La fiaccola scaligera che brilla nel mondo
In occasione di Milano Cortina 2026, torna in primo piano la storia dei rapporti fra il Teatro alla Scala e i Giochi Olimpici, dalle tournée di Monaco di Baviera e Seul alle tappe di Barcellona e Atene, fino al progetto mancato di Tokyo 2020

Milano, assieme a Cortina d’Ampezzo, è organizzatrice dei Giochi Olimpici Invernali che si svolgono tra il 6 e il 22 febbraio 2026. È la quarta volta che le Olimpiadi sono ospitate in Italia, dopo Cortina 1956, Roma 1960 ˗ in tal caso quelle estive ˗ e Torino 2006. La metropoli lombarda si troverà quindi questo mese sotto i riflettori internazionali, così come il Teatro alla Scala, dove il 2 febbraio, alla presenza del Presidente della Repubblica, è prevista la Serata celebrativa Milano Cortina 2026, con l’Orchestra scaligera e il suo direttore Riccardo Chailly impegnati nell’esecuzione dell’inno nazionale, di quello olimpico e quindi di una serie di brani del grande repertorio italiano, rossiniano e verdiano, avvalendosi anche della partecipazione del baritono Luca Salsi. Oltre a questo impegno diretto, la Scala viene simbolicamente richiamata anche in altri luoghi al centro dell’evento nei giorni successivi, come la cerimonia di apertura ufficiale dei Giochi, prevista per il 6 febbraio allo Stadio di San Siro, detto “La Scala del calcio”, e la sede in cui si terrà la prima gara olimpica, l’iconica discesa libera, cioè la Pista Stelvio di Bormio, soprannominata il “Teatro alla Scala dello sci”.
Ma al di là di questo impegno diretto “in sede”, guardando al passato, troviamo diverse occasioni in cui la Scala è stata chiamata a “partecipare” alle Olimpiadi, rendendosi in qualche modo simile a un tedoforo, portatore di una fiaccola scaligera che ha attraversato i continenti: da Monaco a Seul, da Barcellona ad Atene, per arrivare fin quasi in Giappone.
L’avventura olimpica della Scala ha inizio nel 1972 a Monaco di Baviera, nell’Olimpiade purtroppo funestata dal terribile attentato alla delegazione israeliana. I Complessi scaligeri presentano tre rappresentazioni di Aida di Giuseppe Verdi, con la direzione di Claudio Abbado, regia di Giorgio De Lullo, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi. Tra gli interpreti spiccano i nomi di Plácido Domingo come Radamès, Martina Arroyo nella parte di Aida e Fiorenza Cossotto in quella di Amneris. La prima recita ha luogo il 5 settembre 1972 al Nationaltheater di Monaco di Baviera, le altre due il 7 e il 9 settembre. Sono inoltre programmate due esecuzioni della Messa da Requiem di Verdi, sempre dirette da Abbado, con Romano Gandolfi Maestro del Coro e Martina Arroyo, che si alterna con Katia Ricciarelli, Fiorenza Cossotto, Plácido Domingo e Nicolai Ghiaurov come solisti. La tournée a Monaco è di fatto anche il passaggio della “fiaccola” tra i Sovrintendenti Antonio Ghiringhelli e Paolo Grassi. Il progetto viene avviato infatti nel 1969, con uno scambio di corrispondenze tra il Direttore artistico Luciano Chailly e il Sovrintendente della Bayerische Staatsoper Günther Rennert, ma viene concluso con la firma del contratto da parte di Grassi, a inizio anno succeduto a Ghiringhelli, nel luglio 1972. Passano sedici anni e la Scala porta la sua fiaccola a Seul, in Corea del Sud, con una nuova tournée organizzata in occasione delle Olimpiadi, presso il Centro Culturale Sejong. I Complessi scaligeri, due mesi prima dell’inizio dei giochi, sono chiamati a inaugurare un vero e proprio Festival dell’arte preolimpico, caratterizzato da un mese di rappresentazioni artistiche che coinvolgono complessi provenienti da 70 Paesi: Kabuki giapponese, danze tradizionali cinesi, balletti americani, canadesi, spagnoli e ungheresi, popstar come Paul McCartney, Cliff Richard e José Feliciano. A dirigere è chiamato Lorin Maazel, che propone Turandot di Giacomo Puccini, regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Anna Anni e Dada Saligeri, con Ghena Dimitrova nel ruolo del titolo, Giuseppe Giacomini come Calaf e Lucia Mazzaria come Liù. Le rappresentazioni sono tre, il 16, 19 e 22 agosto, mentre il 20 e 21 agosto Maazel dirige un concerto sinfonico con brani di Rossini, Puccini, Verdi e Respighi. Oltre cinquecento i componenti della spedizione scaligera in Estremo Oriente partiti da Milano per Seul e pronti poi a spostarsi in Giappone per un’altra tappa della tournée. Quattro anni dopo, nel 1992, per l’edizione successiva dei Giochi, la fiaccola si sposta subito a Barcellona, dove la Scala propone un classico del suo repertorio: la Messa da Requiem di Verdi, con l’Orchestra e il Coro della Scala diretti da Riccardo Muti. La presenza al Teatro Liceu si inserisce in un più ampio progetto di tournée in Spagna, che vede due tappe precedenti al Teatro de la Maestranza di Siviglia, dove vengono proposte anche due rappresentazioni della Traviata, e all’Auditorio Nacional di Madrid. Dopo le edizioni di Atlanta e Sidney, la Scala viene nuovamente inserita nelle iniziative Special Olimpics Hellas, connesse all’edizione 2004 delle Olimpiadi, ad Atene. Questa volta viene proposta una tournée di balletto, con tre recite del Sogno di una notte di mezza estate, coreografia di George Balanchine, e un Gala dedicato a Rudolf Nureyev, tutti al Teatro Erode Attico di Atene. Anche la prima tournée della Scala in Cina del 2006, ancora con il balletto Sogno di una notte di mezza estate, rientra nei programmi di avvicinamento alle Olimpiadi a Pechino del 2008. Ci avviciniamo al presente per trattare purtroppo un’occasione mancata. Il 7 settembre 2013, mentre è in corso l’ottava tournée del Teatro alla Scala in Giappone, con spettacoli d’opera, balletto e concerto, a Buenos Aires si decide l’assegnazione dei Giochi Olimpici 2020, che va a favore di Tokyo, preferita a Istanbul e Madrid. L’annuncio viene immediatamente dato con orgoglio dai vertici di NBS - Japan Performing Arts Foundation, storico organizzatore di tutte le tournée scaligere fin dalla prima del 1981, alla direzione della Scala, e puntuale scatta subito l’invito per Tokyo 2020. La fiaccola scaligera sembra quindi pronta a spostarsi verso un nuovo importante obiettivo. Anche se nel frattempo, nel 2016 con il Corpo di Ballo, viene realizzata la nona tournée giapponese, i preparativi per la decima procedono alacremente: i titoli sono decisi, Tosca e Traviata, i direttori anche, rispettivamente Riccardo Chailly e Zubin Mehta; il piano prevede quattro rappresentazioni di ciascuna delle due opere, oltre a tre concerti diretti dai due direttori. Purtroppo nel febbraio 2020 scoppia la pandemia da Covid-19 e il progetto è forzatamente annullato, inizialmente rinviato agli anni successivi, ma poi, con rammarico, definitivamente abbandonato. La fiaccola scaligera è costretta quindi a rimanere ferma, ma resta sempre accesa, pronta, in attesa di nuovi obiettivi. Nel frattempo, almeno per una volta, sono state le Olimpiadi a venire a Milano.
Andrea Vitalini