Luisa Miller
Giuseppe Verdi
Note di regia
Se si legge il libretto di Cammarano per la Luisa Miller dopo aver letto Kabale und
Liebe si resta interdetti: quasi tutto ciò che rende il dramma di Schiller un testo eccezionale
sembra svanito, dal contesto sociale alla complessa sfaccettatura dei personaggi.
Poi si ascolta l’opera di Verdi e si capisce quale impressionante processo di trasformazione
sia avvenuto con la musica. Due segni colpiscono immediatamente nel passaggio
dal dramma all’opera: lo spostamento dell’azione su una montagna e la sparizione
della madre di Luisa, personaggio assai vivo in Schiller. Due mosse che immediatamente
hanno fatto slittare la mia immaginazione di regista da una dimensione realistica
ad una fiabesca: una fiaba malata, perturbante, un sogno che si trasforma progressivamente
in un incubo sotto la spinta della strumentazione “tormentata” (come un
critico la definì al debutto napoletano dell’opera) che Verdi conduce brano dopo brano.
Sullo scheletro del dramma scavato da Cammarano con la consapevolezza che la
censura del tempo (siamo intorno al ’48) non avrebbe permesso allusioni a rivolte condivisibili
sul piano politico, Verdi fa fiorire un’opera che si rivolge all’interiorità di
ognuno e mette in scena, politicamente, rivolte profonde, sommerse nell’inconscio.
Un letto, due padri, un figlio e una figlia; un bosco, una claustrofobica aula del potere,
un’amante risentita, un demonio: questi gli elementi dell’azione che si svolgerà in
palcoscenico, tutti riconducibili, montati come sono in una sorta di compresenza temporale,
a un quadro onirico. Ma non ho lavorato astraendo i personaggi, cosa che mi
sarebbe sembrata del tutto fuori luogo trattandosi di Verdi, al contrario sottolineando
la realtà dei loro rapporti, proprio come avviene nei sogni in cui tutto sembra vero.
Ringrazio il Teatro alla Scala che ha dato la possibilità di mettere in scena quest’opera
meravigliosa e nel quale si lavora con una intensità rara; gli straordinari cantanti,
e con loro Gianandrea Noseda, con i quali si riesce ad affrontare Verdi compiendo
un’esperienza di vero teatro.
Mario Martone
IN SCENA
Giugno 2012
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