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Luisa Miller

Giuseppe Verdi

Un duello fra padri

 

La “paternità” è sempre stata un tema saliente della vita e dell’opera di Verdi. Il musicista non poté cimentarsi come genitore, perché da giovane perse i due bambini piccolissimi (Virginia e Icilio) avuti dalla prima moglie Margherita. Né accettò come un padre i figli naturali che la compagna e poi moglie Giuseppina aveva avuto prima dell’inizio della loro lunghissima relazione. Per puntigli di gestione patrimoniale, Verdi litigò con suo padre, fino al punto di non rivederlo mai più. I padri nelle sue opere sono ingombranti e divoranti: Amonasro per Aida, Rigoletto per Gilda, Giorgio Germont per Alfredo, Filippo II per Don Carlo, eccetera.


In Luisa Miller l’elemento paterno raddoppia: è come se assistessimo a una ‘sfida fra padri’, con eccessi genitoriali e figliali su due fronti. Il dramma originale di Schiller Intrigo e amore venne sceneggiato all’italiana dal librettista napoletano Salvadore (sic) Cammarano entro quella formula secondo cui i “figli sono pezzi del cuore”, con quel che segue, tra passioni ed emotività, fino alla strage finale.
 

Sul fatto che il soldato Miller sia pazzo d’amore per la figlia Luisa, desideri per lei un matrimonio d’amore e sia preoccupato per la sua scelta, caduta su uno sconosciuto, siamo tutti d’accordo. Però Verdi tende a giustificare anche l’altro padre, il conte di Walter, che ha ucciso per dare ricchezza e potere al proprio figlio Rodolfo; e ora che questi ha scelto una povera contadina (anziché l’altolocata e ben introdotta sua nipote), ritiene di fare il suo bene togliendogli Luisa.
 

Miller, il “padre-amore”, è naturalmente un padre migliore, mentre il conte di Walter è un “padre-interesse”, non in grado di giudicare i desideri del figlio. Entrambi, tuttavia, agiscono con altruistico intento paterno. Luisa è pronta a sacrificare i propri sentimenti per salvare la vita al padre, mentre Rodolfo finirà per punire il padre degenere suicidandosi sotto i suoi occhi con le parole: “La pena tua... mira!”. Muoiono gli innamorati ingenui, Luisa e Rodolfo, travolti dalle passioni. Muore giustamente Wurm, il cattivo totale che aveva ordito l’inganno vincente per screditare Luisa e averla per sé. Ma restano vivi, nel loro immenso dolore, i due padri. E l’ultima parola di quest’opera dolente è “figlio!...”, pronunciato dal conte di Walter, il “padre-potere” sconfitto.
 

Morale: un padre che rispetta i sentimenti della figlia ne ottiene amore fino al sacrificio, mentre un padre che non rispetta i sentimenti del figlio ne ottiene risentimento fino al suicidio per vendetta anti-paterna.
 

Oggi l’arguto scrittore americano Jonathan Franzen scrive con amarezza che i figli del tempo presente attendono solo la morte dei genitori per impossessarsi dei loro averi: ammesso che sia vero, è passato un secolo e mezzo, ma paiono molti di più.


Franco Pulcini

CERCALA MIA SCALA
 
Teatro alla Scala