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Die Frau ohne Schatten

Richard Strauss

Donne Donne

 

1° agosto 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, gli inglesi confiscarono tutto il patrimonio di Richard Strauss: i risparmi di trent’anni di lavoro, depositati a Londra presso Edgar Speyer. Il musicista aveva calcolato di ritirarsi proprio a cinquant’anni dall’attività di direttore d’orchestra, per potersi dedicare solo alla composizione. Tornato povero continuò a dirigere.

Agli anni della guerra appartiene il suo progetto più ambizioso: La donna senz’ombra, una vicenda fiabesca di audace simbolismo e d’inestricabile complessità poetica. (Diverrà tra i suoi titoli meno rappresentati e remunerativi: in oltre novant’anni questa è solo la quarta rappresentazione alla Scala). Le allegorie di questo mito moderno sono in effetti molteplici e spesso ardue, ma non per questo incomprensibili. In fin dei conti il soggetto dell’opera ha come tema la felice sopravvivenza dell’umanità…

Come compositore di opere, Strauss era sempre stato uno specialista in donne complicate e con molte “ombre”: Salome, Elektra. E si era pure scelto una moglie sul cui carattere bisbetico e insopportabile hanno concordato tutti i contemporanei. (Qualcosa della mitica Signora Pauline de Ahna, scomoda consorte del musicista bavarese, è rimasto nel personaggio della moglie di Barak, la cui spigolosa e incattivita personalità è tuttavia dovuta anche all’abbrutimento della miseria: vi sono infatti in famiglia anche i tre fratelli, resi menomati da incidenti sul lavoro).

La vera ‘donna senz’ombra’ è invece la trasparente Imperatrice, fatta di puro spirito, che alla scostante donna plebea vorrebbe carpire, con la complicità della livida Nutrice, il solido corpo terrestre, con bei fianchi larghi, adatti a fare ombra e figli.

A differenza della fanciulla fatata, l’Imperatore, di lei sposo, è un mortale, ma di specie regale e superba: il fatto che nel tempo, senza il dono dei figli,  si pietrifichi, è solo una normale conseguenza del suo cuore di pietra. (Si è detto che l’Imperatore consideri l’Imperatrice troppo un’amante, mentre Barak consideri la moglie troppo una madre).

L’incontro fra mondi socialmente differenti svela nei protagonisti maschili attitudini antitetiche: la bontà di un cuore semplice (Barak), contro l’egoistica indifferenza di un cacciatore crudele (l’Imperatore).

In conclusione, l’Imperatrice resterà commossa dalla pietà che le ispirano gli uomini e, nel rifiutare l’ombra della donna mortale, rifiuta di raggiungere la felicità a spese del dolore altrui. E poiché l’ombra dell’umana fisicità non è fatta di sola carne ed ossa, ma di sentimenti, di umanità, di rispetto per gli altri, verrà anche lei premiata, con coro finale all’insegna del mito giudaico-cristiano dei “bambini non-nati”.

Opera tipicamente germanica (Flauto Magico, Fidelio) sul trionfo dell’amor coniugale (e, sebbene esoterica, quasi a rischio di campagna demografica pre-nazista: la prima italiana fu fortemente voluta da Mussolini), dietro alle prove iniziatiche, essa interpreta anche i misteri del cuore umano e le sue profonde contraddizioni. Meravigliosa nel terzo atto la metafora della coppia, imprigionata in due segrete divise da un muro spesso, nelle quali ognuno canta per sé, con inudibili dichiarazioni d’amore; o quando alla fine gli sposi “proletari” si cercano e si chiamano invano nelle nebbie dell’esistenza.

Sul libretto si può pensare quel che si vuole, ma nessuno gli potrà mai togliere il merito di aver stimolato a Strauss fra le sue più belle pagine musicali, che finiscono per spiegare anche i punti rimasti indicibili alle parole poetiche.

 
Franco Pulcini
 
CERCALA MIA SCALA
 
Teatro alla Scala