Il mio Peer Gynt
A dieci anni dalla sua creazione, Peer Gynt di Edward Clug entra per la prima volta in un repertorio Italiano. In occasione del debutto scaligero l’autore ci parla del suo balletto visionario, dove la musica di Grieg e la poesia di Ibsen si fondono in un linguaggio coreografico contemporaneo

“Da qualche parte nel Nord, dove tutto gira in tondo, Peer Gynt sogna a occhi aperti di cacciare un maestoso cervo bianco”. Così si apre il balletto contemporaneo in due atti tratto dall’omonimo poema drammatico di Henrik Ibsen, creato da Edward Clug nel 2015 per il Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor e che entra per la prima volta in un repertorio italiano. Dall’8 aprile sono in scena gli artisti della Scala a interpretare questo lavoro, narrativo ma onirico, dall’evocativo impianto teatrale che accompagna il viaggio fisico e interiore di Peer, leggendaria figura del folklore nordico, personaggio drammatico tra i più complessi usciti dalla penna di Ibsen.
CARLA VIGEVANI Quest’anno cade il decimo anniversario dalla creazione di Peer Gynt, il suo primo balletto narrativo a serata intera. A dieci anni di distanza, dove colloca questa produzione all’interno del suo percorso?
EDWARD CLUG Peer Gynt rappresenta un passo importante nel mio percorso artistico, ha rivelato la mia natura di narratore di storie e il mio vero io artistico. Ironicamente, la storia di Peer Gynt parla proprio del contrario, di un personaggio che spreca la sua vita resistendo e fuggendo costantemente dal suo vero io… Prima di allora ero più interessato a interpretazioni astratte di opere letterarie, come Radio & Juliet, adattamento di Romeo e Giulietta di Shakespeare sulla musica dei Radiohead. Quando la richiesta di balletti narrativi è aumentata, ho cercato un titolo che non fosse già stato adattato per la danza troppe volte. Volevo trovare un mio linguaggio che fosse diverso da quello dei balletti narrativi consolidati. Peer Gynt mi ha offerto la base perfetta per farlo, ed è stato un viaggio incredibile! Dalla prima di dieci anni fa, è diventato un balletto molto popolare, riproposto in dieci teatri in tutta Europa. Il decimo è proprio il Teatro alla Scala: non poteva esserci sede più prestigiosa per celebrare questo anniversario!
CVIbsen e Grieg: come si è posto nei confronti dei due autori?
EC Il Peer Gynt di Ibsen copre una vasta gamma di generi: dal realismo alla fantasia, fino a toccare temi filosofici e metafisici profondi. Da un lato questo mi attraeva, ma allo stesso tempo era una grande sfida tradurre questa diversità in un’opera non verbale come il balletto. La mia preoccupazione principale era trasferire nel movimento la profondità emotiva e simbolica dell’originale, in modo che il pubblico non solo comprendesse la storia, ma la vivesse intensamente. Attraverso la danza, linguaggio aperto per eccellenza, ho voluto creare per il pubblico uno spazio da riempire con le proprie esperienze, per connettersi con la narrazione a un livello più profondo e personale. La musica è stata la prima grande sfida che ho affrontato, ancora prima di immergermi nel contenuto. Le suites tratte dalle musiche di scena composte per l’opera di Ibsen sono molto popolari e non potevo pensare di creare una coreografia basandomi solo su di esse. Ibsen e Grieg hanno dato ciascuno la propria interpretazione di Peer Gynt; il mio obiettivo era trovare un approccio personale, creando un ponte tra le loro visioni e portandole in un nuovo contesto. Ad esempio, quando ho iniziato a leggere l’opera, mi è subito venuta in mente l’immagine della caccia al cervo. Ho pensato che potesse avere un potenziale coreografico, ma non c’era una musica adatta a quella scena nella partitura di Peer Gynt. Così ho iniziato a cercare in altre composizioni di Grieg qualcosa che potesse sostenere quel momento e ho scoperto il Quartetto per archi n. 1. Quella è diventata la scena d’apertura del balletto e oggi quando la guardo mi sembra che la musica sia stata composta appositamente per quel momento. Durante la stesura del libretto ho fatto molte ricerche sull’opera di Grieg e ho scoperto un universo musicale completo. Alcuni dei suoi capolavori sono diventati pilastri all’interno del mio balletto, come i due movimenti del suo Concerto per pianoforte, i frammenti dei suoi quartetti per archi o l’Aria della Suite Holberg.
CV Lei ha dichiarato: “Il mio obiettivo era quello di risolvere alcuni ostacoli, cioè le limitazioni di entrambe le versioni e la loro presunta incongruenza”. Come è riuscito in questo intento?
EC Sapevo fin dall’inizio che la danza in questo lavoro avrebbe avuto una base teatrale, non da ultimo per trovare una cornice all’azione. Questo mi ha dato più spazio e libertà nell’interpretazione, e anche nei miei interventi. Per esempio, ho concepito il cervo della scena iniziale come un personaggio ricorrente, che accompagna Peer per tutta la pièce, quasi come un alter ego. Ho anche unito tutti i personaggi astratti dell’opera ˗ come la voce, il fonditore di bottoni e la sfinge ˗ in un unico personaggio: la Morte. Si trattava inizialmente di una soluzione pragmatica, ma ha dato vita a un personaggio meraviglioso e complesso che segue Peer in tutto il suo viaggio. L’unico momento in cui mi sono davvero discostato dall’originale letterario è il finale. È qui che le cose nel dramma entrano in una fase complicata e un tentativo letterale di riprodurre lo stesso contenuto nel balletto avrebbe certamente creato confusione. Ho lasciato che Peer tornasse ai suoi ricordi del giorno del matrimonio, come se stesse rivedendo la propria vita prima di tornare da Solveig. Questo non avviene nell’originale, ma funziona come ultima apparizione visiva di tutti i personaggi dell’opera, come conclusione giudicante del suo viaggio.
CV Chi è Peer Gynt per lei? Come ha connotato coreograficamente e stilisticamente all’interno del balletto questo e gli altri personaggi ibseniani?
EC La personalità di Peer Gynt è un amalgama di contraddizioni. La sua curiosità lo spinge a cadere in tentazioni che lo fanno finire sempre nei posti sbagliati e in situazioni imbarazzanti. Rinnega il suo vero io nella determinazione a raggiungere il potere e il controllo. Allo stesso tempo è un artista che osa sognare e che si confronta con le regole e il conformismo. Con questo ritratto in mente, mi sono avvicinato al personaggio in modo istintivo, il che mi ha aiutato a progettare un ruolo complesso e impegnativo. Nel mio balletto si ritroveranno molti dei personaggi del dramma, alcuni invece sono stati inventati, come il ruolo del cervo, che è diventato indispensabile nel balletto. Questa decisione è stata fruttuosa non solo per la coreografia, ma anche per varcare le porte del surreale e del fantastico. Lo stesso vale per gli altri ruoli che interagiscono con Peer nel suo epico viaggio, dal regno dei troll al manicomio del Cairo fino al ritorno al suo villaggio.
CV In questa visione teatrale completa, il movimento coreografico non può scindersi dall’apporto della musica, della parola, e nemmeno da quello dell’allestimento dunque di scene, costumi, luci. Quale mondo vedremo sul palcoscenico?
EC L’azione è integrata in un linguaggio teatrale coerente, studiato per aiutare lo spettatore a orientarsi nella storia. Lo stile o la stilizzazione del movimento è dettato dagli strumenti espressivi di Ibsen, che si prolungano nella mia visione coreografica. Lavoriamo con un’idea apparentemente semplice e funzionale, capace di trasformarsi da immagini grandiose a spazi vuoti. Nel primo atto, la strada ellissoidale evidenzia l’idea ˗ o forse l’illusione ˗ di un movimento circolare, in cui tutto sembra riportare al punto di partenza. Il secondo atto si apre su uno spazio libero, che invita Peer Gynt a lasciarsi trasportare dalla sua immaginazione. Seguiamo il suo viaggio fino al ritorno a casa, lungo la strada frammentata dei suoi ricordi. In generale, evitiamo rappresentazioni troppo didascaliche, preferendo un linguaggio evocativo che stimoli l’immaginazione dello spettatore e lo coinvolga pienamente in questo percorso. All’inizio del secondo atto ci sarà una risata, e non vedo l’ora di quel momento. Lo spettacolo è ricco di simbolismi e colpi di scena inaspettati, che suscitano ironia o umorismo, o sfiorano l’assurdo. L’essenza di Ibsen emerge nelle scelte e nelle decisioni che mettono a nudo la natura umana ˗ e a tratti disumana ˗ del protagonista, rendendo Peer Gynt un’esperienza teatrale coinvolgente, capace di emozionare gli artisti e di toccare profondamente il pubblico.
CV Questo porta a riflettere sul senso di realizzare al giorno d’oggi balletti narrativi attraverso un linguaggio contemporaneo.
EC Io credo nel potere del teatro e nella sua necessità oggi. Credo nei legami invisibili che si possono creare tra l’artista e lo spettatore durante lo spettacolo. Dobbiamo aspirare a queste relazioni e sfidare noi stessi nel processo di scoperta.
CV Una scoperta anche per gli artisti scaligeri che lo affrontano per la prima volta. Nel rimontare questo lavoro, cosa richiede ai suoi interpreti?
EC Ogni volta che riportiamo in scena il balletto, nasce un nuovo dialogo con gli artisti. Le esperienze passate sono preziose, ma ci lasciamo ispirare da nuove possibilità. Alla Scala c’è un talento straordinario, e lo vogliamo valorizzare con questa nuova versione.
Carla Vigevani