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Le sale del Museo

CANTANTI - ATTRICI

Altra grande cantante attrice, nella seconda metà dell'Ottocento, fu Adelina Patti (nella foto il primo quadro a destra), primadonna alla Scala nelle stagioni 1877 e 1878. "Quando la sentii la prima volta (aveva 18 anni)-scrive Verdi- a Londra, restai stupito non solo della meravigliosa esecuzione, ma di alcuni tratti di scena in cui si rivelava una grande attrice". Le vetrine in questa sala come nelle precedenti concentrano un sacrario di memorie preziose e intime (come i ritratti in miniatura che gli artisti donavano o portavano con sé in viaggi lontani), reliquie (come un ciuffo di capelli di Mozart), gioielli e oggetti di scena, omaggi principeschi come lo spadino appartenuto a napoleone I, offerto a Giuditta pasta, protagonista di Tancredi a Parigi nel 1823.


VETRINE DI MEMORIE

Piccole sale-passaggio con vetrine contenenti oggetti della Collezione originaria di Jules Sambon, messa all'asta a Parigi nel maggio 1911 e divenuta poi parte fondante del Museo Teatrale alla Scala. Busti e statuette in bisquit bianco raffiguranti celebri musicisti o personaggi teatrali. Cimeli verdini con la maschera funeraria e il calco della mano destra del Maestro. Cartella-scrittoio con calamaio e penne, portaposta , mazzo di carte, dizionario francese-italiano: tutti oggetti trovati nella camera dell'Hotel Milan alla morte di Verdi.


UNA FIGLIA D'ARTE

Eleonora Duse: una figlia d'arte. Nasce a Vigevano da genitori commedianti, d'origine veneta. Debutta a cinque anni come Cosetta ne I miserabili di Victor Hugo. Vive la vita randagia delle Compagnie di grandi attori in Italia, Europa, America. E' attirata progressivamente dagli autori veristi, dal teatro di D'Annunzio e di Ibsen. Creatura inquieta che continuamente si interroga sul senso delle cose e sulla spontaneità della sua insuperabile arte drammatica. Ammirata dagli autori per la sua intensità interpretativa, ebbe lunghe e tormentate relazioni con Arrigo Boito e con Gabriele D'Annunzio.


IL NOVECENTO

Eccoci nella sala del Novecento. Lodovico Pogliaghi e Adolf Hohenstein fissano le ultime ore di Verdi morente (27 gennaio 1901). Tre generazioni degli editori Ricordi hanno accompagnato la lunga carriera del compositore: Giovanni il fondatore della Casa (che portò la bottega sotto i portici di via Filodrammatici e gli uffici proprio in questi locali del nostro Museo), Tito e suo figlio Giulio.
I direttori. Arturo Toscanini, riformatore e organizzatore della Scala moderna, dal 1898, nominato concertatore e direttore permanente, all'Ente Autonomo nel 1921, alla riapertura della Scala ricostruita nel 1946, con un'intermittenza tempestosa di rotture e separazioni. E infine gli interpreti: da Rosina Storchio, a Claudia Muzio, a Tamagno, Caruso, pertile, fino a Maria Callas.


GIACOMO PUCCINI

Per tutto il Novecento si replicarono alla Scala centinaia di volte con grande predilezione popolare le opere di Giacomo Puccini, qui ritratto da Arturo Rietti nel 1906. La sua ultima opera Turandot andò in scena alla Scala il 25 aprile 1926. Puccini non riuscì a terminarla, inquietamente alla ricerca di un finale lieto e trionfale per una fiaba sanguinaria. La sera della 'prima', alla morte di Liù, Toscanini annunciò dal podio che a quel punto della composizione Puccini era morto, e pertanto troncò l'esecuzione. Il teatro di Puccini che offre in musica una conversazione borghese antieroica con una strumentazione modernissima, espresse genialmente il mondo della Scala e del XX secolo.


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