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Don Giovanni

Wolfgang Amadeus Mozart

Chi vince fra Don Giovanni e il Commendatore?

 

 

Alla prima assoluta del Don Giovanni a Praga, il 29 ottobre 1787, presenziò anche Giacomo Casanova, che allora viveva in Boemia. Era amico del librettista Lorenzo Da Ponte, un prete con la sua stessa vocazione. Magari gli ha presentato Mozart, musicista non insensibile all’argomento licenzioso. Anche Le nozze di Figaro vedono un nobile molto concentrato sulla conquista di una cameriera e Così fan tutte mostrano la femminile debolezza dei sensi, ma in Don Giovanni c’è qualcosa di più: la forza primordiale dell’istinto amoroso, la tentazione poligama che sonnecchia nella mente di ogni uomo, la curiosità insopprimibile del maschio verso donne sconosciute. E l’ansia di piacere a tutte.

 
Ad essere precisi, come ha spiegato il filosofo Kirkegaard, Don Giovanni aspira a piegare nelle donne le resistenze sociali e morali, per indurle alla capitolazione. È un personaggio camaleontico, sempre pronto ad adattarsi alle aspirazioni di chi vuole sedurre; ed è pure un attore capace di simulare passioni, interpretando uomini differenti a uso delle vittime. Forse preferisce persino l’inganno al sesso in sé. Fa comunque una sua personale “guerra di religione” contro i principi predicati dalla chiesa, una contesa in cui un diritto della natura estremizzato sfida le convenzioni matrimoniali.
 
Se i tempi moderni hanno comprensione per le aspirazioni di Don Giovanni, l’ottocento romantico e spirituale, in rotta con lo spregiudicato razionalismo del settecento, tendeva a censurarne l’esempio. E forse disturbava ancor più che il nostro cavaliere fosse un libero pensatore che un donnaiolo. La storia ha comunque spesso interpretato il soggetto in modo differente.
 
Per esempio: Donna Anna vuole solo vendicare il padre o è anche un po’ attratta dal male che rappresenta il suo stupratore, mancato o meno che sia? (Per compatire la nobile fanciulla, basta osservare quel personaggio metastasiano del suo fidanzato Don Ottavio – uomo-convenzione, lirico ma non sensuale, gentile ma non galante - come dire l’antitesi dell’uomo che piace, ma che molte sposano). E per Donna Elvira, Don Giovanni è un traditore da redimere o un fuoco di cui non può fare a meno? E l’astuta-ingenua Zerlina, ragazzotta del “vorrei e non vorrei”, fino a che punto era tentata prima che Elvira rompesse l’incanto seduttivo? E il servo Leporello, che tanto critica il padrone, al suo posto farebbe di peggio? Il problema è che, nel Don Giovanni, Dio c’è, e l’inferno arriva davvero, non senza scontrarsi con un irriducibile. Nella scena finale il credo profano dell’eroe libertino è di grandezza straordinaria. E chi vince, allora, nello scontro fra Don Giovanni e il Commendatore?
 
Ad alcune di queste domande darà forse risposta il 7 dicembre lo spettacolo del geniale regista Robert Carsen. Aggiornerà la messa in scena con costumi moderni? Vi saranno azioni e gesti che contraddicono i versi poetici? I capolavori generano spesso catene di punti interrogativi.
 
Franco Pulcini
 
CERCALA MIA SCALA
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Teatro alla Scala