Soggetto
Richard Wagner
Tannhäuser
Il Monte di Venere.
Sul Monte di Venere il giovane cantore Tannhäuser giace abbandonato tra le braccia della dea, in un’atmosfera sensuale e inebriante; intorno ai due amanti danzano languidamente ninfe e baccanti, mentre risuona il canto lontano e avvolgente delle sirene.
Tannhäuser, tuttavia, ha nostalgia del mondo che ha lasciato. Venere, allarmata, vorrebbe continuare a trattenerlo presso di sé, e lo mette in guardia contro le sofferenze che lo attendono nel mondo dei mortali; ma Tannhäuser, pur rassicurando la dea che le attrattive del suo mondo sono senza pari, sostiene di non sentirsi creato per quella felicità soave e senza tempo. Venere fa appello a tutto il suo fascino e alla sua forza di persuasione; ma quando Tannhäuser, al colmo della sua esaltazione, pronuncia il nome di Maria, il regno di Venere si dissolve all’improvviso.
Tannhäuser si trova trasportato in una valle amena. Seduto su una roccia, un pastorello intona dolcemente un canto che esprime la gioia per il ritorno della primavera. Passa un corteo di pellegrini, in marcia per Roma; Tannhäuser, colpito dalla loro fede ardente, unisce alla loro la sua preghiera.
Suoni di caccia annunciano intanto l’arrivo del langravio Hermann, che giunge con i suoi cavalieri, fra i quali sono i cantori Wolfram von Eschenbach e Walther von der Vogelweide. Vedendo Tannhäuser che prega in silenzio, Hermann gli si avvicina. È allora che Wolfram lo riconosce e lo addita ai compagni. Tutti sono sorpresi del ritorno di Tannhäuser, un tempo loro rivale nelle gare poetiche, dopo una così lunga assenza.
Il langravio lo invita a tornare con loro al castello della Wartburg. Tannhäuser, che vorrebbe unirsi ai pellegrini sulla via di Roma, si fa convincere solo quando Wolfram pronuncia il nome di Elisabeth, la nipote del langravio. Tannhäuser, appreso che la fanciulla è malinconica per la sua assenza, chiede, tra le esclamazioni di gioia dei cavalieri, di essere ricondotto alla Wartburg.


