ai Teatri Imperiali?
GT Sia la Zambelli che la Egorova avevano danzato Paquita con grande talento tra le fine del XIX e l’inizio del XX secolo e nutrivano un autentico affetto per questo balletto. Non so dire con esattezza quali estratti del balletto gli abbiano trasmesso, né con quale precisione, so però che Pierre fu fortemente influenzato dall’insegnamento di queste due maestre, che andava ben oltre la pedagogia classica, perché rifletteva un’intera cultura, oltre a un’epoca coreografica ricchissima per il balletto.

VB Che rapporto personale intrattenne Pierre Lacotte con le due étoiles?
GT Pierre era più vicino alla Egorova che alla Zambelli, anche se fu allievo di entrambe queste meravigliose artiste. Incontrava spesso la Zambelli nello stesso quartiere di Parigi, di ritorno da una lezione con la Egorova. In quelle occasioni la Zambelli gli lanciava una frecciatina: “Perché ti vedo così raramente? Eppure ne so quanto lei!”. Allora Pierre non mancava di recarsi a una delle sue lezioni.

VB Che tipo di stile e di tecnica volle il Maestro Lacotte per la sua Paquita?
GT A Pierre piaceva lo stile molto virtuoso, che esigeva una grande vivacità di esecuzione, basato sull’allegro, arricchito da alcuni adattamenti necessari per i nostri tempi. Ma ha pure prestato particolare cura alla pantomima, facendo in modo che fosse vivace e comprensibile anche per un pubblico non esperto.

VB Che stile e che tecnica devono possedere nello specifico la prima ballerina e il primo ballerino protagonisti della Paquita di Pierre Lacotte?
GT Eleganza, virtuosismo, raffinatezza, perfetta conoscenza della danza classica e maestria nei pas de caractère, arricchiti da un tocco di humour: sono queste le qualità essenziali ricercate, perché riflettono la coreografia, lo spirito e il contesto di questo balletto.

VB Come lavorava invece il Maestro Lacotte con il corpo di ballo?
GT Se dovessi riassumere il suo metodo in due parole, direi: esigente e impaziente. Aveva un’idea precisa di ciò che voleva e tale visione doveva concretizzarsi in sala ballo e sul palcoscenico rapidamente e bene. Totalmente appassionato dalla creazione, si aspettava lo stesso impegno dagli altri: la sua determinazione finiva sempre per convincere e ottenere consensi.

VB Lacotte considerava la pantomima fondamentale per questo balletto: come vi ha messo mano?
GT Pierre padroneggiava e apprezzava particolarmente il linguaggio della pantomima, di grande importanza in Paquita, così come in altri suoi balletti. Voleva che fosse molto musicale, che ogni gesto si inscrivesse nella partitura coreografica e aderisse alla musica.

VB Come ha lavorato ai brani sopravvissuti del balletto, ovvero i famosi pas de trois e Grand pas?
GT Il pas de trois nell’originale di Mazilier era eseguito da tre ballerine, mentre Pierre ha scelto di farlo danzare a due ballerine e un ballerino, come già nelle versioni russe. Del Grand pas, che era stato aggiunto da Petipa, Pierre ha ripreso la versione allestita da Oleg Vinogradov per il Balletto Kirov. Entrambi i pas sono arrivati sino a noi, perché venivano regolarmente danzati in Russia e poi in Unione Sovietica.

VB E come ha riallestito il pas des manteaux, assai apprezzato all’epoca?
GT Il pas des manteaux, che mi piace particolarmente, era stato originariamente creato per danzatrici en travesti. Pierre ha voluto trasformarlo in una danza eseguita da uomini.

VB Pierre Lacotte conosceva bene la musica, tanto da supervisionare l’arrangiamento della partitura di David Coleman. Come hanno collaborato i due maestri?
GT Hanno lavorato molto bene insieme, essendo David Coleman un direttore d’orchestra esperto e con una notevole padronanza della musica da balletto. Entrambi condividevano l’imperativo di un’unione del tutto armoniosa tra musica e coreografia: hanno collaborato con naturalezza e felicità.

VB Che genere di scenografie e di costumi chiese Lacotte a Luisa Spinatelli, lui che pure amava disegnare i costumi?
GT Pierre le ha lasciato piena libertà e, proprio per la sua profonda conoscenza del settore, è stato molto soddisfatto del risultato, del tutto in linea con la natura e lo spirito del balletto.

VB Chi perpetuerà l’eredità di Pierre Lacotte mantenendo vivi i suoi balletti?
GT Ho affidato ad Anne Salmon, che è stata assistente di Pierre per oltre vent’anni e lo ha accompagnato nella creazione dei suoi più grandi balletti, la direzione artistica e la gestione della sua opera. Salmon ha condotto la sua carriera di interprete nelle compagnie da lui dirette, acquisendo al suo fianco una perfetta padronanza dello stile e una conoscenza unica del repertorio del maestro. La sua determinazione a servire questo patrimonio ha già permesso a numerosi teatri di perpetuarlo, per la gioia del pubblico che ne è stato toccato. In tal modo Pierre è sempre con noi.

VB Madame Thesmar, con che emozione ha assistito alla ripresa di Paquita all’Opéra di Parigi, questa stagione senza il Maestro Lacotte?
GT Come si può immaginare, mi ha commossa molto vedere Paquita riproposta all’Opéra dopo la scomparsa di Pierre. La coreografia e lo spirito del balletto sono stati resi brillantemente e l’interpretazione dei danzatori della Compagnia si è distinta per l’alta qualità.

VB E ora cosa si aspetta dalla prima al Teatro alla Scala?
GT Un trionfo!

Valentina Bonelli
Critico e storico di danza, scrive per Vogue Italia, Dance Europe, Ballet2000 e si occupa di balletto russo imperiale