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Roméo et Juliette

Soggetto

Prima parte

Introduzione

L’energico via vai dei danzatori, in costumi bianchi e neri, suggerisce le battaglie tra Capuleti (bianchi) e Montecchi (neri). Non vi sono armi; la scena non ha epoca, né connotazione geografica, e anche le donne, scalze, partecipano ai tumulti. Un corpo a terra richiama l’intervento del Principe, accorrono pure Giulietta e la nutrice; la giovane danza spensierata davanti a lei, mentre Romeo, già innamorato, la guarda, fermo. Un altro corpo è a terra; la presenza del Principe ha raffreddato gli impeti focosi. Coppie si abbracciano o si stuzzicano. L’atmosfera è tesa, gli sguardi sospetti.
 

Prologo

Formando una catena che si apre e si rinserra, alcuni danzatori paiono ricordare, con la loro gestualità, e quasi seguendo le parole cantate, i dissidi delle famiglie rivali. Sulla voce del mezzosoprano, nascono da più piccoli e morbidi raggruppamenti coppie che evocano il ballo e la festa preannunciati dal coro. Nel gruppo, Romeo e Giulietta, rimasti soli, svelano il loro amore.

Strofe

Sulla voce del mezzosoprano, la danza è un’esaltazione “dei primi trasporti passionali che non si dimenticano”. La coppia formata da Romeo e Giulietta si rispecchia in un’altra coppia; nei loro costumi, un gioco di contrapposizione tra libertà e appartenenza alle casate rivali. Continua, sul canto del mezzosoprano, il vortice degli incontri, suggellando l’impossibilità di arginare l’amore per motivi d’appartenenza famigliare, sociale o d’altro genere. L’ingresso di Romeo e di due amici anticipa quello del tenore, seguito dal coro.

Scherzetto

Il tenore “danzante” evoca il baccanale e lo scompiglio creato dalla fata Mab, personaggio solo evocato. Tutti i ballerini sono posseduti dall’estro della fata shakespeariana e da una scanzonata frenesia. Al termine del canto del tenore, il coro ricorda la morte incombente, il sangue e le lacrime versate sfilando in un’austera e composta passerella.

Seconda parte


Romeo è solo, la sua danza s’allunga nello spazio, quasi alla ricerca di un conforto, che arriverà grazie a due compagni, eleganti e in nero, che evocano Mercuzio e Benvolio. Il bianco della camicia e il nero dei pantaloni di Romeo spezzano la rigidità delle contrapposte convenzioni cromatiche. Al ballo in tutù e marsine i tre partecipano mascherati, ma anche gli altri sfoggiano mascherine e la loro gestualità suggerisce l’atto di mangiare e bere, comune in una festa. Un’intraprendente Giulietta è attratta da Romeo: lo accarezza e balla con lui assieme ad altre coppie. L’incontro, da Shakespeare, delle mani dei due innamorati, è mantenuto, ma il lirismo si mescola all’allegria: la fine del ballo porta al riso collettivo. Quando tutti se ne vanno, Giulietta, seduta, si toglie il tutù.

Terza parte

Scena d'amore

Sul canto del coro, numericamente raddoppiato, tornano come in un sogno i partecipanti alla festa, dividendo lo spazio e i due amanti, seduti ai capi opposti della stessa pedana. Finalmente soli, i due creano un appassionato passo a due, cuore della vicenda, anche intessuto di carezze e baci realistici. Il duetto termina con il sollevarsi obliquo di una delle pedane. Giulietta s’innalza e fugge via, mentre Romeo si sdraia sotto il simbolico verone.

Quarta parte

Scherzo

Con l’entrata di due ballerini a petto nudo, la danza, in seguito collettiva, riscrive momenti della festa, con il ritorno di Giulietta in tutù. La giovane sale sul pannello obliquo e trova Romeo. Padre Lorenzo sposa i due giovani, semplicemente sollevandoli. Sotto il pannello, ballerine come morte sono trascinate dai compagni. Padre Lorenzo e Giulietta si confrontano. Il pannello si alza ulteriormente e proietta le ombre dei danzatori; cola sul suo nitore una vernice nera, simbolo ambiguo del veleno mortale che inquina la purezza, e della pozione che Giulietta non beve,ma usa per cospargersi il volto, il collo e un braccio prima di cadere svenuta ed essere trascinata via. Nel silenzio Romeo prova a scalare ripetutamente il pannello ancora più alto e obliquo, ogni volta ricadendo giù. Continua a danzare nel silenzio. Il corpo apparentemente privo di vita di Giulietta è portato in scena.

Corteo funebre di Giulietta

Sfilano coro e danzatori in bianco (Capuleti); Giulietta è sorretta e più volte sollevata da un danzatore che evoca Messer Capuleti e da un altro ballerino in pantaloni neri che scopriremo essere il doppio di Padre Lorenzo, il cantante/basso. Messo in verticale a testa in giù, il corpo di Giulietta sembra non avere pace, prima di essere infine deposto. I danzatori pongono ai suoi piedi e ai lati piccole pietre. Il nobile abbraccia una figura sofferente, che evoca Madonna Capuleti. Dopo un ultimo addio collettivo a Giulietta, tre danzatori in nero versano pietre: Giulietta è sepolta.

Romeo alla tomba dei Capuleti

Romeo, sopraggiunto davanti all’amata, si distende sul suo corpo e prova a disseppellirla. Prende il veleno dalle sue mani e china la testa sul suo petto; ma ecco che lei si risveglia, gli accarezza i capelli e Romeo, non ancora morto, danza con lei sino allo sfinimento. Cade esanime, finendo nella tomba che prima era dell’amata. Giulietta, disperata, si butta sul corpo di Romeo, prende dalle sue labbra il veleno, gli chiude gli occhi, afferra la sua mano e si autoinfligge un colpo come di pugnale, accasciandosi su di lui.

Finale

Una grande folla di ballerini e coristi in bianco e in nero si addensa davanti ai due morti. Il coro si divide in Capuleti e Montecchi ai lati della scena, ove invece resta un gruppo di danzatori in bianco raggiunto dal cantante/basso che impersona Padre Lorenzo e che carpisce qualche gesto e movimento dal suo doppio. Alla danza di Padre Lorenzo/ballerino fanno da contrappunto piccoli e distinti gruppi in bianco: questo colore ha ormai solo il connotato della purezza. Padre Lorenzo/ballerino consegna il corpo di Giulietta al nobile Capuleti. Deposta Giulietta accanto a Romeo, una danza concitata segue il contrasto dei due cori e l’imporsi del cantante/basso/Padre Lorenzo, pure mobilissimo. Alle sue invettive alcuni coristi rispondono fisicamente, sdraiandosi a terra, ma poi le loro contrapposte schiere s’incontrano. Capuleti e Montecchi cominciano a intendersi e il finale, con le braccia sollevate di Padre Lorenzo/ballerino, è un tripudio alla ritrovata amicizia delle famiglie rivali.

 

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Teatro alla Scala