Les Troyens

Hector Berlioz

Soggetto


La presa di Troia
 

Atto I

I Greci hanno tolto l’assedio alla città di Troia, e i Troiani, dopo tanti anni di guerra, finalmente escono dalle mura e si danno alla più grande esultanza. Credendolo un’offerta a Pallade, decidono di portare in città il grande cavallo di legno che i Greci hanno abbandonato. Tutti pensano di essere salvi, e non danno ascolto alle profezie di Cassandra, che vede invece nella partenza dei Greci solo un inganno che porterà alla rovina e alla morte tutti i Troiani.
 
Atto II

Il destino vuole che Troia perisca. Mentre il popolo festeggia con giochi in onore degli dèi la libertà riconquistata, avvengono prodigi. Enea racconta che Laocoonte ha colpito il cavallo di legno con una lancia e che subito dopo è stato divorato da due orrendi serpenti. Credendo a un sacrilegio, Priamo ordina che il cavallo sia subito portato in città. Invano Cassandra insiste nelle sue profezie e cerca di convincere la folla accecata della rovina che l’attende. Poco dopo, nella notte, l’ombra di Ettore appare a Enea annunciandogli che Troia sta per essere presa dai Greci e che il suo destino è di andare in Italia per fondare una nuova città e trovarvi morte gloriosa. Mentre i Greci si impossessano delle mura e dei palazzi, seminando incendi e morte, Enea combatte l’ultima battaglia e si apre un varco con i suoi fidi, portando con sé il tesoro di Priamo. Cassandra e le donne troiane si uccidono piuttosto che cadere in mano ai vincitori.
 


I Troiani a Cartagine
 

Atto III

Siamo a Cartagine, la nuova città dove regna Didone. Vi si festeggia la prosperità e la nuova ricchezza, e la regina nel corso di una cerimonia riceve l’omaggio del suo popolo laborioso. Viene annunciato l’arrivo di stranieri dal mare, e Didone li accoglie con amicizia. Sono i Troiani, guidati da Enea, la cui presenza turba la regina. Proprio in quel momento si apprende che Iarbas, re dei Numidi, si appresta a conquistare con le armi Cartagine. Enea si offre di combattere a fianco dei Cartaginesi contro il re barbaro.
 
Atto IV

Vinti i Numidi, Enea resta ospite di Didone. Fra l’eroe e la regina è nato un amore, che è visto con simpatia dalla sorella di Didone, Anna, ma che preoccupa il fedele Narbal. Si fanno grandi feste, cacce e balli; Enea, dimentico degli ordini degli dèi che vogliono che il suo destino si compia in Italia, si abbandona alla passione; Didone dimentica la fedeltà al marito morto. Ma Mercurio interviene con un grido ammonitore: Italia!
 
Atto V

Enea non può sfuggire al destino. Le ombre dei morti lo perseguitano ed egli deve decidere la partenza. Malgrado l’amore per Didone, deve dare alla flotta l’ordine di salpare. La spiegazione fra i due amanti è drammatica e tenera insieme. Didone torna disperata nelle sue stanze, combattuta fra odio e amore: chiede alla sorella di implorare Enea perché resti, ma viene informata che la flotta troiana ha già preso il mare. La regina fa preparare un sacrificio per gli dèi degli inferi, e si trafigge sul rogo con la spada. Ha la visione di una vendetta futura su Roma, a opera di Annibale, poi però la profezia si muta nel trionfo totale di Roma. I Cartaginesi maledicono per il futuro i Romani, mentre se ne annuncia il totale trionfo imperiale. La volontà degli dèi sarà esaudita e il sacrificio di Didone resterà senza frutti.
CERCALA MIA SCALA
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Teatro alla Scala