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Ricordo di Patrice Chéreau

Patrice Chéreau ci ha lasciati, ma, si sa, nessun artista muore davvero. Alla Scala si sente ancora la presenza dell’uomo sensibile, attento ed esigente che in palcoscenico soffiava instancabilmente la vita nelle sue regie. Risuona ancora la sua voce, lampeggia il suo sguardo, si agitano le sue mani, espressive come parole. E sopra ogni cosa rimangono gli spettacoli con cui ha lasciato il suo segno inconfondibile nel teatro musicale del nostro tempo e negli ultimi anni di questo teatro. 

Alla Scala, Chéreau era entrato per la prima volta nel 1979, portando insieme a Pierre Boulez la straordinaria Lulu realizzata per l’Opéra di Parigi, voluta da Claudio Abbado per il Festival Berg da lui ideato. Pochi anni dopo, nel 1984, Chéreau realizzava per la Scala un Lucio Silla di Mozart ch’era un esercizio di regia teatrale pura, in uno spazio astratto e quasi severo, fuori dal tempo. Il 2007 è l’anno del Tristan und Isolde con cui Chéreau imprime la sua impronta sull’identità della Scala diretta da Stéphane Lissner: regia capolavoro che condivise il trionfo con Daniel Barenboim. Nella primavera del 2010 il pubblico della Scala rimane ancora una volta travolto da uno spettacolo di potenza irresistibile: Da una casa di morti di Janacek, prodotto in collaborazione con i Wiener Festwochen, ancora e sempre con le scene di Richard Peduzzi. E alla Scala rimane l’orgoglio di poter offrire al pubblico anche l’ultima regia capolavoro: Elektra di Strauss, i prossimi maggio e giugno, sotto la direzione di Esa-Pekka Salonen.

Sapeva o sentiva, Chéreau, che avrebbe potuto non esserci, ma volle che la sua Elektra andasse comunque in scena alla Scala, con gli stessi interpreti. E dunque anche lui ci sarà. Sempre.
 

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Teatro alla Scala