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Soggetto

Trittico Novecento

L’idea di base, e il conseguente materiale di cui si compone Bella Figura, non sono molto complicati, ma forse non troppo semplici, nel caso si osservino da prospettive personali. Il balletto è infatti una “parabola” sulla relatività in senso lato di sensualità, bellezza ed estetica, e sul quesito relativo a come affrontiamo questo fenomeno nella vita quotidiana. È un viaggio nel tempo e nello spazio, che illumina sia la nostra dignità sia i nostri dubbi.

Per i danzatori, non si tratta solo di una manifestazione delle loro competenze, qualità estetiche o capacità tecniche, ma rappresenta anche l’accettazione dei loro limiti e dubbi e della loro vulnerabilità. Le parole “bella figura”, nella lingua italiana, non significano solo “corpo magnifico” ma indicano anche un atteggiamento filosofico di persone messe a confronto con una situazione difficile.

In altri termini, il pubblico in platea non sa se l’attore, che sta recitando stasera, ha problemi oppure no, e nulla saprà delle sue difficoltà personali, ma anche l’attore è consapevole che il pubblico è ignaro! Tutto ciò che gli serve sapere però è che il pubblico ha acquistato un biglietto per vederlo, e vuole essere “intrattenuto”. Così indossa la sua “bella figura”. Si mette addosso “la sua faccia migliore”...

Da tempo mi pongo questa domanda: “Che cos’è una performance, e chi ne sono davvero gli interpreti?”. E ancora: “Quando comincia lo spettacolo? Quando si alza il sipario o quando il coreografo chiede ai danzatori di impararne i primi passi? Il balletto ha forse inizio quando i danzatori cominciano a mettersi il make-up?

E... finisce nel momento in cui lasciano il palcoscenico, o continua sino alla fine delle nostre vite?”. Oppure:“Qual è la differenza tra i vestiti che indossiamo per strada, e i costumi teatrali? Dove sta il confine tra arte e artificio? e dove dobbiamo disegnare la linea di demarcazione tra fantasia e realtà?”...

Questo “Mondo di mezzo”, questa “Zona del tramonto”, in cui si mescolano sentimenti diversi, produce il tipo di tensione o alchimia, che mi interessa di più. Crea un mondo in cui ogni tipo di realtà (razionale o fantastica) emerge nel modo più imprevedibile e surreale. Puoi immaginare di essere sull’argine di un sogno… sei nel buio più totale, ed ecco che entri in una luce brillante e tagliente, con gli occhi chiusi, e dubiti ogni momento della nostra cosiddetta realtà. Quando riapri gli occhi, ti rendi conto che il sogno è entrato nella tua vita, ed è diventato una parte della tua cosiddetta “realtà”.

In ogni caso, tutte queste cose – che ho appena tentato di descrivervi – possono essere spiegate in modo molto più semplice: immaginate di aver fatto un sogno nel quale siete caduti giù dal letto e, quando vi svegliate la mattina dopo, vi accorgete di esservi rotti una costola.

(Jiří Kylián, Den Haag, 23 settembre 2007)

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