La giovane donna e il Principe dei sogni
I risvolti psicologici delle coreografie di Nureyev hanno a che fare con il lato oscuro degli esseri umani. Anche nello Schiaccianoci, come sottolineano Alice Mariani e Hugo Marchand, protagonisti delle recite di apertura

Nußknacker und Mausekönig è il racconto originario del fantasioso e scapestrato Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, apparso nel 1816, da cui gemma il felice percorso di creazione a più mani che ne farà un balletto imprescindibile, sbocciato nella Russia zarista, al Mariinskij di San Pietroburgo nel 1892, sulla musica preziosa di Pëtr Il’ič Čajkovskij.
Nella visione horror hoffmanniana il buio scatena sogni e fantasmi, paure e ombre, nell’immaginazione della piccola Marie, affascinata dallo zio stregone-orologiaio-burattinaio Drosselmeyer, temibile e magnetico con il suo occhio bendato.
La trama disegnata da Hoffmann vuole che per Natale i bambini della facoltosa famiglia Stahlbaum ricevano tra i doni uno schiaccianoci, che la piccola Marie ama subito. Nella notte, quando lei dorme, lo zio vigila in cima alla pendola, fermando il tempo: lo Schiaccianoci e i soldatini del fratellino Fritz combattono contro il Re dei topi e il suo esercito di assalitori con la coda, apparsi dalle tenebre. È Marie a salvare il suo adorato giocattolo, lanciando contro il Re Topo le sue bambole e la sua pantofola, emblema di femminilità, e combattendo i roditori squittenti fino a ferirsi urtando il vetro dell’armadio dei giochi; e qui il sangue-ciclo della fanciulla in fiore è veicolo evidente di valori simbolici. Racconto nel racconto, lo zio narra la favola della noce dura, dove brilla la saggezza generosa della ragazza capace di amare anche chi non ha un bell’aspetto, come lo Schiaccianoci, sventando in realtà un maleficio e meritando l’avvenente Principe amoroso che la impalmerà. Proprio come il nipote di Drosselmeyer che arriva in visita.
La graziosa bambina avverte pulsioni amorose nuove, sull’orlo del meraviglioso e terribile momento di passaggio dall’infanzia all’adolescenza e all’innamoramento.
Il geniale coreografo francese, Marius Petipa, che in Russia mise le basi del grande repertorio del balletto, guardò piuttosto alla riscrittura, apparsa nel 1844, “addolcita” rispetto alla favola “nera” di Hoffmann, a firma del francese Alexandre Dumas padre, discendente di una haitiana e di un generale francese napoleonico, Histoire d’un casse-noisette, demandando al suo braccio destro Lev Ivanov la redazione in danza della trama su una partitura splendente, inquieta e magica, ideale per sorreggere le emozioni di una vicenda festosa, onirica, erotica, quasi da film.
Dopo Ivanov saranno maestri e coreografi russi a riprodurre e mettere mano allo Ščelkunčik, con il giocattolo-Principe della piccola Marie, o Masha, e con i pupazzetti – teatro nel teatro – e gli automi-ballerini virtuosi che lo zio burbero benefico anima per far divertire i bambini: Gorskij, Lopukhov, Vajnonen, Grigorovič, Baryshnikov per l’American Ballet Theatre e soprattutto, negli Stati Uniti, George Balanchine che ne farà dagli anni Cinquanta il must natalizio americano, la “money cow”, che procurava al suo New York City Ballet i fondi per altre produzioni più avventurose, secondo il gusto concertante di alta gamma di Mister B.
In Occidente fu il tartaro Rudolf Nureyev, di scuola Mariinskij-Kirov dell’allora Leningrado, dopo la clamorosa richiesta di asilo a Parigi in piena Guerra Fredda, con la sua danza ardita, giovane, impetuosa, a stravolgere un panorama allora cristallizzato, portando con sé la memoria assoluta dei grandi classici che affrontò energicamente e intinse di nuovi colori con gusto sfarzoso.
La sua prima versione di Nutcracker fu nel 1962 al Covent Garden di Londra, ricreata poi con Merle Park a Stoccolma nel 1967; alla Scala lo monterà nel 1969 con Liliana Cosi e Vera Colombo nei panni di Clara (Marie), riservandosi il doppio ruolo di Drosselmeyer e del Principe, peculiare della sua lettura drammaturgica, che limerà più volte come invitato nei più grandi teatri del Vecchio e Nuovo Mondo, da Buenos Aires a Berlino.
A Milano si rivedrà il suo Schiaccianoci negli anni Settanta, Ottanta e Novanta con tante prime figure di casa e internazionali, come anche più di recente nel 2002-2003 con Lisa-Maree Cullum, Roberto Bolle e Maximiliano Guerra, e poi nella Stagione 2022-2023 con Jacopo Tissi. La trasmissione dello Schiaccianoci “à la Rudy” prosegue per volontà di Manuel Legris, direttore del ballo e già Principe nureyeviano eccellente.
Rudy, si sa, era animale notturno, i risvolti psicologici delle sue coreografie hanno a che fare con il lato oscuro degli esseri umani; l’incubo era non danzare più, il sogno era danzare sempre e per sempre, viaggiando il mondo intero; amava i riflettori, il jet set, e circondarsi di oggetti, abiti e costumi policromi. Il suo Schiaccianoci è un autoritratto, sontuoso, luminoso e colorato, tenebroso e inquietante.
Interprete, ancora allievo, della versione di Vajnonen, Nureyev incarna e diffonde il bagaglio di tradizione, ma guarda indietro e oltre, al racconto hoffmanniano e ai suoi risvolti psicologici.
I bambini, fin da quelli di strada del prologo, hanno per lui un ruolo centrale, diversamente da quello complementare d’uso; gli adulti, rassicuranti sotto le luci natalizie, sono mostri nella notte che ingigantisce i fantasmi e gli alberi di Natale, i parenti e gli invitati sono pipistrelli mascherati, palesando l’altra faccia del consueto bon ton da cerimonia; i protagonisti sono doppi: la bambina col nastro nei capelli è la donna trionfante con il diadema del gran finale, lo zio è il suo Prince Charmant; niente Fata Confetto e Prince Coqueluche per l’apoteosi, riservata a Clara e al suo amato; le trasformazioni dei giocattoli in esseri umani e viceversa, e i passaggi dalle luci alle ombre; tutto è logico e conseguente per il mago Rudolf.
Manuel Legris, uno dei talenti che Nureyev fece risplendere tra le stelle dell’Opéra parigina quando ne fu direttore maieutico per la giovane generazione della maison, conosce la versione di cui sopra par cœur, scegliendola nuovamente per la Scala, con un ospite dalla sua casa-madre, Hugo Marchand, accanto a una partner come Alice Mariani, prima ballerina della Scala formata all’Accademia del Teatro, che è già stata Clara nella Stagione 2022-2023.
In questo crogiolo di apporti incrociati russo-franco-italiani, non si può non evocare la prima interprete pietroburghese, italiana, di Ščelkunčik, Antonietta Dell’Era, come Fata Confetto.
Felicissimo dell’invito alla Scala, ospite di una compagnia storica diversa da quella in cui è cresciuto, ma nureyeviana d’elezione, Marchand parla del suo ruolo in Schiaccianoci: “Come zio, devo accompagnare Clara alla scoperta della sua maturazione da adolescente a donna; lo zio è zoppo, con un occhio solo, ambiguo, mette ansia, pur portando con sé tanti regali e giochi e dando la buona notte con affetto alla protagonista, ma fa anche quella paura che bisogna provare per crescere, un brivido da sfidare, da dominare e da vincere, la paura ha un suo fascino, è attraente; come Principe, devo essere rassicurante e fare risplendere la femminilità di Clara nel momento di passaggio dal candore e dalla spensieratezza alla rivelazione dei suoi lati più intimi di giovane donna” e aggiunge che “alla fine tutto è un sogno di cambiamento, in un racconto-balletto a tutto tondo, coerente, romantico, con l’atto bianco dei fiocchi di neve e quello colorato nelle danze di carattere, che prepara il finale trionfante, tutto si mescola, tra paura e amore; per Nureyev Schiaccianoci non è solo il balletto festoso e zuccheroso di Natale, ma un’opera complessa e preziosa”.
Alice, che già conosce la dinamica e la musicalità esigente nureyeviana, sottolinea “la sua danza doppia, di una Clara che viaggia e vola libera e felice nel Regno degli Zuccheri e di una Clara in tutù dorato e con la corona in capo, che brilla nel grand pas, alla pari con il Principe, per bravura e virtuosismo. Se lui è protettivo e la difende, lei è battagliera e lotta per conquistare ciò che desidera superando i timori dell’inconscio, come fanno le giovani donne oggi, coraggiose e piene di risorse”.
Elisa Guzzo Vaccarino
Studiosa, scrittrice ed esperta di danza, collabora da decenni per quotidiani (QN), periodici (Ballet2000, Classic Voice, Fyinpaper), canali radio e tv culturali, insegna storia e critica della danza.
Dal 2023 è nel Consiglio Superiore dello Spettacolo al Ministero della Cultura