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Notre-Dame de Paris

Soggetto

Atto I
  

La festa dei folli.

Nell'anno di grazia 1482 nella Parigi di Luigi XI che ha per confini Notre-Dame, il Louvre e lo Châtelet – Dio, il re e la giustizia - borghesi e contadini si riuniscono per celebrare la festa dei folli. Chi si dimostrerà più bravo a fare smorfie e buffonate vincerà il titolo di "Papa dei folli".
Appare all'improvviso un essere mostruoso che eclissa tutti gli altri: gobbo, zoppo, è Quasimodo, il campanaro di Notre-Dame. Ma la sua difformità non è finta, è reale. Alla sua vista la folla resta per un istante stupita, poi, crudelmente beffarda, lo proclama "Papa dei folli" e trascina in un corteo grottesco il povero storpio confusamente felice del proprio titolo derisorio.

La preghiera.

Ma qualcuno rovina la festa. Claude Frollo, l'arcidiacono di Notre-Dame, ricorda al popolo che la vita non è fatta soltanto di piaceri e si deve pregare e pentirsi. Vergognoso, Quasimodo, come un cane fedele, va ad accucciarsi ai suoi piedi. Perché è a questo prete, dall'apparenza dura e austera, che egli deve la vita. Abbandonato subito dopo la nascita e destinato al rogo da qualche comare che vedeva nella sua mostruosità un segno del diavolo, fu Frollo a raccoglierlo, crescerlo e a farne il campanaro della cattedrale.
Sotto la sua maschera di freddezza e di severità, Frollo nasconde un'anima in preda ai tormenti, da quando ha scorto una certa zingara di nome Esmeralda, intenta a danzare sul sagrato di Notre-Dame. Invano tenta di pregare: il suono del tamburello, intollerabile ossessione, rimbomba incessantemente alle sue orecchie.

Esmeralda.

Ed eccola che arriva, così bella che "Dio l'avrebbe preferita alla Vergine", danza con il suo corpo di fuoco. come un invito all'amore. Folle di desiderio, Frollo ordina a Quasimodo di andare a rapire Esmeralda e di portargliela.

La Corte dei Miracoli.

Incomincia allora uno spaventoso inseguimento; Quasimodo cerca Esmeralda per Parigi, attraverso una folla dì ombre: mendicanti, malati, pitocchi, tagliaborse, ladri, assassini, i dannati della Corte dei Miracoli il cui regno è la notte.

La gogna.

Esmeralda riesce a sfuggire a Quasimodo grazie all'intervento di una compagnia di arcieri guidata dal bel capitano Phoebus. La zingara è immediatamente conquistata dal bell'ufficiale, mentre Quasimodo, catturato, è condotto alla gogna dagli arcieri che lo coprono di botte sotto gli occhi divertiti dei perdigiorno. Soltanto Esmeralda, commossa dalla sofferenza di questo essere il cui aspetto l'aveva a tutta prima spaventata, fende la folla per portargli da bere. Questo semplice gesto di pietà, il primo che qualcuno gli abbia mai manifestato,  e proveniente da una fanciulla che è tanto bella quanto lui è brutto, sconvolge l'anima del povero diavolo e cambia per sempre il corso del suo destino.

I soldati.

Phoebus sfila alla testa dei suoi arcieri, quasi una parata d'amore rivolta a Esmeralda.

La taverna.

Phoebus conduce la zingara in una taverna frequentata da soldataglia e prostitute. E ben presto Esmeralda si trova fra le braccia del bel capitano. Ma gli amanti non sono soli. Nell'ombra Frollo assiste, ebbro di rabbia e di gelosia, ai loro giochi amorosi. Incapace di vincere la gelosia, Frollo pugnala Phoehus e fugge, lasciando Esmeralda nel suo sconforto. I cavalieri di guardia conducono via la zingara apparentemente colpevole.

Il processo.

Accusata dell'uccisione di Phoebus, Esmeralda è portata davanti ai giudici.

Il patibolo.

Accusata di dissolutezza, omicidio e stregoneria, la gitana Esmeralda è condotta all'impiccagione. È già fra le mani del boia, quando all'improvviso compare Quasimodo che non ha dimenticato il gesto della zingara. Spazzando via i soldati di guardia, libera Esmeralda e la porta all'interno della cattedrale dove la fuggitiva può godere del diritto d'asilo. Frollo, malgrado la propria rabbia, non può che bloccare la folla che vuole entrare in chiesa. Delusa perché gli è stata sottratta la preda, la folla cambia presto di umore e si accontenta di lanciare grida di gioia.

Atto II
  

Il campanile di Notre-Dame.

Costantemente di guardia, Quasimodo compie un giro del suo regno per assicurarsi che nulla minacci la sua bella protetta. Lascia esplodere la sua gioia appendendosi alle campane che fa suonare a distesa.

Esmeralda e Quasimodo.

Compare Esmeralda che, con tenerezza, testimonia la sua riconoscenza al campanaro. Questi, vergognoso del proprio corpo difforme, si fa tuttavia coraggio sino a prendere la mano della fanciulla e, tutto felice, le fa conoscere il suo rifugio. Stanca, Esmeralda, s'addormenta dolcemente, vegliata da Quasimodo. Credendola al sicuro, il gobbo si allontana.
Ma la cattedrale è anche il regno dell'arcidiacono Frollo. Approfittando dell'assenza di Quasimodo, questi incomincia a tormentare Esmeralda che rifiuta i suoi abbracci con disgusto. In preda al delirio della passione, l'uomo colpisce, come per distruggerlo per sempre, questo corpo che gli resiste.

L'incubo -  L'attacco  alla cattedrale.

Ma non si può sfidare a lungo la giustizia. Un editto del Parlamento revoca il diritto di asilo, i soldati assaltano la cattedrale e la folla li segue. Quasimodo, impotente, vede scorrere davanti a sé, in un incubo, soldati e donne scarmigliate, come le Furie dell'antichità.
Tenta invano di fermarle gettando su di loro del piombo fuso ma, sommerso dall'impari lotta, deve arrendersi. Esmeralda è catturata.

La morte.

Un lungo corteo funebre conduce Esmeralda al patibolo. Nulla più questa volta potrà impedire al boia di compiere il suo dovere. La bella zingara non è ormai che un corpo senza vita. E svaniscono con Esmeralda i suoni del tamburello che tormentavano le notti dell'arcidiacono. È lui, la causa di tutte le disgrazie. Quasimodo si rende finalmente conto del suo potere malefico, si getta su di lui e lo strangola.
Il corpo del prete maledetto rotola sui gradini del patibolo, mentre Quasimodo si impadronisce lentamente delle spoglie di colei che ha amato.


A cura di Sergio Trombetta
dal programma di sala del Teatro alla Scala
Stagione d'Opera e Balletto 2001 - 2002
 

 

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