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Notre-Dame de Paris
Prima delle Prime
“L’esprit de finesse di Roland Petit per un fosco dramma romantico”
Ridotto dei palchi "A. Toscanini"
Mercoledì 6 febbraio 2013, ore 17
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Notre Dame de Paris - che torna in scena alla Scala dal 10 febbraio dopo oltre dieci anni dalle precedenti rappresentazioni - è un balletto importante per Roland Petit e per il pubblico, da sempre affezionato alle grandi storie. La cifra originale e assolutamente inconfondibile di Petit si svela qui nella sua interezza: la narrazione c’è ma è moderna, con una mimica molto diluita; la fonte letteraria c’è ma è filtrata attraverso quella leggerezza e quella eleganza che hanno contraddistinto tutti i lavori del grande maestro recentemente scomparso. E soprattutto c’è tanta danza, per tutti.
Notre Dame de Paris infatti è il primo balletto che Petit crea (nel 1965) per l’Opéra di Parigi, dove si era formato e che aveva abbandonato dopo la guerra. Dopo balletti ispirati al music-hall o di un colorato neoclassicismo, ora si dedica a un classico della letteratura francese, Notre dame de Paris (1831) di Victor Hugo. Si è posto evidentemente il problema di impiegare le grandi risorse dell’Opéra, e cioè corpo di ballo, solisti, étoiles. Così ci sono grandi sequenze per tutti, per le masse, i protagonisti e i comprimari. La grande variazione di Esmeralda ha fatto parte per molti anni (e forse fa parte tuttora) dei pezzi danzati regolarmente nei passi d’addio delle ballerine. Il “mostro” Quasimodo è sagomato come un personaggio tenero, che nessun grande ballerino ha mai disdegnato di interpretare.
Il romanzo di Victor Hugo è uno dei capolavori della letteratura romantica, un romanzo estremamente cupo che Petit alleggerisce anche vestendolo dei colori squillanti e raffinati dei costumi di Yves Saint-Laurent, ambientandolo in una scenografia stilizzata ma di grande suggestione, delineando quattro personaggi-perno della vicenda drammatica e utilizzando il corpo di ballo in modo non decorativo, ma fortemente espressivo.
Di tutto questo parlerà, con l’ausilio di documenti video, Patrizia Veroli, studiosa e storica della danza e del balletto, autrice di diversi volumi, e curatrice di mostre soprattutto sulla danza del ‘900. E’ in corso di pubblicazione il volume I Ballets Russes di Diaghilev tra storia e mito, che ha curato col musicologo Gianfranco Vinay per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
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