L’ascesa di Petrenko
Al suo debutto con l’Orchestra della Scala nel Rosenkavalier, ripercorriamo la folgorante carriera di Kirill Petrenko, oggi a capo dei Berliner Philharmoniker

Ci si passa sempre andando d’estate a Salisburgo dall’Alto Ticino. Il navigatore ogni anno è implacabile: Feldkirch. Ma chi avrebbe mai pensato che la placida cittadina dove ci si ferma solo per acquistare la “vignetta” autostradale austriaca e proseguire il viaggio senza rischiare di prendere multe sia stato il luogo di formazione più caro a Kirill Petrenko? Il Chefdirigent dal 2019 dei Berliner Philharmoniker si è fatto le ossa lì, nel Vorarlberg, il piccolo Land dell’Austria occidentale affacciato sul Lago di Costanza. “Per me è stato come un salto nel vuoto”, ha dichiarato Petrenko. “Sono arrivato in Austria nel 1990 con mio padre, senza sapere una parola di tedesco. Il mio percorso passò dal Conservatorio di Feldkirch, dove volevo concludere il mio studio di pianoforte con il diploma. Quei primi tre anni in Austria furono per me un periodo di grande utilità. Avevo il tempo di ambientarmi nel Paese, di imparare la lingua e di adattarmi alla mentalità. Ho conosciuto tanta musica che in Russia non avevo mai sentito, come la musica antica, la musica barocca e anche musica contemporanea, oltre a Mahler e Bruckner, che per me erano completamente nuovi”.
Kirill arrivava da Omsk, città dell’industria chimica e bellica della Siberia, dove è nato nel 1972 quando quelle regioni erano ancora territorio dell’Unione Sovietica. Nel 1990 gli epocali rivolgimenti politici dell’URSS spinsero la sua famiglia, papà musicista e mamma drammaturga, a trasferirsi in Occidente, in Austria appunto. Non prima però di poter beneficiare di una formazione solidissima, rocciosa, tipica del sistema scolastico e musicale russo. Lezioni di pianoforte, storia della musica, teoria e analisi, disciplina ferrea.
Quando fu eletto a capo dei Berliner Philharmoniker Petrenko succedeva a Sir Simon Rattle. Ma la sua personalità schiva e il suo modo di fare musica ˗ per la tensione “espressionista”, dunque antiretorica e quasi oggettiva che accende le sue interpretazioni ˗ ricordarono subito, tra i suoi predecessori, quello di Claudio Abbado. E non è un caso. Perché la terza tappa formativa fondamentale è stata Vienna, all’Universität für Musik, dove Petrenko ha studiato direzione d’orchestra con Uroš Lajovic, un allievo di Hans Swarowsky, maestro di Abbado. Così il russo, il sovietico, il siberiano Kirill è diventato austriaco: viennese di formazione e “impronta” musicale. L’esibizione di fine corso sul podio dell’Orchestra Sinfonica della Radio di Vienna al Musikverein aveva creato molte aspettative per una immediata impennata di carriera. Ma dopo il diploma Petrenko ha fatto scelte diverse: prima, nel 1997-99, salendo sul podio della Volksoper di Vienna, il teatro popolare e tempio dell’operetta, dove ha diretto più di 40 spettacoli a stagione, a partire da quel Walzertraum di Oscar Straus con cui ha debuttato all’insegna di una miracolosa leggerezza. Poi, altro momento decisivo del suo percorso musicale, la nomina a direttore dell’Orchestra e del Teatro di Meiningen, nel 1999: sì, una cittadina di provincia, in cui svolgere una vera e propria gavetta con il repertorio sinfonico e operistico; ma soprattutto una città gloriosa per la storia della direzione d’orchestra, dove Hans von Bülow, il primo direttore principale dei Berliner Philharmoniker (all’epoca l’Orchestra si chiamava Bilse’schen Kapelle), creò la prima compagine davvero moderna. A Petrenko quella tradizione sembra rimasta cucita addosso, soprattutto nella variante impressa dal suo secondo direttore, il mitico Fritz Steinbach: una modalità direttoriale contraddistinta da rigore ritmico coniugato con una peculiare sensibilità per respiri e oscillazioni metronomiche, in grado di mettere in evidenza le curve espressive, oltre che per certe vertiginose accelerazioni poste a definire e quasi suggellare le grandi giunture strutturali delle composizioni.
La connessione con la nuova capitale della Germania riunificata era tracciata. A Berlino Kirill ha ricoperto dal 2002 il primo incarico internazionale (dopo aver diretto tre première all’Opera di Francoforte: Palestrina di Pfitzner, Tosca di Puccini e Chovanščina di Musorgskij) come direttore musicale della Komische Oper, fondata dal mitico regista Walter Felsenstein: a questo si deve la sua apertura culturale in fatto di prassi del teatro d’opera? La consacrazione ˗ ma questa è storia recente ˗ arriva con la direzione musicale dell’Opera bavarese di Monaco, il Ring a Bayreuth e poi con l’ascesa sul podio dei Berliner Philharmoniker, nel Pantheon dei più grandi.
Andrea Estero