Soggetto
Giuseppe Verdi
Macbeth
Bosco.
Tre crocchi di streghe appaiono fra lampi e tuoni intonando un coro che culmina in una ridda infernale («Le sorelle vagabonde / van per l’aria, van sull’onde»). Entrano Macbeth e Banco, generali dell’esercito scozzese, ai quali le streghe predicono un fausto futuro: Macbeth sarà presto nominato signore di Caudore dal re di Scozia Duncano, e poi ascenderà al trono; Banco, pur senza mai regnare, avrà una discendenza regale. Lo stupore dei due raggiunge il culmine quando i messaggeri del re comunicano a Macbeth che Duncano lo ha eletto signore di Caudore. Usciti di scena i due generali col loro seguito, le streghe cantano la “stretta dell’introduzione” («S’allontanarono!»).
Atrio nel castello di Macbeth.
Entra Lady Macbeth leggendo una lettera del marito che la informa delle predizioni delle streghe. L’Andantino della sua Cavatina esprime la bramosia di potere che la invade («Vieni! t’affretta! Accendere»); saputo da un servo dell’arrivo imminente del marito e del re Duncano che sarà loro ospite per quella notte, dà sfogo ai suoi propositi criminali: Lady Macbeth ha infatti concepito di assassinare Duncano per consentire allo sposo di cingere la corona di Scozia (cabaletta: «Or tutti sorgete, ministri infernali»). Entra Macbeth col seguito del re. Egli indugia: soltanto la determinatezza della consorte riesce a spingerlo a compiere il delitto. La scena culmina in un duetto della coppia scellerata («Fatal mia donna! un murmure») durante il quale Macbeth, in preda ai rimorsi, non osa riportare il pugnale nella stanza del delitto; Lady Macbeth strappa allora l’arma insanguinata dalle mani del marito e non esita a riportarla lei stessa nel luogo dove è avvenuto il regicidio perché la colpa ricada sulle guardie. Scoperto l’omicidio di Duncano, il nobile Macduff ne informa atterrito i cortigiani. L’atto si chiude nello sgomento generale («Schiudi, inferno, la bocca ed inghiotti»).


