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Der Rosenkavalier

Richard Strauss

Amarsi al primo sguardo fra gli ori di Vienna

 

Chi non ha mai visto una rappresentazione del Rosenkavalier di Richard Strauss non ha idea di quanto in teatro si possa venir travolti da un fiume di musica, canto e parole, con un’indimenticabile varietà di sentimenti e situazioni teatrali. Perdere una rappresentazione visivamente imperdibile del Cavaliere della rosa come quella del regista Herbert Wernicke, in scena alla Scala dal 1° al 20 ottobre, è un errore che nessun amante della musica può fare. Non è un’opera che ne abbia bisogno, ma vi è pure la ricorrenza del centenario: andò in scena per la prima volta a Dresda nel 1911; allora il successo era stato tale che si organizzavano treni speciali da altre città per andarla a vedere.

Anche se nel Rosenkavalier si ascoltano parecchi ritmi di valzer, ricordiamo, per evitare confusioni, che Richard Strauss era tedesco di Monaco, quindi bavarese, e non era parente, neppure alla lontana, con gli Strauss viennesi dei valzer e del Concerto di Capodanno. L’omonimo collega Johann Strauss “figlio” (1825-1899), quello del “Bel Danubio blu” per intenderci, era di una quarantina d’anni più anziano. Di lui scrisse Richard: «Fra tutti gli uomini eletti dal cielo, Johann Strauss è per me il più adorabile dispensatore di gioia...  e scrivendo i valzer del Cavaliere della Rosa, come avrei potuto non pensare al genio sorridente di Vienna?». In realtà l’idea d’inserire anacronistici valzer nel Cavaliere della Rosa - ambientato nella Vienna rococò del primo Settecento, l’età dell’Imperatrice Maria Teresa, quando esistevano al massimo i minuetti… - fu una geniale proposta del librettista Hugo von Hofmannsthal, che Strauss realizzò con un talento debordante.

Di che narra questo Cavaliere della rosa? Mentre in genere all’opera la gente si massacra per il possesso di una donna, qui le cose vanno molto diversamente. Assistiamo alla composta ma dolente fine di un amore, vissuta con grande dignità, nel bel mondo dell’aristocrazia viennese, fra burle e travestimenti. Una signora matura (si fa per dire, trentasei anni) – detta la Marescialla, in quanto moglie (trascurata) di un Maresciallo sempre al fronte – ha un giovanissimo amante, il cugino Octavian Rofrano (diciassette anni), interpretato da un mezzosoprano en travesti.

La nobile signora si metterà in disparte quando il suo Octavian (detto Quinquin) trova la donna della sua vita in una coetanea che ha difeso in duello dalla villania di un fidanzato indegno: il barone Ochs von Lerchenau, un Don Giovanni di campagna che unisce in sé, secondo Hofmannsthal, «il buffonesco, il falstaffiano, il gradevole, l’esilarante».

Il titolo deriva dal fatto che Octavian ha l’incarico di consegnare una “rosa d’argento”, da parte dello zotico fidanzato, suo lontano parente, alla fanciulla di cui s’innamora e da cui viene subito riamato. Potete immaginarvi la musica sublime di Strauss dell’amore a prima vista, mentre la fanciulla Sophie si stordisce respirando dalla rosa l’essenza di profumo persiano?

Poi c’è anche la questione del doppio travestimento, perché Octavian, per restare in incognito nel palazzo della Marescialla, si traveste da cameriera e viene subito adocchiato, e non solo, dal barone erotomane, che verrà punito e sbeffeggiato alla fine dell’opera.

Come potremmo definire il Rosenkavalier? Forse una commedia moderna un po’ decadente, persino elegiaca, ma esaltata da un’impaziente dinamismo e piena di nostalgico rimpianto per il modo di ieri.
Il Cavaliere della Rosa, prima di diventare un must anche in Italia, fu fischiato alla Scala di Milano cent’anni fa, in una serata di neve del 1911. Parteciparono alle contestazioni i giovani futuristi italiani, indignati che l’autore della rivoluzionaria Salome avesse scritto un’opera accompagnata dal ritmo leggero del valzer. Filippo Tommaso Marinetti coperse d’insolenze l’editore Tito Ricordi e questi lo sfidò a duello mandandogli i padrini. Proprio come nell’opera. Speriamo che nel Rosenkavalier del centenario le cose vadano meglio.

 

Franco Pulcini

CERCALA MIA SCALA
 
Teatro alla Scala