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Le nozze di Figaro

Wolfgang Amadeus Mozart

Note di regia

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La grandezza degli scrittori realisti – e in questo senso Mozart è un compositore realista – è di essere situati nella storia, sensibili al rapporto dialettico della vita che passa e nello stesso tempo di avere la capacità di proiettare questa storia dialettica su un piano universale.
Un esempio: il Conte d’Almaviva è un uomo che nasce in una certa società, alle soglie della Rivoluzione francese. Ha dei difetti e delle qualità. Infine si presenta come un democratico, il migliore fra i peggiori. Nell’analizzare il personaggio si può andare lontano. Ma, considerato nella sua situazione storica, il Conte supera questi problemi di classe per incarnare l’umano... Tutti noi ci inganniamo, siamo ingannati; tutti siamo illogici, gelosi... C’è, in fondo, una continuità attraverso Almaviva, di tipo umano, pietosa e commovente. Alla fine, quando domanda perdono alla Contessa, egli si rivolge alla debolezza umana. E questo non interessa soltanto le classi.
Il lato polemico e pre-rivoluzionario di Beaumarchais esiste intero presso Mozart. Si dice volentieri che in Mozart i rapporti sociali sono deboli e che le sue opere trattano soltanto la follia dell’amore. Non sarebbe poco, anche se si trattasse soltanto di questo. Gli esseri umani hanno rapporti d’amore e non bisogna dimenticare, in nome della rivoluzione, che essi sono affettivamente umani, che vanno a letto insieme, che fanno dei figli, che si amano e non si amano.
Ma, nelle “Nozze” c’è di più. C’è l’uomo visto in una prospettiva poliedrica.
È un errore pacchiano fare delle “Nozze” un pamphlet rivoluzionario, con i sanculotti (che d’altra parte non compaiono), che minaccia una società in procinto di andare in rovina. Ed è pure falso farne una conversazione galante e raffinata con un vecchio Conte che cerca di maneggiare una cameriera. Su un piano un po’ più elevato sarebbe pure troppo semplice farne un fuoco d’amore e di imbroglio, o troppo enfatico interpretarlo come l’incrociarsi del fuoco di caratteri umani... Tutto questo c’è nelle Nozze, ma in più c’è il simbolo della vita e dei sentimenti che si trasformano. Si tratta di un teatro complesso e straordinariamente intenso. Mozart, usando la potenza della musica, ha ampliato il discorso di Beaumarchais. Il lavoro di Da Ponte su Beaumarchais, e di Mozart su Da Ponte è unico. La genialità di Mozart ha portato il testo a una vibrazione che oltrepassa la storia.

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In genere, si riducono le “Nozze” a un giochetto di un falso diciottesimo secolo pudico, decente. Gli amori non sono carnali, ci si tocca con la punta del dito. Che cosa avviene fra Susanna e Figaro? Proprio nulla: lui depone un bacio sulla punta delle dita di lei. Ora, c’è una sensualità nella musica, una verità di sentimenti che deve esprimersi con gesti e azioni. Ci si deve ricondurre a una certa realtà.
L’erotismo che esiste nella musica, nel testo, nella vita, ha un punto d’appoggio molto chiaro in Cherubino. Riguardo Cherubino, il diciottesimo secolo e tutta la sua problematica sessuale vengono resi con molta più forza da Mozart che da Beaumarchais. Dietro le “Nozze” ci sono dei legami pericolosi, tutta una casistica, una tradizione erotica ambigua. Cherubino non è un ragazzetto idiota che verrà mascherato da donna durante una scenetta divertente. Cherubino vuole andare a letto con qualcuno, non importa chi. Non ama l’amore soltanto in astratto: se potesse andare a letto con la Contessa, lo farebbe, e lo farebbe anche con Barbarina o con Susanna. Mozart ha reso tutto ciò con grazia e delicatezza. Ma la sua sensualità vuole essere tradotta in atti concreti, richiede baci, letti, corpi che si toccano. Per questa ragione il primo atto si apre con Figaro e Susanna quasi svestiti, dopo una sospensione che lascia supporre che qualcosa è avvenuto.
Figaro non è un personaggio maligno, un servitore buffo che si prende gioco del Conte. Egli porta in sé una certa coscienza di classe. Tra il Conte e Figaro, in Beaumarchais, c’è una lotta violenta, a distanza, ma sempre presente. Non credo che Mozart e Da Ponte abbiano minimizzato questo aspetto. Nelle Nozze manca il monologo scritto da Beaumarchais, ma c’è un recupero continuo di piccoli brani rivoluzionari che rientrano nella trama, dal principio alla fine.

 

Giorgio Strehler

 

CERCALA MIA SCALA
 
Teatro alla Scala