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Il lago dei cigni
Bourmeister si accinse a creare la sua versione del Lago nel 1953 mosso da un duplice interesse: quello, sempre presente nella sua compagnia, di chiarire e rendere il più leggibile possibile la trama del balletto e quello di recuperare, aderendo alla partitura originale scritta da Čajkovskij, quella fedeltà alla musica e, di conseguenza, alla visione drammatica del compositore, che il tempo e il continuo spostamento dei numeri musicali ad opera dei vari coreografi ricostruttori avevano, a suo avviso, assai compromesso.
Bourmeister studiò il manoscritto originale della partitura conservato nel Museo Čajkovskij di Klin, e seguì nella sua versione l’originale sequenza dei numeri musicali così come concepita dal maestro, apportando quindi nel suo balletto alcuni significativi spostamenti rispetto alla sequenza usata in altre versioni e alcune interessanti varianti drammaturgiche: dal prologo con la rappresentazione dell’antefatto della storia al lieto fine dell’epilogo di tradizione sovietica. Odette e Sigfrido sopravvivono, in questa vita, alle terribili onde del lago e grazie al potere del vero amore sono finalmente uniti per sempre.

