Home page > Franco Corelli "Il mio pensiero è sempre là"

print

Franco Corelli "Il mio pensiero è sempre là"

Dieci anni fa, il 29 ottobre 2003, moriva Franco Corelli, voce tra le più belle, artista tra i più raffinati ed esigenti,  appassionatamente amato dal pubblico. Il Teatro alla Scala, in cui Corelli cantò per quasi undici  anni, fra il 1954 e il gennaio 1965, dedica al ricordo del suo indimenticato tenore l'ultima recita di Don Carlo.

Franco Corelli debuttava alla Scala il 7 dicembre 1954 con La Vestale di Spontini, direttore  Antonino Votto, nella regia di Luchino Visconti, accanto a Maria Callas, Ebe Stignani, Nicola Rossi Lemeni. “… abbiamo ascoltato un tenore nuovo per la Scala - scriveva Eugenio Gara - : il giovane Franco Corelli, che se non c’inganniamo ha tutta l’aria di volerci restare per un bel pezzo. Corelli ha le carte in regola, ossia una voce calda, piena, sostanziosa, e, ciò che conta, l’intima convinzione di quel che fa, il sicuro senso del rapporto fra suono, gesto e parola. Per di più è un bel ragazzo, alto e atletico, e sta in scena con vera (non tenorile) baldanza. É piaciuto subito. Le donne, e  la cosa non guasta, avevamo l’impressione d’aver trovato ciò che cercavano: il Marlon Brando della chiave di sol”.

La carriera di Franco Corelli è scritta, le sue doti fotografate con precisione. Dalla Vestale alla sua ultima opera alla Scala, Turandot, il 7 dicembre 1964, scorrono gli anni d’oro e i titoli, stilisticamente ben diversi, della sua grandezza: La fanciulla del West, Fedora, Giulio Cesare ed Eracle di Haendel, Aida, Pagliacci, Il Pirata, Ernani, Carmen, Il Trovatore, Andrea Chénier, Poliuto, La battaglia di Legnano, Gli Ugonotti, Cavalleria rusticana.

Se il nome di Franco Corelli è tra i riferimenti più alti dell’interpretazione moderna, ciò è dovuto alla straordinaria coscienza del professionista nel costruire il proprio strumento, alla tensione inquieta e costante dell’artista verso la perfezione.

“Manchino dieci giorni o due a una recita – diceva Corelli in un intervista a Rodolfo Celletti – io non faccio altro che pensare a ciò che avverrà nel momento in cui dovrò eseguire una certa frase, prendere un certo acuto, addolcire una certa nota: nei limiti del possibile, io cerco di predisporre, per ogni problema vocale, più soluzioni. Mi piace variare accenti, colori, inflessioni… Non si comanda alla voce, come a un piede o a una mano:io passo la vita a studiare, a cercare di migliorare. Ma non riuscirà mai a disporre della voce come di un piede o una mano. Ho sempre di fronte l’incognita di ciò che avverrà in scena. Perciò il mio pensiero è sempre là”.

L’insistenza, poi, nell’avvicinare la forza e la verità della sua presenza scenica a nomi di grandi attori del cinema, come Errol Flynn, John Wayne, Marlon Brando, aveva un significato tutt’altro che estetico e decorativo: riconoscere che con Franco Corelli l’Opera assumeva il rischio di porsi come forma d’arte moderna, e l’interpretazione il dovere di muoversi in sintonia con il nostro tempo. 
:
 

CERCALA MIA SCALA
 
Teatro alla Scala