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Le sale del Museo

SI ENTRA AL MUSEO

Ci accolgono gli strumenti musicali: dal virginale dipinto da Guaracino nel 1667 per passare ad alcuni esemplari di salterio, liuti, lira-chitarra fino al fortepiano di Sommer appartenuto a Verdi. Intorno agli strumenti, sulle pareti, un dipinto del Baschenis, del '600, posto sopra la vetrina quadro-vivente di strumenti antichi. E poi il busto di Verdi, scolpito da Gemito nel 1874 e sopra di lui, quasi un filo storico che lega due protagonisti scaligeri, il ritratto del Piermarini, l'architetto che su incarico dell'imperatrice Maria Teresa progettò il Teatro alla Scala.


STRUMENTI MUSICALI

Il dipinto di Evaristo Baschenis Strumenti musicali, olio su tela, rappresenta una natura morta di strumenti musicali posizionati con ricercata eleganza su un tavolo ricoperto da un tappeto di provenienza orientale. Gli strumenti sono cinque: un liuto, una chitarra, un violino con archetto, una mandola e una spinetta. Gli altri oggetti sono una cassetta in legno, un libro, due spartiti musicali e un frutto.
Il tutto, accostato con grande attenzione al gioco dei volumi, viene valorizzato da un'onda di luce che scivola sinuosa sulla rotondità delle casse ed esalta il fascino di questi oggetti antichi messi ad arte 'per caso' e ravvivati dalla presenza della frutta che non manca mai nei dipinti del pittore bergamasco.


UNA RARA SPINETTA

Una spinetta del '600 con una scritta ammonitrice sopra la tastiera. Una scritta in latino che dice a chiunque s'avvicini: "Mano inesperta non mi toccare". Una committenza privilegiata? Onofrio Guaracino, il costruttore, fu attivo a Napoli nella seconda metà del Seicento. Ma un'altra preziosità riserva questo strumento: il coperchio della cassa dipinto nel 1669 da Angelo Solimena, grande pittore salernitano. Proprio da questa raffigurazione si può avanzare l'ipotesi che la spinetta sia stata realizzata per un personaggio femminile, cui si riferisce il tema biblico della figura eroica di "Giuditta che mostra la testa di Oloferne", accolta dal corteo di donne musicanti.


L'ARCHITETTO DELLA SCALA

Giuseppe Piermarini, qui nel ritratto di Martino Knoller, è l'architetto della Scala. Quando nel 1776 bruciò il Teatro Ducale, all'interno del palazzo di Corte, in piazza del Duomo, lavorava a Milano da alcuni anni. Il dipinto ce lo mostra con in mano uno degli strumenti del suo lavoro, il compasso. In quel periodo il Piermarini era attivissimo a Milano: stava riammodernando il Regio Ducal Palazzo, progettava il Teatro Grande alla Scala, inaugurato nel 1778, realizzava quello che successivamente si chiamerà Teatro Lirico, il Palazzo Belgioioso e la Villa Reale di Monza, ristrutturava il cortile del palazzo di Brera. Nella progettazione della Scala il Piermarini si attenne a criteri di massima funzionalità con spazi accessori per botteghe, sale da pranzo e da gioco e servizi igienici; non che un'adeguata dotazione tecnologica per il palcoscenico. La scelta innovativa della forma a ferro di cavallo per la sala era ritenuta all'epoca la migliore per l'acustica.


LA COMMEDIA DELL'ARTE

Ecco la sala della Commedia dell'Arte. Il Teatro drammatico tra Cinquecento e Settecento: gli attori improvvisano mescolando recitazione, acrobazie e canto. Le incisioni di Jacques Callot documentano questa vitalità scatenata del teatro di piazza. La collezione di porcellane di soggetto teatrale e musicale provenienti da varie manifatture europee: Capodimonte, Doccia a Meissen, Chelsea, Sèvres. Fantasia, vivacità, bellezza cromatica e realismo di scene vissute. Completano la sala due vetrine a tavolo con piccoli strumenti musicali (fra i quali un flauto di cristallo) e alcuni esemplari rarissimi di medaglie di artisti e compositori, coniate per il Museo.


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