Prima delle Prime

Prima delle Prime

Marinella Guatterini

Dal 1961 a oggi: elettriche conferme, attese novità

 

Ridotto dei Palchi A. Toscanini

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

Grande danza e grande musica per il Balletto della Scala nel mese di marzo, con Mahler, Mozart e Ravel riuniti nel programma in scena dal 10 marzo e fino al 7 aprile: un trittico che celebra due “cult” -  Petite Mort di Jiří Kylián e Boléro di Maurice Béjart - e ospita una nuovissima creazione, in prima assoluta, Mahler 10, affidata a Aszure Barton. Sono generazioni diverse di coreografi a confronto, in un arco creativo che dal 1961 giunge sino ad oggi. Boléro, il balletto-icona di Maurice Béjart torna alla Scala dopo oltre quindici anni di assenza e accoglierà, per la prima volta Roberto Bolle sul sanguigno tavolo rotondo in cinque rappresentazioni; nelle altre si alterneranno gli artisti scaligeri e, per una recita ciascuno gli ospiti provenienti dal Béjart Ballet Lausanne: Elisabet Ros e Julien Favreau. Con Petite Mort torna invece dopo oltre dieci anni, un gioiello coreografico del geniale Jiří Kylián, nato nel secondo centenario della morte di Mozart (1991) su commissione del Festival di Salisburgo. Il balletto, appartenente al periodo cosiddetto “in bianco e nero” del coreografo ceco, è noto anche come “balletto delle spade”, poiché le sei lame, maneggiate da altrettanti danzatori-uomini, fungono da loro partners, esattamente come le sei danzatrici con le quali, a turno si inoltreranno nella scoperta di passioni e tensioni dettate in sei splendidi passi a due. Infine la novità Mahler 10 di Aszure Barton, che si confronta con i venticinque minuti dell’Adagio dell’ultima e incompiuta Sinfonia di Mahler. È importante per una grande istituzione come il Teatro alla Scala commissionare creazioni a coreografi che ancora non godono di fama in Italia, mentre invece sono già acclamati nel mondo. Aszure Barton, indicata “tra i più innovativi coreografi delle ultime generazioni” da Mikhail Baryshnikov, appartiene a questa schiera e lo stesso divo Misha l’ha invitata a creare per lui. Estro, creatività, virtuosismo, umanità, musicalità ed energia sono i termini più ricorrenti associati ai suoi lavori: sia quelli firmati per la sua Aszure Barton & Artists sia quelli allestiti per le più prestigiose compagnie classiche e moderne. Attesissima, dunque, la sua creazione per e con gli artisti scaligeri, con i quali ha trovato, dice la coreografa, perfetta intesa. 
Saggista, critico di danza e balletto (“Il Sole 24ore-Domenica”), Marinella Guatterini è docente di Estetica della danza alla Scuola “Paolo Grassi” e responsabile del Corso di Teatrodanza. Autrice di libri e saggi, tiene conferenze in Italia e all’estero e ha insegnato all’Université Paris III - La Sorbonne, il Dams dell’Università di Bologna e l’Università Cattolica a Milano. Ha curato “I Ballets Russes alla Scala- Milano anni Venti” (Museo Teatrale alla Scala, 2009) e la sezione coreutica di “Arte e Cultura Russa a Milano e Lombardia nel 900” ('Università degli Studi di Milano 2010-2013). Dal 2011 guida RIC.CI:Reconstruction Italian Contemporary Choreography, progetto dedicato alla memoria della coreografia contemporanea italiana anni ‘80/’90 con ricostruzione e documentazione video e cartacea di storiche pièce. Nel 2016 è stata project adviser di Attraverso i muri di bruma, evento site specific del poliedrico artista Billy Cowie alla Fondazione Prada Milano. Nell’ottobre 2017 ha accompagnato Dimitris Papaioannou durante l’attribuzione del Premio Europa per il Teatro: sulla sua opera ha in preparazione un nuovo testo.