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Peter Grimes

Benjamin Britten

Il branco e il recidivo

 

Peter Grimes non ha mai smesso di commuovere da quel 7 giugno 1945, quando la storia del tormentato pescatore inglese colpì al cuore gli spettatori della “Sadler’s Wells Opera” di Londra. E la prima opera di Britten conserva ancora intatta la sua carica di profonda umanità a distanza di quasi sessantasette anni. Il successo di allora non era solo legato alla soddisfazione di ascoltare la prima opera inglese di valore dopo il Dido and Aeneas  di Henry Purcell – classe 1689 – e veder interrompere un deserto operistico nazionale durato oltre duecentocinquant’anni. C’era qualcosa che andava oltre l’orgoglio nazionalistico: l’invenzione di un personaggio vero, che non era né il solito “eroe”, né il solito “malvagio”, né la solita “vittima indifesa”, ma uno strano miscuglio di questi tre tipi melodrammatici.

Il destino di Grimes era quello di un uomo rude ed enigmatico, sconfitto dalla sua stessa violenza, dal suo isolamento nel borgo, dalla sua incapacità di comunicare, e addirittura dalle sue aspirazioni assolutamente normali – sposarsi, avere una casa dignitosa, divenire commerciante – ma perseguite con l’intransigenza maniacale dei sognatori misantropi. Forse nel dopoguerra molti si sentivano, come Grimes, dei diseredati ansiosi di riscatto sociale grazie al lavoro e al guadagno: l’Europa verrà ricostruita proprio con quel duro lavoro a cui si auto-condannava il rissoso pescatore e a cui costringeva gli orfanelli che gli facevano da mozzo.

Il problema della giustizia ha afflitto il mondo di ieri come quello di oggi: non sempre di fronte a una tragedia si può scoprire e condannare un colpevole, singolo o collettivo che sia. Il fallimento di Grimes, a causa dell’ambiguità del personaggio, non mette totalmente sotto accusa il suo ambiente, come avviene in quello di Wozzeck. Il mondo procede spesso con tali e tanti concorsi di colpa e inestricabili percentuali di responsabilità, che la moltitudine degli implicati in un delitto ne esce assolta, anche se si riesce sempre a trovare qualcuno che paghi per tutti. In questo caso Grimes: forse - ma chi lo sa? - la sfortunata vittima di un equivoco.

Nei suoi confronti si apre una persecutoria caccia all’uomo. Gli emarginati, gli originali, gli isolati, i solitari, i falliti, i reietti, i sognatori sono sempre i princi¬pali sospetti. E lui era sospetto dei sospetti: un emarginato che infieriva su un altro povero emarginato, un reietto che tiranneggiava un disgraziato reietto. Uno psicologo potrebbe spiegare che Grimes, maltrattando un orfanello, un figlio di nessuno, strapazzava l’immagine che aveva di se stesso; o forse lo strapazzava per cercare di convincere se stesso di non esserne attratto; o forse chissà quanti altri avvitamenti di una mente distorta...

Ma al mondo, ansioso di capri espiatori, indifferente alle assoluzioni dei tribunali, una spiegazione non basta, peggio ancora se problematica e multiforme; la società-branco vuole una punizione, ha sete di vendetta, ne sente l’esigenza, vuole inghiottire e digerire i presunti colpevoli come il mare minaccioso che sta sullo sfondo a questa storia esemplare. Britten ci ha raccontato come a volte va il nostro mondo tortuoso. È impossibile non credergli. E per questo la sua opera vive.


Franco Pulcini

CERCALA MIA SCALA
 
Teatro alla Scala