Il Coro
Il Coro della Scala è sinonimo, a livello nazionale e internazionale, di prestigio e di eccellenza artistica.
Il livello di qualità raggiunto è il frutto del lavoro paziente e meticoloso imposto negli anni da maestri del coro dalle sensibilità più spiccate.
Parliamo di Vittore Veneziani, voluto da Toscanini, nel primo dopoguerra, di Norberto Mola e poi di Roberto Benaglio, severissimo, un vero ingegnere del suono, nel periodo tra gli anni Sessanta e Settanta, quindi di Romano Gandolfi con Claudio Abbado.
La storia più recente porta Giulio Bertola al massimo dei suoi incarichi, riuscendo a mettere in parallelo il repertorio sinfonico e quello operistico; segue Roberto Gabbiani negli anni Novanta che consegna a Riccardo Muti un coro dagli archi gotici, potenziando il repertorio moderno (Dallapiccola, Petrassi, Penderecki...) e anche antico (Gesualdo da Venosa) fino a Richard Strauss.
Con Bruno Casoni, attuale Maestro del Coro, fine musicista e sapiente conoscitore di voci, anche bianche, si raggiunge quel tipico suono da palcoscenico operistico, potente e struggente allo stesso tempo.
Sebbene il Coro sia principalmente impegnato nell'opera, la sua duttilità gli permette di affrontare repertori diversi: da quello sinfonico corale a quello da camera, dal repertorio polifonico alle ricerche musicologiche, al Novecento contemporaneo, in brani scritti appositamente. Si ricordano a questo proposito: i Mottetti e le Tres sacrae cantiones di Gesualdo da Venosa, la Missa Super iniquos odio habui di Luca Marenzio, la Missa
L'homme armé di Carissimi e, soprattutto, la Messa da Requiem di Verdi, che è ormai considerata a pieno titolo il biglietto da visita del Coro. Insieme alle altre compagini scaligere, il Coro del Teatro alla Scala è stato protagonista nel corso degli anni di numerose, acclamate tournée europee e intercontinentali in Russia, Stati Uniti, Canada, Giappone e Corea.



