Col cappello fra le nuvole

L’irresistibile commedia di Nino Rota torna alla Scala con un nuovo allestimento affidato ai complessi dell’Accademia. La regia è di Mario Acampa, artista noto al pubblico scaligero per i tanti spettacoli per bambini da lui ideati in questi anni, oltre che per le dirette della ScalaTV
mario acampa

Può un cappello rovinare una festa di nozze? Nella farsa musicale di Nino Rota Il cappello di paglia di Firenze, l’accessorio è la causa di una serie di avventure spassose, ai limiti del surreale, che mettono a rischio la felicità di Fadinard, novello sposo che vorrebbe solamente stare tranquillo con la sposina Elena. Questo piccolo capolavoro di comicità torna alla Scala con un nuovo allestimento firmato da Mario Acampa, artista giovane, con esperienze importanti in teatro e in televisione.

LP Qual è stato il suo primo incontro con l’opera?
MA Conosco il lavoro da molto tempo: all’epoca in cui ho avuto la fortuna di lavorare come attore per il regista Ugo Gregoretti in una Batracomiomachia, mi sono interessato alla sua versione cinematografica del Cappello e ne sono rimasto affascinato. Adesso ho molto approfondito lo studio dell’opera, interessandomi sia alla fonte letteraria (un vaudeville francese di fine Ottocento), sia al processo compositivo.

LP Il cappello debuttò a Palermo nel 1955, ma Rota l’aveva completata una decina di anni prima.
MA Questa è una cosa che mi ha molto colpito. Rota iniziò a lavorarvi intorno al 1945, nell’immediato dopoguerra, o forse qualche tempo prima, quando ancora c’erano i bombardamenti. Per cui mi sono chiesto cosa abbia spinto un musicista già strutturato, che aveva una carriera ben avviata come autore di colonne sonore, a comporre un’opera così leggera in un momento molto drammatico della storia mondiale, coinvolgendo anche la madre Ernesta nella scrittura del libretto. Secondo me, Il cappello rappresenta la resilienza, la forza che ci dà l’arte di guardare oltre la realtà e di sognare. Da qui proviene il concept onirico della mia regia.

LP Ci spieghi meglio la sua visione dell’opera.
MA L’escamotage della rêverie può sembrare pretestuoso, ma in realtà è latente nell’opera: io non ho voluto snaturarla, ma semplicemente proporre una versione più fresca restando sempre aderente al libretto. In alcune occasioni ho semplicemente interpretato letteralmente le parole del testo; per esempio, quando Fadinard dice “Cado dalle nuvole!” lo vedremo letteralmente cadere dalle nuvole. Ho anche rispolverato alcuni elementi della fonte letteraria, il vaudeville di Labiche, che nella riscrittura librettistica per esigenze di brevità erano andati persi. Per esempio, dal dramma francese sappiamo che Fadinard era precedentemente fidanzato con la modista, che pianta in asso su una panchina quando si innamora di Elena; ho riscattato questo antefatto inserendo una panchina in scena.

LP È stata mantenuta l’ambientazione originale parigina e ottocentesca?
MA Ho trasposto l’azione al 1955, anno in cui debuttò l’opera. Ho immaginato che il protagonista fosse un addetto alle pulizie di un cappellificio francese, la Chapellerie E. Rota & fils. Durante l’ouverture, mostro una giornata tipo di Fadinard, un uomo alla base della scala sociale, maltrattato dagli operai della fabbrica e infine picchiato da un cliente. Un pugno fatale gli fa battere la testa e da quel momento inizia il sogno. Quello che avviene nel corso dell’ouverture si svolge nella dimensione della realtà ed è di mia invenzione, il seguito è esattamente quello che è scritto nel libretto, ma letto nell’ottica del sogno di Fadinard. Un elemento concettuale importante è che l’artefice del sogno è la modista, che è la capa della fabbrica e nella mia visione si chiama Ernesta, proprio come la madre del compositore. Lei, come un deus ex machina, farà muovere i personaggi che interagiscono con il protagonista per rendergli la vita impossibile.

LP Rota è stato un riconosciuto autore di colonne sonore. Nella sua regia ha inserito qualche omaggio al mondo del cinema?
MA Il tributo cinematografico sta nel modo di presentare la storia, che prende la forma di un vero e proprio piano sequenza grazie all’uso di un girevole, in cui abbiamo montato tutti gli ambienti della fabbrica. Il libretto prevede dei cambi di scena che implicano delle pause: con questa soluzione narrativa tutto avviene in continuità. Vedremo i personaggi salire e scendere scale, entrare e uscire dagli ambienti… Anche questa soluzione trova riscontro nel libretto, perché nel corso dell’opera il coro ripete ossessivamente “Tutta Parigi noi giriam”, e qui si vedrà letteralmente tutto girare. Otto mimi danzanti accompagneranno il movimento, dando vita ai sogni e alle fantasie di Fadinard.

LP Il dramma gioca con la contrapposizione tra l’ingenuità dei parenti della sposa, che vengono dalla campagna, e la bizzarria dei parigini. Come ha risolto questo contrasto?
MA Poiché l’azione si svolge negli anni Cinquanta, all’inizio della società consumista e della trasformazione dell’artigianato in fabbrica, la contrapposizione non è più tra contadini e cittadini, ma tra operai e borghesi ricchi. Siccome nei sogni la realtà è filtrata dall’inconscio, i contadini del corteo di nozze sono incarnati dagli operai del cappellificio mentre gli invitati della baronessa diventano gli eleganti manichini della fabbrica che magicamente prendono vita.

LP In questa produzione canteranno gli allievi dell’Accademia. Come è stato il suo lavoro con loro?
MA I ragazzi sono meravigliosi, tutti molto disponibili, pronti a mettersi in discussione e a divertirsi. In quest’opera sono adatti più che mai, perché la loro freschezza, spontaneità e voglia di farcela rappresentano esattamente lo spirito dello spettacolo. Inoltre, c’è un aspetto fisico molto impegnativo, perché non ci sono pause, non ci sono cambi di scena ed è tutto continuamente in movimento.

LP I suoi spettacoli teatrali e televisivi affrontano sempre problematiche sociali; lo sanno bene gli spettatori scaligeri che hanno assistito ai concerti per famiglie di Lalla & Skali, di cui lei è regista e ideatore. Anche in quest’opera ha trovato modo di affrontare questi temi?
MA I miei spettacoli sono sempre destinati a un pubblico di ogni età e propongono diversi livelli di lettura. Qui, attraverso la dimensione del sogno, spero che tutti possano ritrovare il diletto del loro bambino interiore, la leggerezza del divertimento e del travestimento. Poi, chi desidera approfondire potrà trovare temi molto attuali come l’indifferenza e il bullismo. L’indifferenza, il fatto di non accorgerci della persona in difficoltà, dell’emarginato sociale, è un problema grave della nostra società contemporanea. Nell’opera vediamo che Fadinard, un uomo maltrattato da tutti ed emarginato, nel sogno diventa protagonista della sua vita, il centro di tutta la vicenda; questo per lui è qualcosa di nuovo e, benché il sogno a volte si trasformi in un incubo, lo fa sentire felice. Al risveglio sarà un uomo diverso, in teatro vedrete perché!

Liana Püschel