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Le sale del Museo

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STRUMENTI MUSICALI

UNA RARA SPINETTA

L'ARCHITETTO DELLA SCALA

LA COMMEDIA DELL'ARTE

PREZIOSE CERAMICHE

LE PRIMEDONNE DEL BELCANTO

GIUDITTA PASTA

pasta serangeli

Una grande cantante, nel ritratto di Gioacchino Serangeli. Lombarda, di Saronno, Giuditta Negri Pasta nasce nel 1797. Nel 1816 sposa l'avvocato Giuseppe Pasta, che è anche tenore nelle due opere con cui Giuditta esordisce a Milano al Teatro Filodrammatici. Milano resterà sempre la radice culturale e affettiva di una cantante che sviluppò la sua arte in tutta Europa. Il suo debutto operistico alla Scala avviene con Norma di Bellini nel 1831: accolta con insuccesso alla prima ( a causa di una sua stanchezza fisica) risorse nelle recite successive. La sua interpretazione, ora estatica ora lunare ora piena di slanci roventi, resterà per sempre nella storia del canto.

NELLA QUADRERIA

scala inganni

Nella Quadreria (come viene chiamata questa stanza) si affollano ritratti di artisti dell'Ottocento accomunati dall'appartenenza scaligera. Al centro il famoso dipinto dell'Inganni con la Scala illuminata dal sole e ancora (siamo nel 1852) affacciata su una via stretta perché solo nel 1858 la sistemazione urbanistica aprì la piazza davanti al Teatro. La parete di destra è tutta verdiana. Un ritratto del compositore eseguito da Achille Scalese, le due mogli Margherita Barezzi e Giuseppina Strepponi, l'impresario Bartolomeo Merelli, che offrì al giovane Verdi il libretto e l'occasione di rappresentare alla Scala Nabucco. Sotto il ritratto di Verdi la spinetta che il suocero Antonio Barezzi regalò a Verdi nel 1832 a Busseto.

GIUSEPPE VERDI

verdi scalese

Il ritratto severo di Achille Scalese mostra un Verdi quarantacinquenne, aitante, volitivo, lo sguardo un po' corrucciato spinto lontano. Quante volte Verdi s'arrabbiò con la Scala! Deluso da esecuzioni affrettate, mai contento durante le prove per le luci, per i cantanti, per le messinscene che non corrispondevano alle sue disposizioni precise e pignole. Eppure la sua vita musicale, la sua arte sono legate "indissolubilmente" a questo Teatro dal debutto trionfale di Nabucco e poi (nonostante un'assenza di 24 anni) fino agli ultimi tre grandi capolavori: Simon Boccanegra, Otello e Falstaff

CANTANTI - ATTRICI

Gariboldi ritratto Adelina Patti863

Altra grande cantante attrice, nella seconda metà dell'Ottocento, fu Adelina Patti (nella foto il primo quadro a destra), primadonna alla Scala nelle stagioni 1877 e 1878. "Quando la sentii la prima volta (aveva 18 anni)-scrive Verdi- a Londra, restai stupito non solo della meravigliosa esecuzione, ma di alcuni tratti di scena in cui si rivelava una grande attrice". Le vetrine in questa sala come nelle precedenti concentrano un sacrario di memorie preziose e intime (come i ritratti in miniatura che gli artisti donavano o portavano con sé in viaggi lontani), reliquie (come un ciuffo di capelli di Mozart), gioielli e oggetti di scena, omaggi principeschi come lo spadino appartenuto a napoleone I, offerto a Giuditta pasta, protagonista di Tancredi a Parigi nel 1823.

VETRINE DI MEMORIE

Frontespizio catalogo collezione Sambon

Piccole sale-passaggio con vetrine contenenti oggetti della Collezione originaria di Jules Sambon, messa all'asta a Parigi nel maggio 1911 e divenuta poi parte fondante del Museo Teatrale alla Scala. Busti e statuette in bisquit bianco raffiguranti celebri musicisti o personaggi teatrali. Cimeli verdini con la maschera funeraria e il calco della mano destra del Maestro. Cartella-scrittoio con calamaio e penne, portaposta , mazzo di carte, dizionario francese-italiano: tutti oggetti trovati nella camera dell'Hotel Milan alla morte di Verdi.

UNA FIGLIA D'ARTE

Kaulbach Duse

Eleonora Duse: una figlia d'arte. Nasce a Vigevano da genitori commedianti, d'origine veneta. Debutta a cinque anni come Cosetta ne I miserabili di Victor Hugo. Vive la vita randagia delle Compagnie di grandi attori in Italia, Europa, America. E' attirata progressivamente dagli autori veristi, dal teatro di D'Annunzio e di Ibsen. Creatura inquieta che continuamente si interroga sul senso delle cose e sulla spontaneità della sua insuperabile arte drammatica. Ammirata dagli autori per la sua intensità interpretativa, ebbe lunghe e tormentate relazioni con Arrigo Boito e con Gabriele D'Annunzio

IL NOVECENTO

Quadro raffigurante Renata Tebaldi Ulisse Sartini

Eccoci nella sala del Novecento. Lodovico Pogliaghi e Adolf Hohenstein fissano le ultime ore di Verdi morente (27 gennaio 1901). Tre generazioni degli editori Ricordi hanno accompagnato la lunga carriera del compositore: Giovanni il fondatore della Casa (che portò la bottega sotto i portici di via Filodrammatici e gli uffici proprio in questi locali del nostro Museo), Tito e suo figlio Giulio. I direttori. Arturo Toscanini, riformatore e organizzatore della Scala moderna, dal 1898, nominato concertatore e direttore permanente, all'Ente Autonomo nel 1921, alla riapertura della Scala ricostruita nel 1946, con un'intermittenza tempestosa di rotture e separazioni. E infine gli interpreti: da Rosina Storchio, a Claudia Muzio, a Tamagno, Caruso, pertile, fino a Maria Callas.

GIACOMO PUCCINI

Per tutto il Novecento si replicarono alla Scala centinaia di volte con grande predilezione popolare le opere di Giacomo Puccini, qui ritratto da Arturo Rietti nel 1906. La sua ultima opera Turandot andò in scena alla Scala il 25 aprile 1926. Puccini non riuscì a terminarla, inquietamente alla ricerca di un finale lieto e trionfale per una fiaba sanguinaria. La sera della 'prima', alla morte di Liù, Toscanini annunciò dal podio che a quel punto della composizione Puccini era morto, e pertanto troncò l'esecuzione. Il teatro di Puccini che offre in musica una conversazione borghese antieroica con una strumentazione modernissima, espresse genialmente il mondo della Scala e del XX secolo.

ARTURO TOSCANINI

Arturo Toscanini arrivò alla Scala nel 1887, come violoncellista. Quattro anni dopo vi ritornava come direttore di quattro entusiasmanti concerti. E nel 1898 veniva chiamato ad inaugurare la stagione con I maestri cantori di Norimberga di Wagner. Via via esaltato sempre più dal pubblico, predicava ed attuava la piena fedeltà agli autori. Costruì un nuovo modo di ascoltare l'opera non cedendo ai capricci dei cantanti e dando anche alla parte scenica una importanza sostanziale. Fu l'artista che si legò alle due riforme decisive del Teatro alla Scala: quella del 1898, con la gestione di Guido Visconti di Modrone, democratizzando un teatro fino ad allora dominio incontrollato dei proprietari dei palchi, e la trasformazione nel 1921 in Ente Autonomo. Abbandonò l'Italia, in volontario esilio, nel 1929, contro il regime fascista. Nel 1946 tornò, a furor di popolo, nella Scala ricostruita dopo la guerra.

LE SCENOGRAFIE

Interno Teatro Ducale Marcantonio dal Re

Salendo al secondo piano del Museo si ritorna, per un attimo, indietro nel tempo. Siamo nella sala delle scenografie e delle memorie storiche legate alla avventura artistica della Scala. Bozzetti, disegni e incisioni dal Seicento all'Ottocento. Al centro la stampa con il Regio Ducal Teatro di Milano. Nei tavoli-vetrine gli Album con le scene del Sanquirico, un campionario di incisioni su disegni del Piermarini per la costruzione della Scala nel 1778, il bozzetto in terracotta del Franchi per il timpano della facciata, il primo sipario di Donnino Riccardi, con l'argomento proposto dal poeta Parini, l'elenco manoscritto dei proprietari dei palchi, il libretto originale dell'opera che inaugurò la Scala nell'agosto 1778, Europa riconosciuta, di Antonio Salieri.

DAL DUCALE ALLA SCALA

Questa stampa su carta di Marc'Antonio del Re mostra l'interno del Teatro Ducale nel 1742. A Milano un teatro fisso esisteva fin dagli ultimi anni del Cinquecento all'interno del Palazzo Ducale nell'ala prospiciente l'attuale via Rastrelli (di fianco a piazza del Duomo). Prese il nome di Salone Margherita per festeggiare la sosta a Milano di quella principessa austriaca che andava a Madrid sposa di Filippo III di Spagna. Una serie di devastanti incendi con successive ricostruzioni porta al Gran Teatro Ducale del 1717. Cinque ordini di palchi, un'aula sontuosa, uno sfolgorio di lumiere e di specchi, stucchi d'oro e d'argento, statue e colonne, sotto la protezione divina di Apollo che domina dagli affreschi del soffitto. Qui verranno rappresentate, tra l'altro, le prime tre opere di Mozart, Mitridate re di Ponto, Ascanio in Alba e Lucio Silla. Ma nella notte del 25 febbraio 1776, sabato grasso, un altro incendio distrusse completamente il teatro; qualcuno vi attribuì carattere doloso. Si decise un'immediata ricostruzione, questa volta al di fuori del regio Palazzo Ducale. I fondi furono rapidamente reperiti tramite l'interessamento dell'imperatrice Maria Teresa. Fu scelta l'area della fatiscente chiesa di Santa Maria della Scala: in soli due anni dal 1776 al 1778 i milanesi riebbero il loro Teatro d'opera: la Scala.

L'ULTIMA SALA

GIOCHI DI SOCIETA'

Lotto reale

Nei ridotti dei teatri, di giorno e di sera, si giocava: a carte, a dadi, alla roulette e altro. E così fu anche alla Scala, fina dalla sua inaugurazione. Già nel dicembre del 1778, a pochi mesi dall'apertura del teatro, l'arciduca Ferdinando d'Austria dovette emanare un editto in cui si vietavanouna serie di giochi d'azzardo; ma le deroghe e le eccezioni furono subito numerose, anche perché gli introiti per il Teatro erano ingenti. Lo stesso Alessandro Manzoni frequentava in gioventù il ridotto della Scala, attirato da quei giochi.Un giorno il poeta Vincenzo Monti lo vide al tavolo della roulette e lo rimproverò. Molto diffusi erano anche quei giochi di società con percorsi a caselle in cui si avanza tirando i dadi, nel tentativo di giungere alla meta evitando tranelli e pericoli tipo il gioco dell'oca, la tombola, il biribissi, il mondo, la lotteria. La tavola da gioco qui illustrata è della seconda metà del XIX secolo è una raffigurazione in 16 caselle, cosmogonica e geografica, un itinerario attraverso terre lontane.

 

 
 
 
 
 
 
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