Asterix e Norma: due galli, un mito

La Gallia antica tra opera e fumetto: il mondo druidico di Bellini dialoga a distanza con quello parodico di Asterix, due invenzioni diverse della stessa fantasia storica
René Goscinny (1)

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“Gallia est omnis divisa in partes tres”, è l’incipit del De bello gallico di Giulio Cesare che tutti ricordiamo dalla scuola: “La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti”. Giulio Cesare, oltre che scrivere in un latino semplice e lineare, la lingua di infinite versioni e verifiche in classe, è stato l’unico autore a lasciarci una descrizione – decisamente di parte – degli usi e costumi delle antiche popolazioni celtiche che vivevano al di là delle Alpi. Cesare non è stato certo il primo romano ad avere avuto contatti ravvicinati con quei popoli. Già nel quarto secolo a.C. i Galli capeggiati da Brenno erano riusciti ad arrivare fino a Roma e a metterla a ferro e fuoco. Ma tutto quello che sappiamo di loro, alla fine, ci arriva come racconto di chi li ha vinti e sottomessi militarmente. Giulio Cesare nel libro sesto della sua opera abbandona la ricostruzione degli eventi militari per approfondire il tema degli usi e costumi dei Galli. Grazie al De bello gallico conosciamo la loro indole guerriera e violenta, la loro rigida divisione in caste, la loro religione che prevedeva il sacrificio umano e le loro divinità che, in certi casi, Cesare avvicinava a quelle del pantheon greco-romano. I Galli sono descritti come un popolo facinoroso, superstizioso e dedito a rituali arcaici: se fosse stato un antropologo moderno ci avrebbe trovato residui di animismo e di pensiero primitivo. Alla caduta dell’Impero Romano la Gallia ha continuato a essere politicamente divisa nelle stesse tre parti che ricordava Cesare: un’idea di Francia si è andata formando lentamente nel medioevo man mano che i franchi si allargavano. La base culturale gallo-romana si saldava con il cristianesimo e la memoria delle antiche tradizioni della Gallia druidica e pagana si estinsero senza lasciare tracce. L’immagine che abbiamo dei Galli è dunque quella che ci hanno lasciato i loro conquistatori romani e tutte le elaborazioni letterarie e fantastiche del mondo gallico derivano da quell’antico modello. Tutte: dalla tragedia di Alexandre Soumet che ha ispirato il libretto della Norma di Felice Romani fino ai fumetti di Asterix di René Goscinny e Albert Uderzo con i relativi film, videogiochi, parchi tematici e merchandise. Il fatto che Asterix sia una parodia a fumetti non deve impedirci di vedere quanti punti in comune abbia con la Gallia pagana immaginata da Soumet e da Felice Romani/Vincenzo Bellini. La prima storia di Asterix uscì nel 1959, pochi mesi dopo l’elezione di Charles De Gaulle in una Francia che ancora ricordava bene l’invasione nazista. Come Alexandre Soumet nel 1831 romanticamente trasponeva la tragedia di Medea in una Gallia indomita e pagana con la sua Norma, così Goscinny e Uderzo raccontavano con ironia e una buona dose di gustoso sciovinismo la Francia del dopoguerra attraverso la resistenza di un manipolo di buffi Galli resi invincibili da una pozione magica. I romani non fanno una bella figura in nessuna di queste configurazioni narrative: dalla tragedia romantica al melodramma, fino alla parodia a fumetti appaiono guardinghi, infidi e doppiogiochisti. Tanto il Pollione di Norma quanto l’arcigno Giulio Cesare di Asterix sono abituati a mentire e a ingannare e in generale guardano con superiorità colonialista agli usi dei Galli. Entrambi i personaggi avranno però una loro rivalutazione: Pollione nel finale della Norma di Bellini si sacrificherà sulla pira insieme all’eroica sacerdotessa e Giulio Cesare, nel primo episodio del fumetto (Asterix il gallico) si dimostrerà un avversario tutto sommato leale e giusto. È buffo vedere come nel mondo parodistico di Asterix e in quello tragico e belcantistico di Soumet/Romani certi elementi dell’ambientazione siano speculari. Se Norma, con il suo falcetto sacro (simile in verità a quello brandito dal druido Panoramix), canta la sua ode alla luna e ci incanta con una delle arie più memorabili della storia del melodramma, così Assurancetourix, il bardo del villaggio, sempre armato di cetra, strazia le orecchie dei concittadini con la sua musica sgraziata e orribile. Il canto inascoltabile di Assurancetourix nell’episodio Asterix gladiatore farà addirittura scappare le belve dal circo. La superstizione dei Galli e la loro religiosità primitiva sono descritte a tinte molto forti nella tragedia di Soumet che aveva molto a cuore il racconto della superiorità del cristianesimo (incarnato dal personaggio di Clotilde). È buffo come anche nel mondo di Asterix la religione sia rappresentata come pura superstizione: Abraracourcix, l’obeso capo del villaggio gallico è ossessionato dalla paura che il cielo gli cada addosso e in generale le divinità galliche sono evocate solo sotto forma di imprecazioni tipo “Per Toutatis!”. Anche la pozione del druido Panoramix che rende invincibili i Galli non ha nulla di magico: è solo una ricetta. Se si parla di magia sia Alexandre Soumet, pur nel suo corrusco romanticismo, sia Goscinny e Uderzo rimangono sempre figli dell’illuminismo francese.

Daniele Cassandro