Archivio e costumi
I costumi storici della Scala custodiscono tecniche artigianali, identità culturali e memoria degli spettacoli. La loro conservazione permette anche di osservare il dialogo continuo con la moda, come nella Lucia di Lammermoor firmata Missoni nel 1983

Le trame e gli orditi di tessuti delicati e a volte fragili hanno permesso il confezionamento dei costumi oggi definiti storici, che custodiscono e rappresentano sempre più una parte fondamentale della memoria collettiva della Scala. I costumi storici non devono essere considerati semplici oggetti estetici; infatti, insieme agli accessori, raccontano tecniche artigianali e innovazioni tecnologiche, storie di epoche e identità culturali, nonché trasformazioni economico-sociali e artistiche di un particolare momento rivelando attraverso i materiali, le forme e le decorazioni, l’evoluzione del gusto e delle gerarchie sociali. Conservare un costume storico è un processo complesso e non deve essere considerato un atto dovuto per imposizione delle Soprintendenze. Un processo in cui si intreccia la ricerca alla tutela, la valorizzazione alla salvaguardia, per far sì che questo patrimonio possa essere trasmesso alle generazioni future.
La conservazione dei costumi storici rappresenta quindi un ambito fondamentale per la tutela del patrimonio culturale materiale del Teatro. Attraverso lo studio dei materiali, delle decorazioni e delle modalità di confezione, gli studiosi possono ricostruire abitudini quotidiane, rituali e persino dinamiche economiche. L’uso di fibre pregiate come seta o velluto spesso indica lo status sociale elevato, mentre le tecniche di tintura permettono di individuare quali fossero gli scambi commerciali e le influenze culturali. Gli archivi dedicati ai costumi storici possono essere di tipo museale, teatrale, cinematografico, ma anche privato, dove si raccolgono, si catalogano e si studiano i capi d’epoca, i bozzetti, le fotografie e tutti i documenti correlati.
Gli archivi teatrali e cinematografici custodiscono quelli che vengono più comunemente chiamati costumi di scena, spesso realizzati con tecniche artigianali anche di alto livello. Anche per questi archivi, il processo essenziale per una corretta conservazione è la catalogazione, perché prevede l’analisi dettagliata di ogni capo, la provenienza, la datazione, i materiali, lo stato di conservazione, gli eventuali interventi di restauro effettuati nonché tutti i dati “anagrafici” del costume: costumista, titolo, stagione, l’interprete che lo ha indossato, il personaggio interpretato. I tessuti storici sono molto fragili e la loro conservazione è molto delicata.
I principali fattori di degrado sono la luce, l’umidità, la temperatura, agenti biologi come le muffe, oltre che la manipolazione impropria. Per tutti questi motivi i costumi devono essere conservati in scatole di cartone non acido, possibilmente in orizzontale, con supporti imbottiti per mantenere la forma e avvolti in carta velina neutra per proteggere le fibre. Per ridurre la continua manipolazione e prevenire lacune o strappi la Scala, a seguito del processo di restauro conservativo avvenuto per alcuni dei capi indossati da grandi artisti come Callas, Tebaldi, Nureyev, per citarne solo alcuni, ha eseguito la digitalizzazione a 360°, consentendo non solo di ridurre la manipolazione diretta dei capi, ma anche di facilitare la ricerca da remoto favorendo sia la condivisione fra il Teatro e gli studiosi sia di documentare la struttura dei tessuti e dei costumi in maniera estremamente precisa e puntuale.
La possibilità di studiare un costume di scena, soprattutto nei dettagli, di approfondire le decorazioni, i tessuti adoperati o i dipinti effettuati, permette agli studiosi di analizzare le sperimentazioni di forme e materiali, capire sin dove i vari costumisti si sono spinti con la loro creatività e la loro ricerca estetica, arricchendo così le pagine della storia del costume. Spesso gli spettacoli teatrali, ma anche il cinema, in alcune epoche, hanno influenzato il gusto borghese tanto che i costumi di scena venivano imitati nella vita quotidiana e addirittura alcuni stilisti del secondo Novecento hanno introdotto nelle loro collezioni elementi scenografici. Allo stesso tempo la moda influenza da sempre i costumi teatrali per scelta dei tessuti e per la tecnica di confezione con reinterpretazioni minimaliste o concettuali, sempre alla ricerca di un equilibrio tra esigenze sceniche e impatto visivo. Questo approccio permette di rendere lo spettacolo più vicino al pubblico.
In diversi casi la Scala ha scritturato ben volentieri come costumisti stilisti di chiara fama. Un esempio è dato dalla produzione di Lucia di Lammermoor della Stagione 1982/1983 firmata da Pier Luigi Pizzi, per cui Rosita e Ottavio Missoni firmarono i costumi. I protagonisti erano Luciana Serra, nella parte di Lucia, e Luciano Pavarotti in quella di Edgardo di Ravenswood. Incrociando il palcoscenico della Scala, gli stilisti Missoni hanno lavorato su un titolo della grande tradizione, vestendo due dei più grandi interpreti del panorama internazionale. La conservazione dei costumi di scena di questo spettacolo ha permesso alla Scala, dopo più di quarant’anni dalla loro creazione e realizzazione, di collaborare con l’Associazione MuseoCity che, proprio nell’edizione di quest’anno, ha esposto ben quattro capi di questo allestimento. Così moda, costume teatrale, conservazione ed esposizione si mescolano e si intrecciano. Si può così riflettere quanto sia la moda, sia il costume, sia infine le mostre utilizzino un linguaggio visivo finemente artistico, anche se ovviamente con finalità diverse: il costume teatrale racconta e definisce il carattere di un personaggio, indica un’epoca, un contesto sociale e deve garantire una funzionalità scenica, come il movimento, la visibilità per essere leggibile anche da lontano; la moda esprime un’identità e un gusto contemporaneo, risponde al mercato e guarda soprattutto alla portabilità, tende alla vita quotidiana e reale senza enfatizzare; la mostra infine rende fruibile e visibile quello che è stato e quello che continua a essere con la conservazione del patrimonio. In estrema sintesi, il costume teatrale narra, la moda è estetica sociale.
Luciana Ruggeri