L’irresistibile bellezza dei Gurre-Lieder

Dopo più di cinquant’anni il monumentale ciclo dei Gurre-Lieder torna alla Scala con la direzione di Riccardo Chailly, che affronta per la quarta volta nella sua carriera la partitura di Schönberg, tonale ma ugualmente rivoluzionaria

chailly coro orchestra

Il 13, 16 e 17 settembre alla Scala Riccardo Chailly dirige i Gurre-Lieder di Arnold Schönberg, gigantesca partitura di rarissima esecuzione con impegnative parti solistiche e grandi masse sonore. Schönberg aveva venticinque anni nel 1899, quando fu attratto dalla traduzione tedesca (pubblicata nel 1897) dei “Canti di Gurre” del danese Jens Peter Jacobsen (1847-1885): il suo linguaggio partecipava allora alle complesse vicende della tonalità postwagneriana, tanto che anni dopo (nel 1912) poté dichiarare che nei Gurre-Lieder egli si mostrava “sotto aspetti dai quali in seguito o non mi sono più mostrato, oppure l’ho fatto su un’altra base”.

Gurre è il nome del castello dove vive Tove, la donna amata dal re Waldemar e uccisa dal veleno della gelosa moglie di lui: alla vicenda di amore e morte che occupa la prima parte dei Gurre-Lieder segue nella breve seconda parte la ribellione di Waldemar contro Dio e nella terza parte l’evocazione (anche attraverso le voci di un contadino e del buffone Klaus) della notturna “caccia selvaggia” cui sono condannati il re ribelle e i suoi cavalieri. Alla fine il sorgere del sole dissolve l’incubo. Schönberg ideò l’intera cantata dal punto di vista compositivo tra il 1900 e il 1901, ma nel 1903 interruppe la strumentazione all’inizio della terza parte. La riprese e finì nel 1910-11. La prima esecuzione fu diretta da Franz Schreker a Vienna il 23 febbraio 1913 con esito trionfale. Alla Scala i Gurre-Lieder si eseguono per la seconda volta, a oltre mezzo secolo dalla prima del 1973 con Zubin Mehta sul podio. Chailly li aveva diretti negli anni Ottanta con i complessi della RAI di Milano (cui si era unito il Coro della RAI di Roma) e poi nel 1985 a Berlino.

PAOLO PETAZZI Sono passati quasi quarant’anni dalla registrazione, nel maggio-giugno 1985, dei Gurre-Lieder a Berlino, con l’Orchestra della Radio, di cui lei, giovanissimo, era divenuto direttore, al suo primo incarico stabile. Non li aveva più diretti da allora?
RICCARDO CHAILLY Li ho diretti di nuovo con l’Orchestra del Concertgebouw nel febbraio 2024, perché hanno voluto celebrare il centesimo anniversario della prima esecuzione ad Amsterdam diretta da Schönberg. Da allora, da cento anni, al Concertgebouw non avevano più eseguito i Gurre-Lieder. E ora sono molto lieto di riportarli in Scala il 13 settembre, nel giorno esatto in cui ricorrono i 150 anni dalla nascita di Schönberg.

PP Dopo una lunga assenza…
RC I Gurre-Lieder tornano alla Scala dopo 51 anni: li avevo ascoltati da Mehta nel 1973. Dopo questa prima folgorazione li avevo diretti con i complessi della RAI di Milano, negli anni Ottanta, coinvolgendo anche il Coro della RAI di Roma, prima ancora di tornare a dirigerli e registrarli a Berlino. Così i concerti di settembre alla Scala saranno per me la quarta volta, dopo Amsterdam, dopo un lungo intervallo. È una partitura assolutamente abbagliante, straordinaria, e mi è piaciuto molto ristudiarla ex novo e ripartire dall’inizio. Alla Scala il concerto fa parte di un percorso schönberghiano che è già iniziato in maggio con Verklärte Nacht (insieme ai tre frammenti dal Wozzeck di Berg e alla Passacaglia di Webern), e che dopo i Gurre-Lieder proseguirà nell’ottobre 2025 con le Variazioni op. 31 e con il Sopravvissuto di Varsavia. Un percorso cui tengo molto in questo centocinquantenario.

PP Che solisti ascolteremo?
RC In parte gli stessi che ho avuto pochi mesi fa ad Amsterdam. Anche alla Scala avrò una bravissima Tove, Camilla Nylund, e Waldemar sarà Andreas Schager. Invece la voce recitante sarà Michael Volle, che farà anche la parte del Contadino, e il mezzosoprano, la Colomba del bosco, sarà Okka von der Damerau.

PP Ricordo che a Berlino, e nella registrazione, c’era una splendida Brigitte Fassbaender…
RC … e c’era Siegfried Jerusalem, al culmine della carriera nel repertorio da Heldentenor, e come voce recitante nel penultimo episodio, nella “Caccia selvaggia nel vento d’estate”, c’era il vecchio Hans Hotter, che aveva studiato in modo ammirevole lo Sprechgesang di Schönberg.

PP Che è anteriore, e diverso, rispetto a quello celebre del Pierrot lunaire.
RC Ma è già presente nei Gurre-Lieder, che ebbero un successo enorme a Vienna nel 1913, diretti da Schreker. Schönberg tuttavia aborriva le acclamazioni di un pubblico viennese che negli anni precedenti aveva sempre accolto male la sua musica. Non dimentichiamo poi che il 31 marzo 1913, poco più di un mese dopo il trionfo dei Gurre-Lieder, le proteste del pubblico indussero Schönberg a interrompere il concerto dedicato a musiche sue, di Webern e Berg, dopo l’esecuzione di due degli Altenberg Lieder di Berg. Si comprende bene la reazione apatica di Schönberg al trionfo dei Gurre-Lieder, e non si può certo dargli torto. Ma il pezzo è talmente grande che trascende tutto e suscita emozioni enormi. In tutte le esecuzioni che ho diretto ho potuto notare che questa musica porta a un vero e proprio rapimento collettivo.

PP Nonostante la complessità si sente che nella concezione compositiva è stata scritta di getto, anche se il tardivo completamento della strumentazione fece sì che la genesi della partitura abbracciasse un arco temporale di undici anni. Ma che effetto fa a chi dirige il mutamento stilistico nella strumentazione, nelle parti che furono orchestrate dopo il 1903, nel 1910-11, dopo la rottura con la tonalità e dopo l’originalità e il radicalismo di lavori come i Pezzi per orchestra op. 16 o come Erwartung?
RC Il mutamento stilistico è evidente, ma lo percepisco come naturale. Non ho nessun preconcetto di fronte al linguaggio stesso che si evolve. Anche Schönberg diceva di essere andato in una nuova direzione, ma senza rinnegare nulla. C’è una lettera a Kandinskij (del 28 settembre 1913) in cui cita proprio i Gurre-Lieder ribadendo che non li disprezza affatto. E aggiunge: “Rispetto a quel periodo ho certamente subìto una evoluzione, ma non mi sono migliorato, soltanto il mio stile è divenuto migliore, cosicché posso approfondire ciò che già allora avevo da dire…”. Nella loro grandezza, i Gurre-Lieder restano una partitura tonale. Certo, l’orchestra in alcune sezioni, come l’episodio della voce recitante, e prima ancora nella parte di Klaus Narr (Klaus il buffone), è molto avanzata rispetto a ciò che precede. Ma tutto avviene in modo estremamente logico e naturale. Non ho mai sentito la frattura, l’evoluzione del pezzo è molto logica.

PP Lo stesso Schönberg in una lettera a Berg del gennaio 1913 rivendica: “Si deve vedere che la parte strumentata nel 1910 e 11 è del tutto diversa dalla prima e seconda parte nello stile di strumentazione. Non avevo l’intenzione di nasconderlo. Al contrario. È ovvio che dieci anni dopo io strumenti in modo diverso”. 
RC Lo si sente persino nel Finale, che pure non ha più il carattere quasi da concerto da camera delle pagine immediatamente precedenti. Quando si apre la porta al do maggiore del Finale, con l’evocazione del sorgere del sole, tutta l’orchestra e tutto il coro si uniscono in una dimensione catartica; ma la scrittura sinfonica è complicata, articolatissima, non ha mai nulla di prevedibile o scontato. In ogni caso, al di là della bellezza irresistibile della musica, la sua forte base tonale ha verosimilmente contribuito al successo.

PP E, al di là della complessità del pensiero di Schönberg, si avverte sempre la sua forza espressiva che è di natura sorgiva.
RC Il racconto delle emozioni più profonde è impressionante, già nella prima parte, è eccezionale. Era già allora una rivoluzione. È molto difficile da dirigere, perché l’assieme generale ha una scrittura molto evoluta, difficile da dominare.

PP Ha mai diretto il Lied der Waldtaube (Canto della colomba del bosco) nella versione con l’orchestra ridotta?
RC Mi è stato chiesto più volte. Ma ho conosciuto questo pezzo all’interno dell’opera completa e non mi sento di staccarlo. È di una forza emotiva e drammatica straordinaria. Pensiamo a quei colpi di percussione, alle parole “tot ist Tove”, che annunciano che Tove è morta. La qualità della musica è immensa, ma preferisco dirigerla all’interno del percorso cui appartiene.

PP Questa risposta rende forse superflua la prossima domanda: c’è qualcosa che lei predilige, o su cui intende soffermarsi, nel percorso dei Gurre-Lieder?
RC Mi è più congeniale la terza parte; ma dal 6/4 iniziale fino alla fine tutto mi sembra così ricco di sorprese, compreso il guizzo di genialità dell’umorismo di Klaus Narr, che la mia ammirazione va all’intera partitura.

Paolo Petazzi