Home page > Scopri > Teatro > Corpo di ballo > La storia e le produzioni

print

La storia e le produzioni

L’attuale compagnia di balletto del Teatro alla Scala vanta un passato glorioso le cui radici affondano nei secoli precedenti alla settecentesca inaugurazione, nel 1778, del più celebre teatro musicale del mondo, che è tuttora la sua sede. Illustri coreografi, come Jean-Georges Noverre e Gasparo Angiolini, i riformatori del ballet d’action,  o “il sommo” Salvatore Viganò, idolatrato da Stendhal per i numerosi coreodrammi presentati a Milano tra il 1811 e il 1819, esercitarono una grande influenza sul balletto europeo prima ancora della fondazione, nel 1813, della Imperiale Regia Accademia di Ballo della Scala. Da qui Carlo Blasis, illustre ballerino, didatta e teorico, immise il balletto - che peraltro aveva avuto i natali proprio in Italia nel XV secolo -, nella temperie del Romanticismo, contribuendo all’innovazione tecnica del suo stile. Con Blasis studiarono le maggiori stelle dell’epoca come Carlotta Grisi, Fanny Cerrito (interprete, nel 1841 della seconda Silfide scaligera allestita da Antonio Cortesi su prestiti e inediti di Gioachino Rossini, Saverio Mercadante e Antonio Mussi), Lucine Grahn, Augusta Maywood, Amina Boschetti e soprattutto quelle  stelle scaligere, capaci, come Amalia Ferraris, Claudina Cucchi e Carolina Pochini di contendersi i favori del pubblico in Europa.

In Russia Caterina Beretta e Virginia Zucchi anticiparono i successi di Carlotta Brianza, prima interprete di La Bella addormentata nel 1890 e Pierina Legnani (prima Odette/Odile nel Lago dei cigni di Petipa/Ivanov del 1895), mentre il grande didatta Enrico Cecchetti, che lì si era stabilito, vi proiettò l’insegnamento italiano della tecnica accademica e, attraverso i Ballets Russes di Sergej Djagilev a cui si unì, la fece lievitare nel nuovo secolo. Cecchetti, che aveva debuttato alla Scala nel 1871, vi fece ritorno anche nel 1881 per Excelsior di Luigi Manzotti, Romualdo Marenco e Alfredo Edel. Questo ballo del progresso, il più fortunato dei “balli grandi” allestiti dal Manzotti, fu rappresentato e riprodotto per oltre trent’anni in tutta Europa e negli Stati Uniti e viene considerato antesignano della rivista e del music-hall.
La danza scaligera entrò così nel XX secolo in compagnia di saldi professionisti manzottiani come Raffaele Grassi e Giovanni Pratesi (autore, nel 1926, del Convento veneziano), ma anche di insigni coreografi legati ai Ballets Russes, come Michel Fokin (Shéhérazade, Cléopâtre, L’amore delle tre melarance) e Léonide Massine (che nel 1950 scelse Luciana Novaro per il debutto della sua Sagra della primavera). Essi si incaricarono di adattare al gusto scaligero le novità apportate nella danza, nella musica e nella scenografia dalla celebre compagnia di Sergej Djagilev (ospite al Teatro Lirico nel 1920 e alla Scala nel 1927) contando sul talento di Ettorina Mazzucchelli, Teresa Battaggi, Rosa Piovella Ansaldo, Attilia Radice, Ria Teresa Legnani, Vincenzo Celli, Gennaro Corbo e Cia Fornaroli (interprete, nel 1926, della prima esecuzione milanese di Petruška a cura di Boris Romanoff; sul podio il compositore, Igor Stravinskij). La Scuola di Ballo, nella quale si erano formati tutti questi interpreti eccellenti, era stata affidata nel 1921, dopo la chiusura nel periodo bellico, alla celebre  didatta russa Olga Preobrajenska, quindi a Nicola Guerra e infine a Cecchetti, sino al 1928, l’anno della sua scomparsa.  

Dalla Mitteleuropa della danza libera e espressionista giunsero alla Scala, tra gli anni Trenta e Quaranta, Max Tarpis, Margherita Wallmann, già collaboratrice di Max Reinhardt al Festival di Salisburgo, e soprattutto Aurel Milloss. Proprio a questo artista di formazione anche accademica e coreografo alla Scala, nel 1942, del Mandarino meraviglioso (musica di Béla Bartók, scene e costumi di Enrico Prampolini), Arturo Toscanini diede l’incarico di riallacciare le fila disperse della compagnia scaligera dopo il secondo conflitto mondiale. Milloss (poi direttore del Ballo a più riprese), affiancò alle molte stelle femminili, come Nives Poli, Bianca Gallizia, Milly Clerici, Edda Martignoni, Wanda Sciaccaluga, Elide Bonagiunta e in seguito Olga Amati e la Novaro, nuovi elementi maschili come Ugo Dell’Ara, Giulio Perugini, Mario Pistoni, Walter Venditti e il più giovane Amedeo Amodio. Per il suo repertorio volle grandi musicisti (Petrassi, Dallapiccola) e insigni scenografi e pittori (Casorati, Sassu), ma anche ospiti illustri come George Balanchine che per la prima volta allestì con un corpo di ballo italiano Ballet Imperial (1952), Il bacio della fata (1953), Palais de cristal (1955), Concerto barocco (1961), I quattro temperamenti (1962) e Orfeo (1964).

Negli anni Cinquanta e Sessanta la Scala divenne un palcoscenico aperto ai più bei nomi del panorama coreutico. Tra i coreografi Roland Petit vi debuttò nel 1963 ( Le Jeune homme et la Mort, Le Loup, La chambre e Les demoiselles de la nuit ), ai talenti interni alla compagnia come Vera Colombo, Fiorella Cova, Gilda Majocchi, Elettra Morini, Giuliana Barabaschi si unirono molte stelle ospiti come Yvette Chauviré, Margot Fonteyn, Ludmilla Tchérina, Jean Babilée, Tamara Toumanova , Galina Ulanova, Alicia Markova, Maja Plisetskaja e Rudolf Nureyev che diede inizio, nel 1965, (in Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan) a una strettissima collaborazione con il Teatro milanese. Vi allestì La Bella addormentata nel bosco (1966), Lo schiaccianoci(1969), Paquita (1970), Don Chisciotte, Romeo e Giulietta (1980), Il lago dei cigni (1990) sempre affiancato da ballerine invidiate nel mondo, come Liliana Cosi, che divenne étoile del Teatro nel 1970 e Carla Fracci, interprete romantica per eccellenza e grande tragédienne cui John Cranko, nel 1958, aveva già destinato il ruolo protagonista nel Romeo e Giulietta (musica di Prokof’ev) tenuto a battesimo proprio dal complesso scaligero al Teatro Verde dell’isola di San Giorgio a Venezia.
Da allora e per oltre quarant’anni, Carla Fracci è stata la stella assoluta del Teatro; innumerevoli le creazioni pensate espressamente per lei, come La strada di Nino Rota e Mario Pistoni (1966), anche autore di Ritratto di Don Chisciotte con scene e costumi di Lucio Fontana, e Francesca da Rimini (1967) e, tra l’altro, di un Mandarino meraviglioso (1966) in cui si era messo in mostra il talento moderno della futura étoile Luciana Savignano,  più volte partner di Paolo Bortoluzzi e prediletta da Maurice Béjart, coreografo che ha segnato il repertorio scaligero di ieri con la Nona Sinfonia di Beethoven, L’Uccello di fuoco, Le marteau sans maître, Bolero, Bakhti, e Le Martyre de Saint Sébastien ma anche di oggi con il ripristino di  Bolero per Sylvie Guillem ( 2002) e Le Sacre du printemps  (2004). 

Negli anni Settanta-Ottanta le file del Ballo scaligero, capitanate, oltre che dalla Savignano, dalle altre étoile Anna Razzi e Oriella Dorella, spiccavano nelle coreografie di Nureyev, Cranko e Martinez (Coppélia) ma anche di Pistoni e Amodio (L’aprés-midi-d’un faune, Ricercare a nove movimenti, Oggetto amato) e nell’effervescente “nuovo” Excelsior con la regia di Filippo Crivelli e l’adattamento musicale di Fiorenzo Carpi, allestito da Ugo Dell’Ara nella stagione del Bicentenario (poi ripreso a cavallo del terzo millennio e ancora con grande successo al Théâtre National de l’Opéra di Parigi nel 2002). Con Jiří Kylián (Sinfonia in re e La cathédrale engloutie), Birgit Cullberg (Signorina Giulia), Jerome Robbins (Après midi d’une faune,  Les Noces), ancora Petit (The Marriage of Heaven and Hell, Proust, ou Les intermittences du coeur, L’Angelo azzurro), Louis Falco ( The Eagle’s Nest), Joseph Russillo (La leggenda di Giuseppe e Lieb und Leid, entrambi con le scene di Luigi Veronesi e i costumi di Gianni Versace) si affacciano nuove leve di interpreti e all’orizzonte compare una nuova, grande tragédienne, Alessandra Ferri. Cresciuta alla Scuola scaligera e perfezionatasi a quella del Royal Ballet di Londra, la Ferri tornò al Piermarini per un Lago dei cigni a firma Franco Zeffirelli (1985) per poi diventare, nel 1992, prima ballerina assoluta della Scala, legando il proprio nome, ormai celebre nel mondo, a una lunga serie di debutti sino a La Dame aux camélias di John Neumeier, l’importante titolo del suo addio alle scene, nel marzo 2007.

Negli anni Novanta la valorizzazione di Roberto Bolle e Massimo Murru - entrambi frutti della Scuola e poi della compagnia del Teatro di cui oggi sono  étoiles  - ha velocemente ripristinato anche gli storici primati maschili del balletto italiano.    Bolle è il danseur noble più amato e richiesto nel mondo. Interprete dei classici del repertorio sin dalla fine degli anni Ottanta, è stato partner assiduo della Ferri e oggi con Svetlana Zakharova, diventata étoile della Scala nel 2007, costituisce una delle coppie più affascinanti della scena coreutica. Massimo Murru, danzatore di propensione classico-moderna, si è fatto amare sui palcoscenici internazionali  spesso in coppia con Sylvie Guillem, presenza assidua alla Scala, sin dal 1987 (quando comparve, in coppia con Nureyev) e coreografa proprio per il complesso scaligero di una versione di Giselle (2001) portata anche al Covent Garden.

Nella tradizione scaligera le ospitalità sono sempre state un valore aggiunto. Grazie a Vladimir Vassiliev,  Gheorghe Iancu, Maximiliano Guerra, José Manuel Carreño, Laurent Hilaire e Manuel Legris, Tamara Rojo e Darcey Bussell e oggi a Diana Vishneva, Denis Matvienko, Alina Cojocaru, Robert Tewsley, Guillaume Côté, Aurélie Dupont, Leonid Sarafanov, Julie Kent, Lucia Lacarra e Polina Semionova è stato possibile quel consolidamento del repertorio romantico-accademico cui hanno puntato tutte le direzioni artistiche (Giuseppe Carbone, Elisabetta Terabust, Frédéric Olivieri e ancora Terabust), precedenti all’insediamento, nel gennaio 2009, di Makhar Vaziev, per tredici anni già alla testa del Balletto Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo.

Oggi il repertorio della compagnia mantiene il primato della varietà: affianca a Il lago dei cigni (anche nella versione di Vladimir Bourmeister), Giselle, La Bella addormentata, Lo schiaccianoci, Don Chisciotte, La bayadère (nella versione di Natalia Makarova), La Sylphide (da Taglioni a firma Pierre Lacotte), Coppélia (nella versione di Derek Deane) i titoli più importanti di Balanchine come Apollo o Sogno di una notte di mezza estate del 1962, di cui solo la Scala in questi anni detiene i diritti in Europa. Contempla creazioni di autori italiani come Amodio, Fabrizio Monteverde, Jacopo Godani, anche molto famosi nel mondo come Mauro Bigonzetti (attivo al Piermarini dal 1994) e firme internazionalmente accreditate come quelle del franco-albanese Angelin Preljocaj (Annonciation, La Stravaganza, Le Parc), degli inglesi Christopher Wheeldon (Polyphonia) e Wayne Mc Gregor ( il Corpo di Ballo danzò nella sua Dido and Aeneas ). Include i “classici” di Kylián (Symphony of Psalms , Petite Mort, Sechs Tänze e Bella Figura nel 2009), John Neumeier (Daphnis et Chloé e Now and Then oltre a La Dame aux camélias), Mats Ek (la sua versione di Giselle), Forsythe (In the Middle, Somewhat Elevated) e  quelli della modernità storica americana (Alvin Ailey, Agnes de Mille, Paul Taylor, Antony Tudor e Glen Tetley con il debutto, nel 2009, di Voluntaries) ed europea (il Petit di Tout Satie, Carmen, Chéri, Il pipistrello ma anche del Pink Floyd Ballet, il Béjart di La Sagra della primavera).

Grazie al considerevole incremento della visibilità internazionale e nazionale - con debutti all’Opéra di Parigi, negli Stati Uniti, al Bol’šoj di Mosca, al Teatro Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo, in Germania, Turchia, Brasile, Spagna, Messico e, tra l’altro, in Cina, il Balletto della Scala con le sue stelle Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, Massimo Murru, i suoi primi ballerini Sabrina Brazzo, Gilda Gelati, Marta Romagna, Alessandro Grillo e Mick Zeni, i solisti Beatrice Carbone, Deborah Gismondi, Emanuela Montanari, Maurizio Licitra, Riccardo Massimi, Antonino Sutera, ma anche i tanti ballerini di fila spesso scelti per ruoli di rilievo come Antonella Albano, Mariafrancesca Garritano, Lara Montanaro, Francesca Podini, Gabriele Corrado, Eris Nezha, Francesco Ventriglia e Andrea Volpintesta, si propone come una istituzione capace come poche altre di rinnovarsi e proiettarsi nel futuro.
 

Freddy
CERCALA MIA SCALA
  English
Teatro alla Scala