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La storia e le produzioni

L’attuale compagnia di balletto del Teatro alla Scala vanta un passato glorioso le cui radici affondano nei secoli precedenti alla settecentesca inaugurazione, nel 1778, del più celebre teatro musicale del mondo, che è tuttora la sua sede. Illustri coreografi, come Jean-Georges Noverre, Gasparo Angiolini e Salvatore Viganò esercitarono una grande influenza sul balletto europeo prima ancora della fondazione, nel 1813, della Imperiale Regia Accademia di Ballo della Scala. Da qui Carlo Blasis, illustre ballerino, didatta e teorico, immise il balletto nella temperie del Romanticismo, contribuendo all’innovazione tecnica del suo stile. In Russia Enrico Cecchetti vi proiettò l’insegnamento italiano della tecnica accademica e, attraverso i Ballets Russes di Sergej Djagilev cui si unì, la fece lievitare nel nuovo secolo. 


La danza scaligera entrò così nel XX secolo anche in compagnia di insigni coreografi legati ai Ballets Russes, come Michail Fokin e Léonide Massine. Dalla Mitteleuropa della danza libera e espressionista giunsero alla Scala, tra gli anni Trenta e Quaranta, tra gli altri, Aurel Milloss. Arturo Toscanini gli diede l’incarico di riallacciare le file disperse della compagnia scaligera dopo il secondo conflitto mondiale. Per il suo repertorio volle grandi musicisti, insigni scenografi e pittori, ma anche ospiti illustri come George Balanchine. Negli anni Cinquanta e Sessanta la Scala divenne un palcoscenico aperto ai più bei nomi del panorama coreutico. Tra i coreografi: Roland Petit vi debuttò nel 1963, Maurice Béjart negli anni Settanta, e si unirono molte stelle ospiti come Rudolf Nureyev che diede inizio, nel 1965 a una strettissima collaborazione con il Teatro milanese. 

 

Negli ultimi anni il Balletto della Scala ha incrementato la propria visibilità internazionale e nazionale, con debutti all’Opéra di Parigi, negli Stati Uniti, al Bol’šoj di Mosca, al Teatro Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo, in Germania, Turchia, Brasile, Spagna, Messico, e persino in Cina. Grazie alla garanzia dell’appeal espressivo, tecnico e interpretativo di Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, Massimo Murru, i tre nomi di punta legati al Teatro, degli ospiti, dei primi ballerini, dei solisti di fresca nomina ma anche dei tanti ballerini di fila spesso scelti per ruoli di rilievo, la direzione di Makhar Vaziev ha optato, con fermezza, su precise linee-guida artistiche. Rafforzare il più tonico e autorevole repertorio formalistico del Novecento, come “tradizione del nuovo” in ambito ballettistico; riprendere i necessari classici di tradizione; offrire chance creative a giovani coreografi; richiamare i grandi direttori sul podio della danza, sia come ulteriore attrattiva, sia come segno inequivocabile di quell’eccellenza musicale che il Teatro alla Scala merita anche nelle produzioni coreutiche. 
   
Sotto la direzione di Vaziev, la gerarchia dell'attuale Corpo di Ballo si è ampliata in tutti i suoi ranghi: tra i primi ballerini oggi entrano Nicoletta Manni e Claudio Coviello, tra i solisti oggi compaiono anche Massimo Garon e Marco Agostino, Virna Toppi, Vittoria Valerio, Federico Fresi e Angelo Greco e dalle file del Corpo di Ballo spesso emergono giovanissimi provenienti dalla Scuola di Ballo, prima fucina della compagnia, (ma non solo) e, tra questi Alessandra Vassallo, Christian Fagetti, e “aggiunti” come Lusymay Di Stefano, Denise Gazzo e Timofej Andrijashenko cui sono state riservate entrée da protagonisti. Una grande compagnia di balletto si riconosce anche dallo slancio verso i suoi talenti appena sbocciati, doverosamente da lanciare. 


Marinella Guatterini
© Teatro alla Scala