Soggetto
Giuseppe Verdi
La traviata
Camera da letto di Violetta.
Circa un mese dopo,Violetta è ormai costretta a letto dalla tisi. Il dottor Grenvil, venuto per visitarla, non nasconde ad Annina che la fine è ormai vicina. Di nuovo sola, Violetta legge una lettera di Giorgio Germont che le rivela di aver raccontato tutta la verità al figlio, il quale sta facendo ritorno a Parigi per rivederla; la donna è stremata e sfiduciata (romanza: «Addio, del passato»). Fuori, frattanto, impazza il carnevale (baccanale [coro]: «Largo al quadrupede»).
All’arrivo di Alfredo i due si abbracciano e sognano di lasciare insieme la città (cantabile del duetto: «Parigi, o cara, noi lasceremo»), ma ben presto Violetta si rende conto che è troppo tardi (cabaletta: «Gran Dio!... morir sì giovane»). Giunge anche il vecchio Germont che adesso considera Violetta come una figlia. Manca ormai poco: Violetta dona ad Alfredo il suo ritratto e lo esorta a ritenersi, con la sua morte, libero da ogni vincolo; dopo un ultimo, effimero segno di vita, muore fra la costernazione di tutti i presenti.


