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Il presente della musica

Per Iván Fischer fare musica non nasce dalla pianificazione, ma dall’ascolto e dalla capacità di esprimere un’emozione e un’idea. Un principio maturato alla scuola del rigore di Hans Swarowsky e della visione espressiva di Nikolaus Harnoncourt
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Visionario e innovatore. Iván Fischer, direttore d’orchestra di grande carisma e personalità, torna il 21 marzo al Piermarini per la parte di programmazione scaligera dedicata alle Orchestre ospiti. Dirige la Budapest Festival Orchestra, ensemble da lui fondato. Il programma monografico proposto, dedicato a Sergej Prokof’ev, prevede il Concerto n. 2 in sol minore op. 16 per pianoforte e orchestra, solista Igor Levit, e una selezione dalle Suite n. 1 e 3 del balletto in tre atti Cenerentola. Con la Budapest Festival Orchestra, Fischer ha lasciato il segno nel panorama sinfonico internazionale degli ultimi decenni grazie a una sorta di formula magica di grande successo, fatta di un’insaziabile ricerca di nuove e stimolanti letture del “far musica”, un approccio cameristico al repertorio sinfonico e un’attenzione alla continua crescita artistica di ogni singolo membro dell’orchestra.

LS Il prossimo 21 marzo, atteso ritorno da ospite del Teatro alla Scala alla guida della Budapest Festival Orchestra, sarà interprete di un programma totalmente dedicato alla musica di Prokof’ev. Qualche cenno sul programma scelto per l’occasione e sul suo rapporto con questo gigante della storia della musica russa?

IF Proprio così, è stato davvero un gigante, nonostante il giorno della sua morte sia sembrato insignificante: sulla stampa russa apparve solo un brevissimo articolo sulla scomparsa di questo grande compositore perché tutta l’attenzione era rivolta alla notizia della morte di Stalin, avvenuta lo stesso giorno. Da allora, in qualche modo, a Prokof’ev non è mai stato riconosciuto il livello che merita, è uno dei più grandi della nostra storia musicale. Nella sua scrittura c’è tutto: lirismo, splendide melodie, ritmo trascinante ed emozionante e tanto senso dell’umorismo. Dopo Haydn, nessuno avrebbe potuto introdurre tanti elementi ironici in musica quanto Prokof’ev. Insomma, questo concerto è un’occasione per mostrare tutti i suoi vari stili.

LS Nel 1983 fonda, nella sua città natale, la Budapest Festival Orchestra, ensemble celebre in tutto il mondo per la sua eccellenza, di cui è Direttore musicale. Una delle peculiarità della Budapest Festival Orchestra è la ferrea volontà di evitare qualsiasi tipo di routine. Come?

IF Evitare la routine è una scelta. Per esempio, cerco di non riproporre all’orchestra gli stessi aneddoti per essere sicuro che l’ascoltatore possa sentire ogni volta qualcosa di nuovo. Quando faccio discorsi non uso mai un copione: improvviso. E alle prove d’orchestra arrivo senza alcun “piano” riguardo all’interpretazione. Ascolto semplicemente la musica e dico ai musicisti cosa potrebbero fare per renderla più bella. Molti anni fa ho stabilito che preferisco vivere nel presente e non pianificare troppo. Aiuta.

LS La sua concezione dell’orchestra è quella di una sorta di team di musicisti creativi che costantemente migliorino la propria musicalità come professori d’orchestra, certamente, ma anche come cameristi e solisti…

IF Sì, questa varietà è molto gradita ai musicisti ed è importante che loro continuino ad apprezzare la musica. Suonare solo repertorio sinfonico o operistico, soprattutto se si suona la viola o una seconda parte di fiati, può essere noioso, limitante e, se lo si fa troppo spesso, si rischia di perdere l’entusiasmo. Questo non vale per tutti, conosco professori d’orchestra meravigliosi che amano il loro lavoro. Ma voglio rendere più facile e piacevole il compito dei miei musicisti ampliando la loro attività, in modo che suonino molta musica da camera e repertorio solistico.

LS Spesso i concerti della BFO si concludono con un’inattesa performance dei membri dell’orchestra in veste di cantanti. Cosa che stupisce il pubblico e riceve grandi consensi…

IF Abbiamo iniziato a cantare insieme circa dieci anni fa. È così bello sviluppare la respirazione e usare la voce. La maggior parte di noi non canta regolarmente e di conseguenza il respiro è troppo acuto e la voce è roca. Consiglio vivamente a tutti i musicisti di fare esercizi di base. Fare prima un respiro profondo, come se si sentisse un palloncino nello stomaco. Provare poi a parlare a bassa voce il più a lungo possibile per abituarsi a un graduale rilascio dell’aria. Durante questo esercizio è necessario rilassare la gola. Il resto accadrà automaticamente.

LS Facciamo un balzo indietro nel tempo, fino alle origini: dopo gli studi di pianoforte, violino e violoncello a Budapest, lei intraprende lo studio della direzione d’orchestra a Vienna con Hans Swarowsky. È per due anni assistente di Nikolaus Harnoncourt e, in seguito, vincitore del concorso per direttori d’orchestra della Rupert Foundation di Londra. Come la celebre scuola di Swarowsky e l’incontro con Harnoncourt hanno influenzato il suo approccio alla bacchetta?

IF Swarowsky era molto rigoroso, “puritano” in un certo senso. Non ci permetteva di fare nulla di inutile o spettacolare. Si concentrava sulla ricerca del tempo giusto e sulla gestione dei cambi di tempo. Il suo principale intento era alimentare il nostro rispetto per il compositore. Harnoncourt era molto diverso: chiariva che la musica esprime sempre qualcosa, un’emozione o un’idea. Un bel suono non gli bastava. Voleva sempre che avessimo qualcosa da dire. Ho avuto due insegnanti meravigliosi.

LS Ha più volte manifestato la sua scarsa propensione al lavoro con i registi. Tanto da decidere di vestire lei stesso i panni di regista e fondare la Iván Fischer Opera Company. Come interpreta, quindi, questa professione?

IF Ora, dopo aver diretto dieci produzioni d’opera, mi sento un regista teatrale esperto. So perfino quali sono i miei punti deboli. Non ho abbastanza pazienza, per esempio, per lavorare a lungo con attori o cantanti e sviluppare così il loro personaggio. Lascio che sia qualcun altro a occuparsene. Il mio punto di forza è la fantasia nello sviluppare un concetto. Ho una fantasia molto teatrale, in realtà, a cui ricorro anche nella creazione musicale. La frase che spesso utilizzo è: il teatro deve essere musicale e la musica teatrale.

LS “Portare gli artisti in un solo spazio ha creato unità invece della separazione tra un grande palco e una buca profonda. Così, si sono via via sviluppati i nostri concerti finora allestiti, creati per le sale da concerto, dove nessuna torre scenica assorbe la voce”: una sua affermazione che si pone in qualche misura in contrasto con la tradizionale idea della rappresentazione operistica tuttora in auge e voluta da Wagner…

IF Sì, Wagner, ma risalirei a Monteverdi, che amava la musica capace di esaltare il testo e dopo aver composto madrigali complessi creò, fondendo teatro e musica, opere completamente organiche. Si tratta di una declamazione elevata. Poi sono emersi altri stili perché l’opera è sempre stata lo spazio perfetto per qualcosa di spettacolare. Ai tempi di Lully, tutto ruotava attorno ai ballerini. Dalle arie col da capo di Vivaldi o Händel all’opera virtuosistica di Rossini, l’arte del canto era al centro dell’attenzione. Le prime donne divennero l’attrazione. Poi arrivò Wagner e ripristinò il contatto organico tra testo e musica. Nel XX secolo abbiamo avuto prima i direttori d’orchestra, poi i registi teatrali che ricevevano troppa attenzione. Ora io lavoro di nuovo all’idea di Gesamtkunstwerk.

LS Alla guida di una grande orchestra ungherese in un periodo che potremmo definire di ridefinizione degli equilibri geopolitici. Da artista impegnato che, ricordiamo, anche in passato si è espresso su temi dei giorni nostri e sulla situazione politica del suo Paese, come vive questo momento di profondo cambiamento? Crede che la musica possa avere un ruolo in questo?

IF Più della politica, il cambiamento più grande che oggi registro riguarda i social media. Responsabili dell’avvento dell’era dei politici populisti, del declino della verità e di qualsiasi cosa che ritenevamo affidabile. In questa giungla di fake news e leader mondiali irresponsabili, la musica ha un ruolo molto importante. È probabilmente l’unica cosa di cui le persone possano fidarsi.

Luisa Sclocchis