Le Spectre de la rose - La rose malade - Cavalleria rusticana

Michail Fokin - Roland Petit - Pietro Mascagni

Soggetto

Le spectre de la rose

 
 
Soulève ta paupière close
Qu’effleure un songe virginal.
Je suis le spectre de la rose
Que tu portais hier au bal…
 

Dal poema di Théophile Gautier (1837)

 

Al levarsi del sipario, una giovane, rientrata da un ballo e vinta dalla stanchezza,
si addormenta su di una poltrona. Nel suo sogno, la rosa che tiene tra le mani,
diventa un genio che le prodiga carezze e sparisce all’alba.
 

Programma ufficiale dei Ballets Russes – Théâtre du Châtelet, maggio-giugno 1912.

 

Anche se attinge alle risorse del balletto classico, ritengo che questa coreografia appartenga alle realizzazioni del nuovo balletto. Non comporta delle danze destinate a mettere in mostra il virtuosismo (ed è per questo motivo che sono contrariato dal mito del salto di Nijinskij).Qui la danza è costantemente espressiva. Il tema della Giovane è nuovo e bello: a occhi chiusi, cerca, richiama la sua visione. Lo Spettro, in nessuno dei suoi movimenti, assomiglia a un danzatore abituale che esegue le sue variazioni per il piacere del pubblico. È uno spirito, un sogno; l’essenza della rosa, la carezza dei suoi teneri petali, e ancora altro, tanto che è impossibile trovare delle parole precise per descriverlo. In nessun caso è un cavaliere o un partner della danzatrice. In questo balletto, inoltre, la tecnica delle braccia è completamente differente da quella, strettamente congelata, del vecchio balletto.

 

Da Michail Fokin, Memoirs of a ballet master.

 
Dal programma di sala Le spectre de la rose. La rose malade. Cavalleria rusticana
Teatro alla Scala, Stagione 2013/2014.

 

La rose malade

 

O Rose, tu déperis;
L’insecte invisible
qui vole la nuit
dans le vent qui mugit
a découvert ton lit
de joie empourprèe
Et son amour secret et caché,
ronge et détruit ta vie.
 

A sipario aperto, la voce registrata di Roland Petit declamerà la versione francese di The Sick Rose dal poemetto The Marriage of Heaven and Hell di William Blake.

 

Danza d’amore e di morte, contrasti appassionati e disperati, destini che si incrociano in un’atmosfera quasi di sogno. Una donna, una ballerina, danza fino quasi a dimenticare e a perdere la propria identità: un’immagine che si direbbe preraffaellita, tuttavia sostenuta da un classicismo purissimo. Sulla scena volutamente nuda, il corpo della danzatrice langue, ha bisogno di un sostegno e dolcemente si adagia sulle braccia del danzatore quanto mai atletico che le fa da partner; poi riprende vita, si slancia, si protende verso l’alto e muove le braccia come fossero petali che senza resistenza si staccano dalla corolla. Un gioco sottile di frasi romantiche, di gesti inquietanti, di slanci pieni di ardore.Tormento ed estasi.

 

Da Domenico Rigotti, “La rose malade”, essenza di una caduca seduzione.

 

Programma di sala Le spectre de la rose. La rose malade. Cavalleria rusticana
Teatro alla Scala, Stagione 2013/2014.
 
 

Cavalleria rusticana

 

Durante il preludio, a sipario chiuso, Turiddu intona una serenata – una “siciliana” – a Lola, la ragazza a cui s’era promesso prima di andar soldato e che ha ritrovato, al suo ritorno, sposa a compar Alfio, un carrettiere benestante. La scena rappresenta la piazza d’un villaggio nei dintorni di Catania, a destra la chiesa, a sinistra l’osteria di mamma Lucia. Uno scampanio festoso saluta la mattina di Pasqua, mentre i cori giocondi dei contadini e delle contadine risuonano dai campi e dagli agrumeti. Santuzza, amante di Turiddu, rosa dal sospetto che il giovane sia tornato a trescare con la sua vecchia fiamma (le hanno riferito d’averlo visto a notte alta presso la casa di Lola), viene a cercarlo da mamma Lucia, che le risponde, gelida, di lasciare in pace suo figlio. “Perché lo cerchi fin qui? Turiddu non c’è, è andato a prender del vino a Francofonte”, le dice. “Non è vero”, replica Santuzza, “non s’è mosso dal paese.” Lucia si turba a questa notizia, intuisce la verità e invita Santuzza a entrare, per parlare più liberamente. “Non posso entrare in casa vostra”, confessa la ragazza, “sono scomunicata.”

Il dialogo delle due donne viene interrotto dal sopraggiungere di compar Alfio che, accompagnato da un gruppo di compaesani, inneggia euforico alla vita errabonda e libera del carrettiere, felice in fondo d’essere atteso a casa, ogni sera, dalla moglie fedele. S’aduna intanto sulla piazza la folla per partecipare alla processione pasquale, che si conclude poi in chiesa con la funzione solenne. Santuzza, scomunicata per la sua relazione scandalosa con Turiddu, non può entrare in chiesa: ferma mamma Lucia, che sta per avviarsi, e le rivela, in lacrime, il suo disperato amore per il giovane; egli l’ha sedotta soltanto per consolarsi del matrimonio di Lola, ma il suo cuore è ancora tutto per la sposa di Alfio, che lo ricambia con l’antica passione, tradendo apertamente il marito. Mamma Lucia entra in chiesa, angosciata da un triste presentimento.

Rimasta sola, Santuzza vede avvicinarsi Turiddu e lo affronta: deve essere il momento della chiarificazione, ma lui non vuole ascoltarla. Prima tenta malamente di mentire sulle sue assenze da casa e sui suoi incontri con Lola, poi alle contestazioni incalzanti di Santuzza oppone in crescendo tutto il repertorio dell’arroganza maschile, passando ipocritamente dai toni del fastidio per la “vana gelosia” all’orgoglio offeso e all’indignazione minacciosa per aver dovuto sopportare tanta oltraggiosa ingratitudine. A sua volta, Santuzza passa dalle accorate accuse per la scoperta infedeltà alla rabbia, all’umiliazione e all’implorazione del perdono quando, di fronte al calcolato giusto sdegno» di Turiddu, ha paura di perderlo. Arriva intanto Lola, canticchiando provocante uno stornello dedicato a Turiddu. Vedendo i due, s’arresta un momento e chiede a Santuzza, con sarcasmo, come mai non vada alla messa. “Ci deve andare chi sa di non aver peccato”, risponde fiera Santuzza.

Entrata Lola in chiesa, riprende il confronto fra i due amanti, in una tensione sempre più drammatica tra la finta collera di Turiddu e l’esasperazione di Santuzza, che, alla fine, lancia al giovane un’oscura minaccia: “Bada!”. Alla risposta di scherno di Turiddu che s’avvia alla chiesa senza degnarla più di uno sguardo, gli urla la sua maledizione: “A te la mala Pasqua, spergiuro!”. Quando sopraggiunge compar Alfio, Santuzza, sconvolta, gli svela la tresca di Turiddu con sua moglie. “Mentre voi correte all’acqua e al vento a guadagnarvi il pane”, gli dice, “Lola v’adorna il tetto in malo modo.” Alfio l’ascolta con furore contenuto e, quando capisce che Santuzza gli racconta la verità, giura di vendicare il suo onore. La funzione è finita, la folla esce di chiesa, un gruppo di uomini si sofferma all’osteria. Turiddu invita gli amici a un brindisi pasquale e offre da bere a compar Alfio. “Grazie”, risponde Alfio, “ma il vostro vino non l’accetto. Mi sembrerebbe veleno.” Turiddu intuisce e rovescia a terra il contenuto del bicchiere. «A piacer vostro», dice. Sono le scarne parole di un’antica liturgia rusticana. Gli amici ammutoliscono. Alcune comari si fanno intorno a Lola e l’invitano, sollecite, a rientrare in casa. Poi il giovane stringe in un abbraccio Alfio e gli morde, secondo il rito, l’orecchio destro. “Compare, avete il morso a buono, ci intenderemo bene, a quel che pare”, replica Alfio freddamente. Il rituale della sfida è concluso, l’appuntamento è immediato, negli orti vicini, appena fuori dal paese.

Prima di seguire il rivale, Turiddu invoca la madre, chiedendo la sua benedizione, come il giorno in cui partì soldato. La povera donna non sa rendersi conto di quell’improvvisa commozione ma Turiddu non le lascia il tempo di domandare, dice d’essere alterato dal troppo vino bevuto e la implora, se mai non dovesse tornare, di fare da madre a Santuzza, che resterebbe sola al mondo dopo che lui l’ha disonorata. Poi la bacia ripetutamente e fugge verso la campagna. Pochi momenti dopo, il dramma è compiuto. S’ode dai vicoli un indistinto mormorio e subito il grido straziante di una donna che accorre sulla piazza: “Hanno ammazzato compare Turiddu!”.

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