Death in Venice

Benjamin Britten

Soggetto

Atto primo

Scena prima. Monaco.
Il celebre scrittore Aschenbach, che in arte subordina la passione alle ragioni del controllo razionale, attraversa una profonda crisi creativa; il racconto di un misterioso viaggiatore, incontrato nei pressi del cimitero, lo convince a partire per il Sud nella speranza di infondere nuova forza alla sua ispirazione.

Scena seconda. Sul battello per Venezia.
Tra i passeggeri del battello che lo porta a Venezia, Aschenbach incontra un bellimbusto attempato, vestito e imbellettato in modo grottesco per sembrare giovane; l’apparizione di questa detestabile figura getta un’ombra inquietante sull’arrivo dello scrittore nella Laguna.

Scena terza. Il viaggio al Lido.
Sebbene il vecchio gondoliere che trasporta Aschenbach al Lido sia a sua volta una figura sinistra, che scompare non appena la barca tocca terra, e la gondola gli appaia come una visione di morte, lo scrittore confida nei benefìci che gli arrecherà il soggiorno a Venezia.

Scena quarta. La prima sera all’hotel.
Il direttore dell’hotel accompagna Aschenbach in camera. Di lì a poco lo scrittore vedrà nella sala da pranzo un ragazzo polacco di grande bellezza, Tadzio, attorniato dai suoi familiari: l’apparizione induce Aschenbach a riflettere sull’ambigua forza d’attrazione che la bellezza esercita sull’artista.

Scena quinta. Sulla spiaggia.
Sebbene non riesca a lavorare, Aschenbach intende rimanere a Venezia. Sulla spiaggia ha occasione di ammirare di nuovo la bellezza di Tadzio che gioca con altri ragazzi. .

Scena sesta. La partenza evitata.
Dopo una visita alla città, durante la quale è infastidito dallo scirocco e dai venditori ambulanti, Aschenbach decide di partire. Un errore nella spedizione dei suoi bagagli lo costringe tuttavia a rimanere. Ritorna in albergo.

Scena settima. I giochi di Apollo.
Sulla spiaggia Aschenbach identifica in sogno i giochi di Tadzio e dei suoi compagni con gli antichi riti in onore di Apollo; in stato di estasi, inebriato dal potere della bellezza, confessa – senza essere udito – di amare il ragazzo.

Atto secondo

Scena prima (ottava) Il negozio del barbiere dell’hotel.
Aschenbach apprende nella bottega di un’epidemia che infesterebbe Venezia, ma le risposte del barbiere al riguardo sono molto evasive.

Scena seconda (nona). L’inseguimento.
Aschenbach trova conferma dell’epidemia di colera nell’atmosfera malsana della città e nelle notizie dei giornali tedeschi. Lo scrittore, che segue Tadzio e i suoi per le calli e i campi di Venezia, teme che la famiglia polacca possa abbandonare la città.

Scena terza (decima). I musicisti di strada.
Aschenbach assiste, con gli altri ospiti dell’hotel, a un’esibizione di alcuni musicisti di strada; come già le risposte del barbiere, anche quelle del capo dei musicanti sull’epidemia suonano evasive, oltre che sinistramente minacciose.

Scena quarta (undicesima). L’agenzia di viaggi.
Aschenbach è in una folla di turisti che chiedono notizie certe sull’epidemia e cercano di abbandonare Venezia; alla fine, l’impiegato dell’agenzia ammette che la città è effettivamente infestata dal colera e consiglia allo scri  ore di partire al più presto.

Scena quinta (dodicesima). La signora delle perle.
Aschenbach ha deciso di informare la madre di Tadzio del pericolo dell’epidemia ma quando la vede nell’hotel non riesce a parlarle; l’unica cosa di cui davvero gli importa è la sua ossessione per il ragazzo.

Scena sesta (tredicesima). Il sogno.
Durante un sonno febbrile, Aschenbach sogna di ascoltare una controversia tra Apollo e Dioniso e di partecipare al trionfo di quest’ultimo in un’orgia di canti e danze.

Scena settima (quattordicesima). La spiaggia deserta.
Aschenbach osserva i giochi diTadzio e dei suoi compagni sulla spiaggia deserta.

Scena ottava (quindicesima). Il negozio del barbiere dell’hotel.
Nella bottega del barbiere Aschenbach si tinge i capelli e si imbelletta il viso per apparire più giovane e attraente.

Scena nona (sedicesima). L’ultima visita a Venezia.
Aschenbach segue un’ultima volta la famiglia polacca per le calli di Venezia: eccitato ed esausto, lo scrittore è ormai disperatamente conscio della propria  assione per Tadzio. Acquista delle fragole ma esse sono troppo mature e ammuffite. Riferendosi al  Fedro di Platone, Aschenbach medita sul cammino che conduce dalla scoperta sensuale della bellezza agli abissi della passione.

Scena decima (diciassettesima). La partenza.
Nell’hotel Aschenbach apprende che la famiglia polacca è in partenza. Per l’ultima volta, seduto sulla spiaggia, lo scrittore assiste al gioco di Tadzio e dei suoi compagni. Il gioco ora si fa violento e Tadzio è atterrato dall’amico Jaschiu: Aschenbach emette un grido e quando Tadzio entra in acqua si accascia e muore.

Cesare Fertonani

CERCALA MIA SCALA
  English
Teatro alla Scala