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Soggetto

Serata Forsythe

“Tra le tante coreografie che ho creato ve ne sono alcune che riprendo e sulle quali non smetto di  lavorare sin tanto che continuano a ispirarmi. Paul Valéry diceva: “un poema non è mai finito, semplicemente l’abbandoniamo”. (William Forsythe)


Artifact Suite è un distillato ma anche una nuova versione di Artifact, emblematico balletto classico a serata intera, in cui già nel titolo che significa “artefatto”, “oggetto fabbricato”,  il coreografo annuncia l’intenzione di lavorare sui materiali dello spettacolo, ma deviando costantemente dai risultati che ci si aspetta.

In Artifact, Forsythe ha esposto le sue teorie sull’illusione della percezione (“Benvenuti a vedere ciò che credete di vedere…”), sulla decostruzione, la rottura degli equilibri, la proiezione dei bacini in avanti, in un’interpretazione superveloce. Il vocabolario di quel balletto è servito da base al coreografo per formulare una suite riflessiva sull’arte, la civiltà, i limiti del balletto e l’illusione teatrale. Anche in Artifact Suite infatti il soggetto della danza è la danza classica stessa. Tuttavia le concatenazioni secolari, inscritte nei corpi dei danzatori, sono squassate e ricomposte in un lessico nuovo, atomizzato, lanciato nello spazio vuoto in maniera apparentemente casuale. Gli interpreti, tra i quali spiccano due coppie principali e un solista, agiscono spesso ai lati del palcoscenico, inoltre scompaiono poco alla volta durante le cadute del sipario, oppure vengono investiti da fasci luminosi che esaltano le loro silhouettes.

Nella prima parte del balletto, la famosa Ciaccona BWV1004 (Partita per violino solo n°2 in re minore) di Johann Sebastian Bach è registrata, ed è qui che le due coppie principali si alternano in una serie di stupefacenti concatenazioni. Anche nella seconda parte la musica è registrata, ma reca la firma di Eva Crossmann-Hecht. 
 
 

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