print

Don Pasquale

Gaetano Donizetti

Soggetto

Atto primo

Quadro primo
L’azione ha luogo a Roma, inizi del XIX secolo.
Sala in casa di Don Pasquale.
Don Pasquale, ricco scapolo settantenne, è adirato col nipote Ernesto, che rifiuta ostinatamente il matrimonio con una nobile e danarosa zitella che lo zio gli ha scelto, perché perdutamente innamorato di Norina, vedovella giovane di modeste condizioni. Così, per fargli dispetto, decide di sposarsi e di diseredare il nipote. Ecco che attende impaziente l’amico, dottor Malatesta, che ha promesso di cercargli un buon partito e ora viene a magnificargli le virtù di sua sorella Sofronia, creatura bella, innocente, appena uscita di convento («Bella siccome un angelo »). Sofronia è in realtà Norina, ma Ernesto non sa nulla di questa tresca in suo favore ordita da Malatesta, che è pure suo amico carissimo. Don Pasquale è esultante («Ah, un foco insolito») e sollecita il dottore a presentargli la sorella senza indugio. Entra frattanto Ernesto al quale lo zio ricorda di avergli già offerto la mano di una ricca zitella, avvertendolo che, se rifiuterà ancora il matrimonio, sarà diseredato. Poiché Ernesto è irremovibile, Don Pasquale lo invita ad andarsene da casa sua, gettandolo in una profonda costernazione («Sogno soave e casto»).
 
Quadro secondo
Stanza in casa di Norina.
Norina sta leggendo un libro dal quale prende lo spunto per descrivere il proprio carattere, vivace, malizioso, scaltro ma anche capace di dolcezza e di affetti sinceri («Quel guardo il cavaliere»). Intanto riceve una lettera sconsolata di Ernesto che la informa delle decisioni dello zio, per cui, diseredato e cacciato di casa, è costretto a lasciarla col cuore spezzato, e la mostra al dottor Malatesta che la tranquillizza,rivelandole il piano che ha ordito: sarà lei, Norina, che impersonerà Sofronia e con un finto contratto di matrimonio, sottoscritto da un nipote del dottore, Carlo, in veste di notaio, sposerà Don Pasquale per ridurlo alla disperazione. La ragazza acconsente e studia col dottore la parte che dovrà recitare («Pronta io son»). 
 
 

Atto secondo

Altra sala in casa di Don Pasquale.
Ernesto, che sta per lasciare la casa dello zio, sfoga nuovamente il suo dolore («Cercherò lontana terra») e lamenta il “tradimento” del suo più caro amico, il dottor Malatesta. Uscito Ernesto, Don Pasquale riceve Malatesta e la finta Sofronia, abbondantemente velata, che gioca la commedia della timidezza e della verecondia spinte al punto di non osare neppureguardare un uomo, dimostrando del pari un grande interesse per le faccende domestiche. Caduto il velo, Don Pasquale è immediatamente conquistato dalla bellezza della promessa sposa e, eccitatissimo, affretta la firma del contratto, presente Carlo come notaio, il cugino chiamato da Malatesta. Il vecchio assegna per testamento la metà dei suoi beni alla sposa e le concede totale, assoluta autorità sulla gestione della casa. Mentre la sposa sta per firmare, viene ammesso alla cerimonia Ernesto che, riconoscendo allibito Norina, resta turbato e disorientato ma il dottore gli spiega rapidamente l’intrigo, e il giovane, assecondando ovviamente il piano, accetta perfino di fare da testimone. Appena firmato il contratto, Norina cambia subito tono, diventa aggressiva, impertinente, dispotica, spadroneggia sfacciatamente, raddoppia il salario alla servitù, ordina nuove carrozze e nuovi cavalli, progetta fastosi ricevimenti, fissa appuntamenti con sarti e gioiellieri e soprattutto disdegna, irridente, le affettuose attenzioni del marito.
 
 

Atto terzo

Quadro primo
Stessa sala in casa di Don Pasquale.
Don Pasquale è affranto e disperato per l’andirivieni di sarti, parrucchieri, pellicciai, per le salatissime fatture che piovono a getto continuo e per le perentorie disposizioni di radicali cambiamenti impartite da Norina al personale domestico. Esaminando i conti, che minacciano di sperperare il suo patrimonio, proibisce alla moglie di andare a teatro ma si busca un sonoro ceffone. Colmo dei colmi, raccoglie da terra una lettera (che Norina ha lasciato cadere intenzionalmente) in cui un amante sconosciuto le fissa un appuntamento in giardino per la sera. Uscito furibondo Don Pasquale, si incontrano Ernesto e Malatesta che concordano altri particolari dell’intrigo: il giovane farà una serenata in giardino a Norina e poi si nasconderà. Ritorna Don Pasquale profondamente afflitto, pentitissimo per il matrimonio da cui vorrebbe essere sciolto, e Malatesta, esortandolo a non fare scandali, gli consiglia di sorprendere gli amanti e di ripudiare Sofronia se la coglierà in flagrante («Cheti cheti immantinente»).  
 
Quadro secondo
Boschetto nel giardino attiguo alla casa di Don Pasquale.
Don Pasquale e Malatesta si appostano fra gli alberi mentre Ernesto, fingendo di essere l’ignoto amante di Sofronia, intona una serenata («Com’è gentil»). Norina lo raggiunge ed entrambi si scambiano tenere effusioni («Tornami a dir che m’ami»). Il dottore e Don Pasquale escono dal nascondiglio, sorprendono Norina in attesa inequivocabile, mentre Ernesto, che si era tempestivamente dileguato, rientra come per caso in giardino. Consigliato da Malatesta, Don Pasquale annuncia trionfante alla finta Sofronia, per farle rabbia e indurla finalmente ad andarsene di casa, che accoglierà nuovamente Ernesto, acconsentendo al suo matrimonio con Norina che s’insedierà così come nuova padrona. A questo punto gli viene rivelato l’intrigo ordito ai suoi danni e il vecchio, ben lieto di essersi liberato della terribile Sofronia, perdona a tutti con il solito affettuoso «Ah, bricconissimi » e benedice le nozze fra Ernesto e Norina.
 
Pier Maria Paoletti
CERCALA MIA SCALA
  English
Teatro alla Scala