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La donna del lago

Gioachino Rossini

Paesaggio romantico con belcanto

 
 
Non tutti sanno che Rossini ha scritto più opere serie che buffe. E alle “serie” appartiene anche La donna del lago, pur con qualche distinguo degli esperti. Senz’altro i tre cuori che palpitano per la malinconica fanciulla tra le verdi valli della Scozia profumano già di romanticismo, ma si tratta comunque di un’ “opera seria” in piena regola, di quelle in cui lo spettatore si deve dimenticare il tempo che scorre lento lento e abbandonarsi alla meraviglia del belcanto, nota per nota, gustandole tutte ad una ad una: vocalizzi pacati per amori soavi, giacché in Rossini gli ardori sono spesso contenuti e i sentimenti delicati e cullanti.
 
E romantico sarebbe pure lo sfondo di guerra fra fazioni rivali; anche se nel 1819, a pochi anni dalle campagne napoleoniche, fanfare in scena e grandiosi cori guerreschi erano di gran moda.
Romantica è infine la natura, con le sue selve intricate, querce secolari, cascate, squilli di corni da caccia en plein air. Il “librettese” del testo non aiuta la comprensione dell’intreccio, per altro non difficile se ci si applica: meglio comunque abbandonarsi al concerto di belcanto, tanto si capisce subito se a lamentarsi è un innamorato geloso o un innamorato e basta della “silvestre dea”, certamente bellissima chiamandosi Elena. Di chi sia veramente innamorata l’emotiva vergine lacustre è una questione che sarebbe tutta da approfondire: non sempre si sposa chi si ama, e la musica, se non è troppo reticente, lo dovrebbe suggerire a orecchie acute.
 
Sappiamo inoltre che il librettista dell’opera Andrea Leone Tottola cercò di accrescere il clima misterioso dell’ambientazione nordica traendo spunti dai Canti di Ossian e andando quindi oltre Walter Scott in termini di primitivismo poetico.
 
Gli storiografi segnalano che Rossini si applicò al lavoro, accumulando tremendi ritardi, pungolato dalla fretta dell’impresario Domenico Barbaja, al quale il musicista aveva estorto condizioni favorevolissime per la collaborazione col Teatro San Carlo di Napoli, come quella di avere una percentuale sui proventi della casa da gioco annessa al teatro stesso. (Barbaja aveva inventato e introdotto nei teatri la “rolletta”, da cui deriverà la roulette). Per accelerare la consegna Rossini si fece persino aiutare da un altro musicista e i musicologi si sono dati da fare per isolare qualche piccola parte in sospetto di falso. L’opera era stata scritta per il leggendario soprano spagnolo Isabella Colbran, che diverrà moglie di Rossini nel 1822, tre anni dopo la prima de La donna del lago, ma che già allora intratteneva con lui rapporti non solo professionali. La Colbran, più anziana del musicista di sette anni, era al culmine della carriera e portò l’opera a un trionfo consolidato poi per decenni.
 
Lo spettacolo del regista Lluis Pasqual, già visto a Parigi, è di ambientazione neoclassica, con colonne e capitelli, e l’aggiornamento all’età di Rossini – quella della Restaurazione - e magari anche un po’ dopo, continua negli abiti del coro, che ha l’aspetto del pubblico elegante. Le fitte boscaglie, l’immoto specchio d’acqua e gli sconfinati spazi sono splendidamente dipinti e i paesaggi propriamente detti accompagnano i paesaggi musicali di Rossini, punteggiati di ‘crescendo’, ritmi galoppanti, gorgheggi e do di petto.
 
Franco Pulcini
CERCALA MIA SCALA
 
Teatro alla Scala